Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Dipendenze

L'amore, una dipendenza positiva

amore-romanticoVorrei allargare la definizione di dipendenza e mandare in pensione l’affermazione scientifica che tutte le dipendenze sono patologiche e dannose. Fin dalla nascita della diagnostica formale, più di cinquant’anni fa, la passione compulsiva per il gioco, il cibo e il sesso (vale a dire per le gratificazioni non legate all’uso di sostanze) non è mai stata considerata una dipendenza: solo l’abuso di alcol, oppioidi, cocaina, anfetamine, cannabis, eroina e nicotina è formalmente classificato come dipendenza.

Questa classificazione si basa soprattutto sul fatto che certe sostanze attivano nel cervello i “circuiti di gratificazione” associati al desiderio incontrollabile e ossessivo, e provocano comportamenti patologici. Per gli psichiatri, è patologico solo quello che è anomalo e ci fa star male. Come antropologa, questa visione mi sembra piuttosto limitata. Ormai la scienza ha dimostrato che il desiderio compulsivo di cibo, sesso e gioco usa gli stessi circuiti cerebrali attivati dall’abuso di sostanze. Anzi, l’edizione 2013 del Manuale di diagnostica e statistica dei disturbi mentali (Dsm) riconosce finalmente che almeno uno di questi abusi può essere considerato una dipendenza: il gioco. L’abuso di sesso e cibo non rientra nella categoria. E neanche l’amore romantico.

Io vorrei invece sostenere che, in termini di meccanismi cerebrali e schemi di comportamento, quella dall’amore è una dipendenza come tutte le altre. E spesso è una dipendenza positiva. Scienziati e profani hanno sempre considerato l’amore romantico qualcosa di soprannaturale, o un’invenzione dei trovatori francesi del dodicesimo secolo. Ma non è così. Testimonianze dell’esistenza dell’amore romantico sono state trovate in più di duecento società nell’arco di migliaia di anni sotto forma di canzoni, poesie, racconti, opere, balletti, romanzi, miti e leggende, formule magiche, incantesimi, suicidi e omicidi. In tutto il mondo, gli uomini e le donne soffrono per amore, vivono, uccidono e muoiono per amore. Questo sentimento umano, detto anche passione o “innamoramento”, è ormai considerato da tutti universale. Inoltre, quando sono innamorati, uomini e donne mostrano gli stessi sintomi della dipendenza. In primo luogo, chi ama è totalmente concentrato sulla sua droga: la persona amata. Pensa in continuazione a lui o a lei (pensiero ossessivo) e spesso ha l’impulso di telefonarle, scriverle o cercarla. Di enorme importanza è l’intenso desiderio di avere sempre con sé la persona amata, non molto diverso da quello di chi dipende da una sostanza. Gli amanti più appassionati arrivano a distorcere la realtà, cambiano le loro priorità e le abitudini quotidiane, subiscono modificazioni della personalità (disturbi affettivi), e a volte fanno cose assurde e rischiose per far colpo su quella persona speciale. Molti sono disposti a sacrificarsi, persino a morire per lui o per lei. L’amante desidera intensamente l’unione emotiva e fisica con l’amato (dipendenza). E, come chi soffre perché non può avere la sua droga, soffre quando è separato dall’oggetto del suo amore (ansia da separazione). Le avversità e le barriere sociali non fanno che intensificare il desiderio (attrazione per la frustrazione). Gli innamorati mostrano i quattro tratti tipici della dipendenza: desiderio incontrollato, assuefazione, astinenza e recidività. Quando sono con la persona amata si sentono euforici (ebbrezza).

Via via che aumenta l’assuefazione, l’amante cerca di interagire sempre più con la persona amata (intensificazione). Se l’oggetto d’amore rompe il rapporto, l’amante prova gli stessi sintomi dell’astinenza da droga: proteste, crisi di pianto, letargia, ansia, insonnia o ipersonnia, perdita dell’appetito o bulimia, irritabilità e senso di solitudine. Gli amanti, come i drogati, mostrano spesso comportamenti estremi e a volte fanno cose degradanti o pericolose per riconquistare l’oggetto del loro desiderio. E sono soggetti a ricadute proprio come i tossicodipendenti. Anche molto tempo dopo la fine di un rapporto, avvenimenti, persone, luoghi, canzoni o altri fattori esterni associati alla persona che li ha abbandonati possono provocare ricordi e rinnovare il desiderio. Ma tra le molte prove che l’amore romantico è una dipendenza, forse nessuna è più convincente dei dati, sempre più numerosi, che i neuroscienziati stanno raccogliendo. Con l’aiuto della risonanza magnetica funzionale (fMri), diversi ricercatori hanno dimostrato che sentimenti molto intensi attivano alcune zone del “sistema di gratfiicazione” del cervello, in particolare i circuiti della dopamina associati all’energia, alla concentrazione, alla motivazione, all’estasi, alla disperazione e al desiderio, e le principali regioni associate alla dipendenza da sostanze (e non sostanze). Anche la nostra équipe ha rilevato negli amanti respinti un’attivazione del nucleus accumbens, la regione del cervello legata a tutte le dipendenze. Inoltre, i risultati delle nostre ultime ricerche fanno pensare che esista una correlazione tra le attività del nucleus accumbens e la passione di due persone profondamente e felicemente innamorate.

Il premio Nobel Eric Kandel ha dichiarato: “Prima o poi gli studi sul cervello ci diranno cosa signiica essere umani”. Tenendo conto di quello che sappiamo del cervello, la mia collega Lucy Brown ha suggerito l’idea che l’amore romantico sia una dipendenza naturale, e io aggiungo che probabilmente sono stati i nostri antenati ominidi, 4,4 milioni di anni fa, a sviluppare questa dipendenza naturale, insieme alla monogamia prevalente tra gli esseri umani. L’obiettivo era spingerli a dedicare tutto il periodo dell’accoppiamento e tutte le energie a un unico partner alla volta, stabilendo così un legame che permetteva di allevare insieme la prole.

Prima accetteremo quello che ci dice la scienza del cervello e meglio comprenderemo noi stessi e i miliardi di altri abitanti del pianeta che si abbandonano all’estasi e si struggono di dolore a causa di una dipendenza positiva e naturale: l’amore romantico.

 


Autore: Helen Fisher, Docente di antropologia fisica della Rutgers University nel New Jersey e autrice di Why him? Why her? How to ind and keep lasting love.


Pubblicato su Internazionale, 12 giugno 2014, n. 6, pagg. 54-55