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Spazi e tempi dopo l’emergenza: un impegno politico

fraterniteI nostri vissuti sono fortemente condizionati dallo spazio e dal tempo, come ha chiarito Kant nell’Estetica Trascendentale. Questi due determinanti dell’esperienza quotidiana sono stati sconvolti dalle restrizioni imposte dal contenimento dell’infezione da coronavirus. Il tempo si è dilatato: per bambini e ragazzi non c’è più la campanella scolastica, i compiti, le varie attività a dettare il ritmo della giornata; molti adulti si trovano a lavorare da casa e, comunque, ad avere giornate da riempire. Contemporaneamente lo spazio fisico è stato limitato, non si può uscire dal proprio comune o, come in Veneto, allontanarsi da casa oltre i 200 metri.

La dilatazione del tempo e la contrazione dello spazio provocano in ciascuno di noi vissuti insoliti, che trovano varia rappresentazione sui social. In questa situazione particolare, che dall’esterno potrebbe essere vista come un esperimento sociale di dimensioni planetarie, sembrano emergere due polarità emozionali. In molti prevalgono sentimenti di paura, persino di egoismo se si pensa alla corsa di accaparramento dei generi alimentari o, negli USA, al rifornimento di armi e munizioni. Ma, parallelamente, assistiamo al venire alla luce di sentimenti di altruismo, generosità e solidarietà che per molti, in tempi e spazi ordinari, rimangono in secondo piano, quasi sopiti o continuamente rinviati. E’ come se l’emergenza togliesse il velo agli orientamenti profondi del nostro cuore, di cui noi stessi, spesso, non siamo consapevoli. Una volta portati allo scoperto, dobbiamo decidere che farcene quando la gestione del tempo e dello spazio torneranno sotto la nostra piena responsabilità.

Sul piano individuale, la questione potrebbe essere rappresentata, grossolanamente ma in modo efficace, su quanto vogliamo che la nostra esistenza ruoti intorno ai consumi. Vivere e lavorare per poter spendere, quindi consumare, secondo un ciclo che, prima d’ora, ci sembrava impossibile interrompere. I luoghi frequentati ed i tempi quotidiani erano condizionati da questa impostazione. Persino per vedere gli amici bisognava concordare un appuntamento in agenda. Ora cerchiamo qualcuno con cui parlare, dalla finestra di casa va bene anche il vicino che abbiamo sempre ignorato. Gli insegnanti trattengono gli alunni in videolezione oltre il tempo stabilito perché hanno bisogno di quel contatto. Tempi di ascolto, tempi di silenzio, tempi di relazione, tempi di lettura, tempi di meditazione, tempi di creatività, tempi di autoproduzione e tutti gli altri esperimenti che stiamo facendo sulla nostra esistenza e le nostre giornate: che cosa vogliamo trattenere “dopo”, perché abbiamo scoperto che è prezioso per noi, persino vitale?

A livello sociale, la responsabilità del futuro diventa questione politica. C’è una solidarietà latente nelle persone, che si manifesta in forma straordinaria in occasione di eventi tragici, quasi non si aspettasse che “l’occasione” per farsi avanti, per prestare aiuto, per vivere non soltanto per se stessi e per i propri cari. Emerge anche il bisogno di appartenenza, di essere insieme intorno ad una bandiera, ad un inno, ad un valore. In un’espressione: sentirsi comunità. Per trattenere questi sentimenti e queste disponibilità, bisogna progettare degli aggregatori inediti accanto a quelli che conosciamo. Tempi e spazi per fare comunità, per fare esperienza di reciprocità, nella normalità del quotidiano che ci sarà dopo l’emergenza, per far crescere quel valore fino ad oggi oscurato, nella storia repubblicana, dalla dialettica ideologica tra libertà e uguaglianza: la fraternità.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 3, Marzo 2020
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