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Dipendenze comportamentali: quando il gioco diventa patologico

gioco d azzardoIl Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è un fenomeno sociale che si conosce da tempo, anche nei suoi drammatici risvolti. Tuttavia non sembra esserci stata una adeguata consapevolezza della portata del problema, sia all’interno dell’opinione pubblica, sia ai livelli istituzionali. In questo articolo si inquadra la problematica sul piano diagnostico e si individua l’azione culturale come prima forma di prevenzione e fronteggiamento.

 

Introduzione

Le dipendenze comportamentali, al pari delle tossicodipendenze, modificano il comportamento dell’individuo esponendolo a meccanismi impulsivi e compulsivi che prevedono una reiterazione del comportamento.
Il gioco d’azzardo patologico (GAP) e altre forme di dipendenza comportamentale, come ad esempio quelle da videogames, rientrano in queste forme di addiction. Si tratta di fenomeni che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, anche sulla spinta di giochi e applicazioni largamente disponibili sugli smartphone, progettati in modo non dissimile dalle classiche macchinette per il gioco d’azzardo.
La pubblicazione dell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), che include il gioco d’azzardo patologico tra le Dipendenze, ha alzato l’attenzione su questa forma di disagio e promosso una maggiore attività di ricerca e di prevenzione.
Una maggiore informazione sull’argomento è la prima condizione che permette di svolgere più efficacemente un’attività di prevenzione e di contrasto a un fenomeno così largamente diffuso e che in futuro potrebbe diventare una vera e propria emergenza.

Il concetto di dipendenza

Il termine “Addiction” deriva dal latino addictus e si riferisce all’essere schiavo di qualcosa, facendo quindi riferimento alla condizione in cui un individuo diventa schiavo di una sostanza o di un comportamento nel tentativo di affrontare una sofferenza psichica (McDougall, 2002). Quel “qualcosa” che rende schiavo un soggetto diventa l’elemento centrale della vita di quest’ultimo. Come affermano Grosso e Rigliano (2014), l’oggetto della dipendenza aiuta l’individuo a riempire quello spazio lasciato vuoto che inevitabilmente causa dolore.
Generalmente quando si parla di persone dipendenti si pensa a tutti coloro che nel corso della loro vita sono rimasti intrappolati nel cosiddetto “tunnel” della droga, facendo quindi riferimento all’ambito di sostanze quali: l’eroina, la cocaina, l’alcool o i farmaci.
Nell’ultimo ventennio si assiste ad un ampliamento del termine “dipendenza” facendo rientrare in essa non soltanto le sostanze psicotrope, ma anche una serie di comportamenti di per sé innocui, molto spesso addirittura quotidiani, che diventano problematici nel momento in cui l’individuo non riesce più a gestirli e quindi a farne a meno (Bellio, Croce, 2014).
Si tratta di dipendenze che modificano il comportamento dell’individuo, esponendolo agli stessi meccanismi impulsivi e compulsivi innescati dall’utilizzo di droghe. All’interno del gruppo delle dipendenze comportamentali vengono annoverate: la dipendenza da internet, da sesso, da pornografia, da relazioni, da videogiochi, da shopping e quella da gioco d’azzardo.
In questa sede ci soffermiamo nello specifico su quest’ultima forma di dipendenza.


L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autori: Jessica Bevelacqua, Psicologa Clinica, tirocinante presso Donne&Futuro onlus, - Centro Studi Psicologia e Nuove Tecnologie onlus di Torino; 
Eddy Chiapasco, Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo – Centro Studi Psicologia e Nuove Tecnologie onlus di Torino. Si occupa di ricerca, diagnosi e trattamento delle Dipendenze Comportamentali.

copyright © Educare.it - Anno XVIII, N. 3, marzo 2018
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