- Categoria: Farsi un'idea sulle disabilità
- Scritto da Vincenzo Amendolagine
Il disturbo dello spettro autistico nel contesto scolastico
Il disturbo dello spettro dell’autismo è una patologia nella quale vi è un’alterazione globale dello sviluppo, che inficia il funzionamento dell’individuo in più domini (cognitivo, affettivo-relazionale, motorio ecc.). Esistono due classificazioni attualmente in uso relative ai disturbi mentali, ovvero quella proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’ICD-10, e quella redatta dall’Associazione degli Psichiatri Americani, il DSM-5.
L’ICD-10 definisce i disturbi facenti capo allo spettro dell’autismo come disturbi evolutivi globali, comprendendo in questa categoria:
- - l’autismo infantile;
- - l’autismo atipico;
- - la sindrome di Rett;
- - il disturbo disintegrativo dell’infanzia di altro tipo;
- - il disturbo iperattivo associato a ritardo mentale e a movimenti stereotipati;
- - la sindrome di Asperger.
Nel DSM-5 invece tutte le varie forme patologiche sono raggruppate in un’unica categoria nosologica denominata "disturbo dello spettro dell’autismo".
La sintomatologia
L’autismo infantile produce una sintomatologia ben delineata, che si esplicita nell’ambito delle interazioni sociali, della comunicazione, delle attività e degli interessi. Nell’ambito delle interazioni sociali si possono osservare alterazioni a carico di quelle condotte che sono elicitate dalla relazione con l’alterità, quali ad esempio lo sguardo diretto, la reciprocità sociale ed emozionale, la mancanza di interessi condivisi con altri. Nel contesto della comunicazione si può notare l’assenza completa o il ritardo nello sviluppo linguistico, la difficoltà ad utilizzare il linguaggio nel suo aspetto referenziale, un uso stereotipato e ripetitivo del linguaggio, la scarsa competenza morfo-sintattica.
Relativamente alle attività e agli interessi si constatano alcune criticità, quali una ripetizione ritualistica di abitudini personali e di attività, comportamenti motori stereotipati e ripetitivi (battere le mani, dondolarsi, camminare in punta di piedi, portare le mani davanti agli occhi o alle orecchie ecc.), il riordinare i giocattoli o altri oggetti sempre nello stesso modo, l’imitazione, replicata frequentemente, dei gesti o delle movenze di un personaggio visto in televisione, notevole disagio per i cambiamenti, predilezione per le stesse pietanze alimentari quotidiane.
Riguardo alla sintomatologia, inoltre, si possono osservare manifestazioni diversificate a seconda dell’età del bambino e del contesto scolastico che frequenta. Nell’ambito della scuola dell’infanzia, si notano prevalentemente difficoltà nelle interazioni sociali con i coetanei e con gli insegnanti: il piccolo si isola (al gioco collettivo preferisce i giochi solitari) e presenta un deficit nel gioco di finzione. Nella scuola primaria gli atteggiamenti assunti dai bambini autistici sono differenziati a seconda della gravità del quadro patologico. Nelle forme più gravi è assente la relazionalità sociale, il piccolo difficilmente si lascia coinvolgere nelle attività della classe, il linguaggio è deficitario e non viene utilizzato in funzione referenziale. Sono preferite le attività individuali e non sono graditi gli interventi dei coetanei e degli insegnanti. Nelle forme meno gravi si riscontra un migliore utilizzo del linguaggio e la relazione con l’alterità è meno compromessa. Durante il periodo adolescenziale, ovvero l’arco temporale che corrisponde alla frequentazione della scuola secondaria di primo e secondo grado, si notano le stesse peculiarità. In sostanza, nelle forme più gravi predomina la chiusura nei confronti dell’alterità e la scarsa partecipazione alle attività della classe, nelle forme meno gravi si osserva un maggiore coinvolgimento nelle dinamiche sociali.
Riguardo alla gravità del disturbo dello spettro dell’autismo, il DSM-5 distingue tre livelli di gravità, indicati con una scala che va da uno a tre. Il livello uno rappresenta una condizione in cui le manifestazioni sintomatologiche, sopra illustrate, sono più lievi, nel livello due si possono riscontrare sintomi di media gravità e nel livello tre si osservano manifestazioni cliniche più severe. Relativamente al quoziente intellettivo, i soggetti affetti da disturbo dello spettro dell’autismo possono essere suddivisi in due categorie, ossia quelli che presentano un quoziente intellettivo inferiore al valore di 70 e che, quindi, mostrano i segni di una disabilità intellettiva, e i soggetti con un quoziente intellettivo superiore a 70 (autistici ad alto funzionamento) che sono portatori di un quadro clinico meno grave, con la presenza di un linguaggio ben strutturato, utilizzato in maniera adeguata.
Le probabili cause del disturbo dello spettro dell’autismo
Riguardo alle cause dell’autismo sono state avanzate numerose ipotesi, la maggior parte delle quali sono ancora da convalidare. Fra di esse si possono citare:
- - il deficit della motivazione sociale (mancherebbe la propensione innata dell’essere umano a relazionarsi con l’alterità);
- - il deficit della teoria della mente (sarebbe assente la capacità di percepire gli stati mentali altrui come agenti motivanti del loro comportamento);
- - il deficit della gestalt globale (il soggetto non riesce a percepire la realtà globalmente, ma la elabora come un insieme di particolari disgiunti);
- - il deficit delle funzioni esecutive (la mancanza dell’abilità cognitiva di progettare il raggiungimento di un obiettivo);
- - le alterazioni genetiche (sono state segnalate alterazioni genetiche soprattutto a carico del cromosoma sette);
- - le alterazioni morfostrutturali del sistema nervoso centrale (anomalie a carico del tronco cerebrale, del cervelletto, del lobo frontale e del sistema limbico);
- - le alterazioni dei neutrasmettitori (sono le molecole che vengono utilizzate per la comunicazione fra un neurone e l’altro nelle sinapsi, quali la serotonina, la dopamina ecc.);
- - le alterazioni funzionali cerebrali (si è notata una minore connessione funzionale fra alcune aree del cervello);
- - l’ipotesi immunologica (alterazione a carico del sistema immunologico);
- - l’ipotesi ambientale (come conseguenza dell’inquinamento ambientale).
Le terapie psicomotorie e psicopedagogiche
Qualsiasi terapia sia intrapresa con il minore affetto da un disturbo dello spettro dell’autismo, essa deve obbedire ad alcuni accorgimenti:
- - deve essere cominciata precocemente;
- - è opportuno che includa i genitori nel processo terapeutico;
- - deve avere come obiettivo prioritario quello dell’autonomia del bambino;
- - laddove è possibile, deve prevedere anche il coinvolgimento dei coetanei.
La terapia psicomotoria svolge un ruolo estremamente proficuo nel trattamento del disturbo dello spettro dell’autismo, nella misura in cui è finalizzata al perseguimento di alcune finalità, quali:
- - incrementare i segnalatori sociali (contatto oculare, sorriso sociale ecc.);
- - implementare i tempi attentivi;
- - migliorare l’utilizzo appropriato degli oggetti della quotidianità;
- - arricchire il bagaglio lessicale;
- - diminuire i comportamenti disfunzionali (iperattività, stereotipie, aggressività);
- - migliorare l’autoconsapevolezza;
- - incrementare l’alfabetizzazione emozionale;
- - implementare la conoscenza della grammatica sociale, quale archetipo fondante della relazione con l’alterità.
Relativamente alle terapie psicopedagogiche sono da menzionare il TEACCH, l’ABA, il PECS, la CF - CA e l’EMSD.
Il TEACCH (Treatment and Education of Autistic and Related Comunication Handicapped Children) è una metodica che fa riferimento al paradigma cognitivo-comportamentale ed è finalizzata ad implementare l’autonomia del bambino, l’adattamento all’ambiente e le interazioni sociali. In un primo momento, attraverso delle prove specifiche, si stabiliscono le abilità che il minore possiede, che devono essere incrementate, le abilità emergenti, ovvero quelle abilità presenti allo stato latente che vanno elicitate, e i comportamenti distonici, che devono essere attenuati o eliminati.
L’ABA (Applied Behavioural Analysis) è una metodica che si basa sul comportamentismo. Essa ha come paradigma fondante del suo approccio l’idea che l’autismo si manifesta con comportamenti distonici, che devono essere ridotti, e con comportamenti sintonici, che, invece, vanno implementati. In aggiunta, sono migliorati l’autonomia personale, le abilità comunicazionali, le abilità sociali e il controllo dell’aggressività. Per fare questo ci si serve del condizionamento operante, attraverso il meccanismo delle ricompense e delle punizioni.
Il PECS (Picture Exchange Communication System) ha la finalità di migliorare la comunicazione dei bambini autistici, utilizzando dei cartellini colorati, su cui sono disegnate varie situazioni che prevedono delle richieste. Il piccolo deve utilizzare questi cartoncini per esprimere i suoi bisogni.
La CF (Comunicazione Facilitata) e la CA (Comunicazione Aumentativa) sono due metodiche che utilizzano il computer per aiutare i soggetti affetti da autismo a comunicare, mediante l’intervento di un facilatore, ovvero un operatore che affianca il soggetto nell’adoperare il computer.
L’ESMD (Early Start Denver Model) è una modalità terapeutica da utilizzare con bambini affetti da autismo nel periodo della scuola dell’infanzia. Essa ha alla sua base l’attività ludica: infatti, attraverso questa attività sono insegnate al piccolo le differenti fenomenologie dell’esprimersi, del comunicare e del pensare, le abilità relazionali e le tecniche ludiche simboliche.
L’intervento pedagogico con gli alunni affetti da disturbo dello spettro autistico a scuola
Riguardo al contesto scolastico è bene sensibilizzare gli altri alunni che compongono la sezione o la classe sulle tematiche dell’autismo, utilizzando delle modalità comunicazionali ed esplicative adatte alla loro età.
L’educatore è bene che cominci il suo intervento, nell’ambito della scuola dell’infanzia, lavorando sul deficit dell’attenzione congiunta e sul deficit dell’utilizzazione dei simboli. In pratica, l’attenzione congiunta rappresenta l’abilità di stabilire un focus attentivo comune, che diviene il fondamento del lavoro interindividuale, e l’utilizzazione dei simboli permette al bambino di impadronirsi dei codici (sguardo, mimica, linguaggio extraverbale e verbale) che gli consentono di entrare in relazione con l’alterità.
Nella scuola primaria vanno consolidati sia l’attenzione congiunta che l’utilizzazione dei simboli. Inoltre, prima dell’insegnamento delle abilità scolastiche, i docenti devono educare il piccolo a:
- - guardare il proprio interlocutore quando viene chiamato da qualcuno;
- - osservare gli oggetti della quotidianità via via denominati;
- - prestare attenzione a chi parla;
- - utilizzare il contatto oculare nelle interazioni sociali;
- - ripetere azioni, suoni e parole;
- - facilitare le condotte finalizzate alle richieste;
- - denominare le persone, gli oggetti;
- - descrivere le azioni che avvengono nella classe;
- - facilitare la narrazione dei vissuti personali;
- - incrementare l’utilizzo del linguaggio in funzione referenziale.
La frequentazione della scuola secondaria corrisponde all’adolescenza e, quindi, allo sviluppo puberale. Questo determina una presa di coscienza dei cambiamenti corporei, dei bisogni sessuali e della diversità dagli altri e ciò può far sì che alcune criticità si accentuano, manifestandosi con un incremento dell’isolamento sociale, delle stereotipie e dei comportamenti aggressivi. In questo caso è opportuno che gli insegnanti lavorino sulle dinamiche sociali del contesto classe per agevolare i processi inclusivi con lo scopo di evitare fenomeni di emarginazione e prevenire il disagio emotivo del ragazzo autistico.
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copyright © Educare.it - Anno XXII, N. 4, Aprile 2022

