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  • Categoria: Dipendenze

Psicologia e psicopatologia digitale

internet addictionNel corso degli ultimi anni si è assistito ad un uso sempre più massiccio della tecnologia digitale nella quotidianità. Attualmente si calcola che ogni persona passa una media di sette ore al giorno su device connessi ad Internet, di cui almeno due ore sono declinate alla consultazione di social network quali Facebook e WhatsApp. L’uso crescente della tecnologia si presta ad una duplice significazione, ovvero può essere un’abitudine che può apportare positività alla quotidianità individuale, ma al contempo se non viene controllata e, soprattutto, se viene utilizzata in maniera impulsiva, compulsiva e irrazionale può divenire un veicolo di disagio che conduce a psicopatologie.

L’utilizzo sempre più crescente della tecnologia ha senza dubbio degli aspetti positivi. Per esempio, nel corso della pandemia da Covid che ha caratterizzato l’anno appena trascorso l’impiego dei social network ha permesso di mantenere i contatti sociali fra le persone ed è stata una modalità per superare l’isolamento sociale imposto dal diffondersi della malattia. Questa funzione utile dei social media è definita “uso compensatorio di Internet” è può essere intesa come una condotta di fronteggiamento positiva di una condizione di criticità.

La randomizzazione della ricompensa e il bisogno di appartenenza

L’utilizzazione della tecnologia digitale si rivela nociva nella misura in cui il tempo trascorso su di essa diviene esteso e questo può produrre ripercussioni negative sul benessere individuale, che si palesano in disturbi depressivi o alterazioni della qualità e della durata del sonno. L’utilizzo eccessivo di Internet, in generale, e dei social network, in particolare, è favorito dalla cosiddetta “randomizzazione della ricompensa”: infatti, dalla consultazione, ad esempio, di Facebook, la persona riceve una gratificazione, che non è continua, ma episodica, derivante dal fatto di ricevere da qualcuno, che fa parte dei suoi amici o conoscenti virtuali, un “like” ai post pubblicati. Questa gratificazione intermittente è alla base della consultazione protratta nel tempo del proprio profilo digitale ed obbedisce alla logica produttiva del social network, che quella di far trascorrere più tempo su di esso ai propri utenti per ragioni commerciali, legate agli introiti pubblicitari. D’altra parte il massiccio uso dei social network va a soddisfare un bisogno sociale umano fondamentale, che è quello di appartenere ad un gruppo sociale, che deriva dalla storia filogenetica specie-specifica. In questo caso, il far parte di una comunità di pratiche mass-mediatiche soddisfa, in parte, questo bisogno primordiale.

La smartphone addiction

Attualmente lo strumento che è alla base dell’utilizzazione massiccia di Internet e dei social media è rappresentato dallo smartphone. Infatti, attraverso il telefono con molta facilità si consulta la messaggistica di Whatsapp o il proprio profilo Facebook o l’account Twitter o la propria pagina Istagram. Si crea in questa maniera e con il passare del tempo una vera e propria dipendenza da esso, che conduce a sperimentare quelle che sono le peculiarità tipiche della dipendenza, ovvero il craving, la tolleranza e l’assuefazione. Il craving rappresenta il desiderio irrefrenabile dello strumento oggetto della dipendenza. La tolleranza indica il tempo sempre maggiore dedicato alla consultazione di esso e l’astinenza è quella condizione che determina una sofferenza psicofisica allorquando il soggetto si priva dello strumento.

Le technological addictions e l’Internet addiction

La smartphone addiction rientra nel vasto campo delle technological addictions, ovvero la dipendenza, cresciuta negli anni, da alcuni strumenti mass-mediatici, come la televisione, il computer, Internet ecc.

La dipendenza da Internet si manifesta prevalentemente con alcuni quadri psicopatologici, che sono rappresentati, ad esempio, dalla dipendenza dalle relazioni virtuali, nella quale il soggetto privilegia le relazioni sociali virtuali a scapito di quelle reali, o dal sovraccarico cognitivo, che è caratterizzato da azioni compulsive che l’individuo attua, ricercando in rete le notizie relative ad un argomento di suo interesse, che divengono inservibili per la grande mole del materiale raccolto, che crea soltanto uno stato di confusione cognitiva, o ancora la dipendenza dal sesso virtuale, che conduce la persona che ne soffre alla consultazione ossessiva e costante dei siti declinati alla pornografia e alla partecipazione alle chat di sesso virtuale. Solitamente, le persone affette dall’Internet Addiction sono adulti che vivono delle condizioni esistenziali critiche, quali lunghi periodi di disoccupazione, separazione coniugali ecc. e hanno difficoltà a verbalizzare e esternare le loro emozioni (alessitimia). In aggiunta sono portatori in comorbidità di una psicopatologia che può essere ascritta ad un disturbo dello spettro depressivo o ad un disturbo ansioso o ad un’ulteriore patologia dello spettro ossessivo-compulsivo.

Personalità e uso dei social network

Se si volessero analizzare le personalità dei più attivi sulle proprie pagine social, un posto di rilievo lo occupano i narcisisti, cioè individui che pongono le basi della propria autostima in funzione degli apprezzamenti che ricevono dall’alterità. Sono questi individui quelli che “postano” più facilmente, ovvero pubblicano foto basate sul selfie o aggiornamenti continui del proprio profilo, che diviene sempre più intrigante agli occhi dell’alterità, nel quale non lesinano sulle loro caratteristiche più positive. Sono questi soggetti che si rendono protagonisti di atteggiamenti ossessivi, consultando compulsivamente la propria pagina del network alla ricerca dei “like” ricevuti. D’altra parte, l’utilizzazione massiccia di Internet si concretizza più facilmente in persone che vivono una condizione di solitudine esistenziale, nella quale il mass-media diviene l’unico strumento per mantenere il contatto con il mondo sociale e, quindi, avere forme indirette di interazioni sociali.

La degenerazione aggressiva nell’uso dei social network

Il cyberspazio può divenire un luogo nel quale si annidano e si manifestano episodi di aggressività estrema nell’ambito delle relazioni sociali che ivi s’intrattengono. Difatti, possiamo assistere ad episodi di aggressività diretta, come avviene nel cyberbullismo, e a episodi di aggressività indiretta, come accade nel ghosting. Il cyberbullismo, che sovente è una metodica messa in atto da adolescenti nei confronti di altri adolescenti, ha il suo paradigma procedurale nel procurare nocumento ad un’alterità, perseguitandola con messaggi calunniosi e “post” negativi temporalmente protratti, che creano nella vittima un grandissimo senso di disagio e di sofferenza psicologica. Nel ghosting accade che una persona che occupava un posto importante nella vita di un’alterità, con la quale frequentemente le interazioni erano mediate anche dai social network, improvvisamente scompare non fornendo spiegazioni per questo suo gesto. In pratica, chiude tutti i contatti social con la persona. Solitamente l’individuo che è oggetto di ghosting vive una situazione di disagio, in quanto non trova una spiegazione cognitiva a quanto è accaduto e questo mobilizza il suo senso di colpa. In altri termini, s’interroga e rivede i suoi comportamenti del passato alla ricerca di qualcosa che ha detto, fatto o postato e che possa spiegare l’atteggiamento della persona scomparsa. È questa una forma d’aggressività indiretta che “lo scomparso” esercita sull’altro, con il quale aveva questa relazione significativa.

In conclusione, la tecnologia ha modificato in maniera profonda gli stili di vita e di relazione. Accanto agli innumerevoli vantaggi di una vita più smart, vanno riconosciuti i rischi che possono portare all'insorgenza di condizioni psicopatologiche. L'educazione precoce e continua all'uso delle tecnologie sembra essere l'unica modalità per godere di questi frutti del progresso senza lasciarsene sopraffare.


Riferimenti bibliografici

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 copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 7, Luglio 2021