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L’educatore spezzato: cronache di una professione emergente

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educatoreQuella educativa è una professione (o come la definiremo più avanti, in termini sociologici, semi-professione o professione emergente) relativamente giovane, basti considerare che, seppure le funzioni educative siano innate nell’essere umano e indispensabili all’evoluzione della specie, l’educatore in quanto “mestiere” inizia ad essere immaginabile solo nel XIX secolo. Infatti, prima dell’ampio dispiegarsi del capitalismo nella storia degli uomini, le funzioni educative e di aiuto interpersonale avevano una gestione interna al gruppo sociale di appartenenza, dove ogni membro, secondo il ruolo ricoperto e l’età anagrafica, partecipava alla produzione e alla mutua assistenza del gruppo. Il capitalismo, invece, giacché sistema economico-sociale fondato sullo scambio di beni e servizi, ruppe tale meccanismo ancestrale e funzionante, creando disuguaglianze sociali che richiedevano forme organizzate di assistenza (Oggionni, 2014).

Si può affermare che anche la professione educativa, alla stregua di molte altre professioni, è figlia del capitalismo, in esso ha trovato la sua ragione per emergere e costituirsi, ritagliando un proprio ruolo sociale ed economico. Nel caso italiano, in particolare, la figura dell’educatore emerge e si afferma in relazione ai bisogni educativi e assistenziali dei bambini rimasti orfani e ricoverati negli istituti durante la Seconda guerra mondiale. Un primo riconoscimento normativo, tuttavia, arriva solo negli anni Ottanta, quando in conseguenza dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale e dell’avvio di processi d’integrazione socio-sanitaria, la figura professionale dell’educatore acquista ulteriori spazi operativi volti al recupero delle potenzialità e dell’autonomia dei soggetti portatori di divers-abilità, nell’accezione più ampia del termine. A seguito di questi stimoli sociali e professionali che interessano la professione educativa, nel 1984 l’educatore professionale diviene una professione giuridicamente riconosciuta dal Ministero della sanità con il D.M. 10 Febbraio (Vitillo, 2018). Nel 1998, il “Regolamento recante norme per l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’educatore professionale”; D.M. 8 Ottobre 1998 n. 520, riformula e definisce il profilo professionale dell’educatore, chiarendone funzioni e attività. Con tale decreto nasce il profilo dell’educatore professionale operante in ambito socio-sanitario e sanitario. In questo lungo percorso di professionalizzazione, è fondamentale e indispensabile ricordare anche la Legge numero 205 del 2017 che sancisce l’obbligo del possesso di un titolo di formazione specifica per svolgere la professione educativa anche in ambito sociale, dove, fino allora, vigeva una generale confusione sui titoli di accesso all’esercizio professionale, facendo da vero spartiacque tra il prima e il dopo.

I modelli funzionalisti: educatore professione emergente

Nonostante le norme e  l’impegno profuso dai singoli professionisti e dai vari enti di rappresentanza, l'educatore sembra non ricevere ancora la medesima dignità professionale che, invece, hanno ottenuto altre professioni impegnate nei contesti sociali, socio-sanitari e sanitari. La causa di tale status quo è difficile da identificare e attribuire, molteplici sono i fattori che hanno variamente talvolta incentivato e talvolta arginato lo sviluppo professionale dell’educatore. A titolo esemplificativo, per la chiarezza e l’esaustività dell’approccio, si considerino le teorie sociologiche funzionaliste che hanno cercato di spiegare come nasce, si sviluppa e si afferma una professione in quanto tale. Benjamin Barber, un sociologo e politologo americano, nel 1963 affermò che lo sviluppo delle conoscenze sia il fulcro attorno al quale ruota la possibilità di un determinato gruppo sociale di professionalizzarsi e di ottenere la legittimazione a operare in quanto professione (Barber, 1963, citato in Spina, 2009). Questo passaggio si concretizza quando vengono posti in essere quattro elementi distintivi di uno specifico trait approach, tale da consentire il discernimento di una professione da una non-professione. Essi sono: conseguimento di uno standard di conoscenza formale e sistematica, sviluppo di un orientamento alla collettività (inteso come interesse collettivo), raggiungimento di un certo autocontrollo (sulla professione e sull’esercizio professionale) attraverso, ad esempio, l’elaborazione di un codice deontologico e, infine, raggiungimento di un certo numero di riconoscimenti sociali (Barber, 1963, citato in Spina, 2009).

È oggettivo che l’educatore oggi ha ottenuto alcuni, se non addirittura tutti, questi elementi che, nel loro connubio, permetterebbero di definirne, almeno sul piano teorico, la professione. Tuttavia, questi sono stati spesso raggiunti in misura solo parziale; fatto salvo per gli standard di conoscenza formale e sistematica, certificati dal possesso di titoli di studio (o in alcuni casi di servizio) specifici per l’accesso all’esercizio della professione e un inoppugnabile orientamento all’interesse collettivo delle figure professionali educative, gli educatori hanno ancora un controllo residuale sul proprio esercizio professionale. È indiscusso il progresso fatto negli ultimi decenni anche su questo punto. «oggi gli educatori professionali firmano il progetto educativo di cui sono responsabili e ne relazionano gli esiti. In precedenza, questi aspetti non erano affatto scontati: accadeva, infatti, che il progetto fosse definito da altri professionisti e che l’educatore non producesse una relazione sugli esiti del progetto a propria firma, bensì relazionasse al professionista che aveva richiesto l’avvio dell’intervento educativo e che era responsabile anche di questo aspetto» (Vitillo, 2018:13). Tuttavia, l’ingerenza di altre professioni, una su tutte quella medica, sull’attività educativa è un dato di fatto con il quale gli educatori operanti in ogni contesto, dal sociale al sanitario, si confrontano ogni giorno, vedendo puntualmente castrare l’autocontrollo della categoria professionale sul proprio lavoro. Analogo discorso vale per l’ultimo punto del trait approach di Barber, che, in conseguenza alla propria scarsa autonomia professionale, non riesce a raggiungere un discreto numero di riconoscimenti sociali nei contesti professionali. A tal proposito, lo stesso Barber, introdusse il concetto di professione marginale o emergente (Barber, 1963, citato in Spina, 2009), o, in senso più ampio, semi-professione, ovvero una professione che presenta i suddetti elementi del trait approach con intensità variabile o che ne possiede solo alcuni di essi. Proprio a questo gruppo può essere ricondotta la figura professionale dell’educatore di oggi.

Conclusioni

Come si è inteso, l’educatore del 2021 non può ancora dirsi un professionista a tutti gli effetti, è un "educatore spezzato", perché manca di una totale autonomia professionale, fatto che lo porta a ricevere un riconoscimento sociale in misura ridotta rispetto ad altre professioni operanti nei suoi medesimi ambiti di intervento. È, infatti, più corretto definirlo come semi-professione o, ancor meglio, professione emergente, con l’auspicio che nei prossimi anni l’intera categoria possa conseguire quella dignità professionale tanto agognata dentro e fuori le sedi istituzionali, non solo grazie alle norme di riferimento, ma anche nel concreto esercizio delle funzioni educative nei contesti professionali, condividendo una base di saperi e conoscenze proprie e specifiche.

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Bibliografia

  • Oggionni F., Il profilo dell’educatore. Formazione e ambiti d’intervento, Carrocci editore S.p.A., Roma, 2014.
  • Spina E., Ostetriche e Midwives. Spazi di autonomia e identità corporativa, FrancoAngeli, Milano, 2009.
  • Vitillo M., L’educatore professionale in Italia. L’educatore professionale. Una guida per orientarsi nel mondo del lavoro e prepararsi ai concorsi pubblici in Paola Nicoletta Scarpa (a cura di), Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2018.

Autore: Roberto Di Luzio, educatore professionale socio-sanitario e Dottore magistrale in Management pubblico e dei sistemi socio-sanitari, opera da anni nell'ambito della riabilitazione e della valorizzazione delle divers-abilità con adulti e minori. 


copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 5, Maggio 2021 

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