Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

La strada verso l'inclusione scolastica: una rassegna delle principali tappe

inclusioneLa scuola italiana, rispetto a quella degli altri Paesi occidentali, vanta una tradizione d’avanguardia nell'integrazione degli alunni con disabilità. La recente normativa sui Bisogni Educativi Speciali ha riacceso il dibattito pedagogico sui temi dell’inclusione, dibattito che può essere meglio compreso se inserito in una prospettiva storica.

Con il presente articolo ci si propone di effettuare una ricognizione delle tappe che hanno caratterizzato il percorso dell'integrazione scolastica e che hanno portato alla configurazione organizzativa e didattica attuale.

Il XX secolo: evoluzione dei riferimenti normativi a livello internazionale

Il primo documento in cui vennero sanciti universalmente i diritti di ogni essere umano è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come reazione alle atrocità conseguenti la seconda guerra mondiale, approvata e sottoscritta a Parigi nel 1948 dagli Stati membri, nel cui preambolo si dichiara che libertà, giustizia e pace nel mondo sono possibili solo previo riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, "uguali ed inalienabili", precisando che è indispensabile che tali diritti siano protetti da norme giuridiche. Nell’art. 26 si definisce l'istruzione un diritto di ogni individuo che deve essere obbligatoria almeno al livello elementare, gratuita per le classi elementari e fondamentali, e che "deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento dei diritti umani e delle libertà fondamentali".

Affinché acquistino forza le istanze a favore dell'inserimento scolastico di alunni in situazione di svantaggio, però, si dovranno attendere gli anni Sessanta, il cui clima culturale influenzato da aspre contestazioni e mobilitazioni politico-ideologiche impose una riflessione sulle diversità, sull’esclusione sociale e sulla discriminazione. Sul piano educativo tutto questo si tradusse nella nascita di un atteggiamento generale favorevole alla deistituzionalizzazione dei soggetti deboli, in maniera molto marcata in Italia e, successivamente e con maggiore cautela, anche in Europa, Stati Uniti e Canada (Ianes, 2007).

Ciò si evince anche nelle Regole per le Pari Opportunità delle Persone Disabili, adottate dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui si osserva che "verso la fine degli anni Sessanta, le organizzazioni di persone con disabilità cominciarono a formulare in alcuni Paesi un nuovo concetto di disabilità. Quel nuovo concetto sottolineava la stretta connessione tra le limitazioni sperimentate dagli individui con disabilità, il disegno e la struttura dei loro ambienti e l'atteggiamento della gente comune" (Assemblea Generale ONU, 1993).

L'indicazione esplicita a che i soggetti disabili venissero inseriti nei contesti scolastici comuni venne formulata, a partire da questo momento, in diversi documenti di portata internazionale, a partire dal World Programme of Acting Concerning Disabled Persons dell'ONU (1982). Il programma fu presentato nei termini dell'elaborazione di una strategia globale per la prevenzione delle/riabilitazione dalle disabilità, insieme alla ricerca di maggiore uguaglianza nelle opportunità tra disabili e non, per un raggiungimento della piena partecipazione alla vita sociale e politica. Nel paragrafo dedicato all'istruzione si mette in luce la profonda differenza tra le modalità con cui i diversi stati assolvevano allora alle esigenze educative dei disabili, la scarsa o talvolta assente legislazione in materia e la carenza in alcuni casi di personale ed attrezzature specializzate, e si precisa che solo poche nazioni o grandi città erano all'epoca all'avanguardia per quanto riguardava l'istruzione dei disabili. Si auspicavano una più tempestiva identificazione e valutazione dei deficit/patologie e dei connessi interventi, programmi scolastici adeguati e la possibilità, per un'ampia parte della popolazione scolastica disabile, di prendere parte a contesti comuni di insegnamento/apprendimento (Assemblea Generale ONU, 1982).

Ancora, con la Norma n. 6 della risoluzione 26 del maggio 1990, l'Economic and Social Council dell'ONU[1] sostiene che gli Stati dovrebbero garantire agli individui con disabilità l'accesso all'istruzione primaria, secondaria e terziaria, e che l'istruzione di persone con disabilità faccia parte integrante del sistema di istruzione; per le situazioni in cui il sistema scolastico non fosse ancora in grado di far fronte alle esigenze dei soggetti disabili si richiede l'istituzione di un sistema 'particolare', sempre però finalizzato ad una preparazione degli studenti ad un successivo inserimento nel sistema comune di istruzione.

Nel 1994 a Salamanca si tenne la Conferenza mondiale dell’educazione e dei bisogni speciali, a cui presero parte i rappresentanti dei governi di novantadue nazioni e di venticinque organizzazioni internazionali. Qui si sottoscrisse l’impegno per l’affermazione di un’educazione per tutti, "consapevoli che è necessario e urgente garantire l’educazione, nel sistema educativo normale, dei bambini, dei giovani e degli adulti che hanno esigenze educative speciali" (UNESCO, 1994, cit. in Mainardi, 2012). La Dichiarazione di Salamanca invitava e impegnava i firmatari a:

  • dare priorità nelle politiche e nei bilanci al miglioramento dei sistemi educativi, in un'ottica di accoglienza per tutti i bambini;
  • adottare il principio dell’educazione integrata accogliendo, salvo situazioni di forza maggiore, tutti i bambini nelle scuole regolari;
  • approntare progetti pilota e favorire scambi con Paesi in cui già si applicavano i principi dell’educazione integrata;
  • favorire meccanismi di decentralizzazione e partecipazione per pianificare e monitorare servizi a favore di individui con bisogni educativi speciali;
  • mettere a punto con un impegno crescente strategie per l’identificazione puntuale delle necessità e degli interventi e per l’orientamento professionale dell’educazione integrata (Mainardi, idem).

Ancora, nel 2005 l’UNESCO pubblicò le Linee Guida per l’Inclusione (2005), in cui si sostiene che le scuole regolari con un orientamento inclusivo sono il mezzo più efficace per combattere atteggiamenti discriminatori, costruire una società inclusiva e raggiungere l’istruzione per tutti, che tutti i bambini devono avere accesso ad un’istruzione di base di buona qualità, per la quale si presuppone la creazione di ambienti scolastici e di programmi di istruzione di base che facilitino l'apprendimento.

Il 2006 fu l'anno in cui l’Assemblea Generale dell’ONU approvò la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, con la finalità di "promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento dei diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità" (art.1). Gli Stati Parti "garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo l’arco della vita", affinché il diritto all’istruzione delle persone con disabilità sia realizzato senza discriminazioni e su base di pari opportunità (art. 24), e concordano nel dover assicurare che la disabilità non sia causa di esclusione dal sistema di istruzione. La Convenzione venne ratificata in Italia con la Legge n. 18/2009.