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Psicologia e psicopatologia dell'isolamento sociale

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isolamento socialeEsistono delle condotte dell’uomo, come insegna l’etologia umana, che sono imputabili alla sua parte innata, derivante dalla sua storia specie - specifica, ossia alcuni degli schemi d’azione messi in atto dall’uomo egli li trae dalla sua natura istintiva, così come essa si è modificata nel corso della storia evolutiva della specie piuttosto che dall’apprendimento culturale avvenuto nel corso del tempo. Si tratta sostanzialmente dei comportamenti legati al bisogno di vivere in un gruppo di persone conosciute, al desiderio di occupare un posto di potere all’interno del proprio gruppo sociale, alle manifestazioni affettive che accompagnano la relazionalità umana.

Molti di questi comportamenti congenitamente organizzati sono ascrivibili al processo di adattamento all’ambiente che è avvenuto nell’ambito della storia dell’umanità, secondo le variabili delineate dall’ecologia comportamentale. Ogni comportamento derivante da un istinto, quindi, obbedisce a regole che inizialmente sono legate alla sopravvivenza della specie e che poi si sono evolute per dare origine a condotte sempre più raffinate, che sono state trasmesse alla discendenza. Ad esempio, la propensione a vivere in gruppi sociali, formati da persone che si conoscono, ha rappresentato nel corso del tempo un modo per aumentare la sopravvivenza della specie, in quanto un numero più elevato di individui riesce meglio a fronteggiare e a superare i pericoli insiti nell’ambiente di vita.

Il bisogno di vivere fra persone conosciute ha generato nel corso del tempo la nascita dapprima della comunità familiare e successivamente della comunità sociale allargata, formata dai membri delle varie famiglie che hanno stretto vincoli di parentela fra di loro. Quello che caratterizza sia la prima aggregazione che la seconda è il fatto di essere formata prevalentemente da persone che condividono gli stessi geni e che hanno l’obiettivo di trasmettere tale patrimonio genetico alla discendenza, assicurandone la sopravvivenza.

Le comunità sociali con il tempo si sono estese a costituire le popolazioni che abitano le varie territorialità terrestri e che formano le differenti nazioni. In pratica, in un territorio geograficamente delimitato, attualmente vivono degli individui che condividono un patrimonio genetico simile, che si manifesta con caratteristiche fenotipiche affini, occupano un luogo preciso del pianeta terra, hanno in comune lingua, usi e costumi, da cui traggono sia l’identità individuale che quella sociale.

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Isolamento sociale e pandemia

Il bisogno di vivere in un gruppo di persone rappresenta, dunque, un'esigenza innata dell’essere umano: nel corso della sua esistenza egli è animato da questa necessità sociale. Uno dei periodi del ciclo di vita nei quali la presenza dell’altro diviene estremamente importante per lo sviluppo psicologico è rappresentato dall’adolescenza. Nell’adolescenza il gruppo dei coetanei diviene importante in quanto consente il confronto e l’identificazione con l’alterità. I gruppi sociali adolescenziali assumono differenti morfologie. Infatti, possiamo avere il grande gruppo, che è costituito da un numero elevato di adolescenti che sperimentano la stessa considerazione da parte degli altri, soprattutto dal mondo degli adulti, e che quindi condividono una nomea sociale nell’immaginario collettivo (i ribelli, gli studenti ecc.); il piccolo gruppo, che è formato dagli adolescenti che si riconoscono simili perché condividono degli interessi, che li portano a partecipare a delle attività che scaturiscono da queste passioni. Il piccolo gruppo può essere strutturato, cioè basato su norme codificate, che entrano a far parte dello statuto del gruppo, oppure non strutturato, come quello costituito da ragazzi che condividono gli stessi desideri e bisogni e trascorrono insieme il loro tempo libero. All’interno dei gruppi si strutturano le diadi amicali, che hanno notevole rilievo dal punto di vista psicologico. Difatti, nell’adolescenza l’amicizia ha un valore enorme: l’amico diventa un’alterità complementare che aiuta a prendere coscienza di se stessi attraverso i continui feedback che invia. Il concetto di amicizia assume delle connotazioni diverse a seconda del sesso. Per i ragazzi essa è una relazione fianco a fianco, cioè un luogo dove si condividono delle attività; per le ragazze è una relazione faccia a faccia, ovvero un luogo dove si condividono dei segreti e delle intimità. Come si vede la socialità è un bisogno particolarmente sentito dagli adolescenti.

Attualmente la pandemia da COVID - 19 ha reso particolarmente critico l’estrinsecarsi di questo bisogno: di fatto, questa necessità viene completamente frustrata dalle restrizioni imposte, per ragioni sanitarie, dalla pandemia.

I riverberi psicologici e psicopatologici dell’isolamento sociale

Molti individui stanno sperimentando delle forme di isolamento sociale, che per i contagiati da COVID - 19 diviene assoluto, mentre per gli altri individui, non positivi e non sintomatici, è un isolamento sociale relativo e preventivo, ossia viene fortemente raccomandato dalle autorità sanitarie, in quanto la frequentazione dell’alterità potrebbe divenire fonte di contagio.

Periodi in cui è stato suggerito l’isolamento sociale si sono verificati nel corso del passato recente, anche se tale fenomeno ha interessato un numero di individui di gran lunga inferiore rispetto a quello attuale. Si pensi, ad esempio, all’isolamento raccomandato nel 2003 in alcune zone della Cina e del Canada per evitare il diffondersi della SARS, sostenuta dal virus SARS - CoV - 1, o nel 2014 in alcune aree dell’Africa per contenere la diffusione del virus EBOLA. Analizzando le ricerche effettuate nel 2003, nel 2014 e nel corso del 2020 sugli effetti psicologici dell’isolamento sociale, si possono fare alcune considerazioni.

In primo luogo, l’isolamento sociale inficia il senso di benessere individuale ed elicita la comparsa di psicopatologie, in special modo di psicopatologie legate allo stress. Nello specifico, l’isolamento sociale produce un incremento dell’ansia, dell’irritabilità e dei disturbi del sonno (insonnia e sonno non riposante). In alcuni soggetti sottoposti all’isolamento assoluto in quanto positivi al virus, nei tre anni successivi alla guarigione si sono manifestati i sintomi di un disturbo da stress post traumatico. In aggiunta, negli stessi individui si sono evidenziati i segni di un episodio depressivo maggiore.

Nelle persone sottoposte ad isolamento sociale per motivi precauzionali, in quanto erano venute in contatto con ammalati, questa condizione ha portato ad una riduzione del tono dell’umore, con prevalente tristezza, ad un incremento dell’irritabilità e dell’ansia, al provare un vissuto di colpa, allo sperimentare uno stato di confusione mentale. Le ricerche effettuate su questi soggetti hanno dimostrato che tale sintomatologia psicopatologica persisteva, seppure con minore intensità, nei tre e nei sei mesi successivi alla fine dell’isolamento sociale.

In aggiunta, gli studi scientifici, condotti su persone sottoposte ad isolamento sociale perché ammalate di SARS, hanno stabilito che nei tre anni successivi, dopo la guarigione della malattia, si è avuto un incremento di disturbi correlati all’uso di sostanze, come ad esempio l’alcolismo, ed una implementazione delle condotte di evitamento verso i luoghi affollati. In sostanza, questi individui mostravano una paura marcata per un eventuale contagio da qualche malattia infettiva e tendevano ad evitare i luoghi dove erano radunati diversi individui.

Inoltre, alcune ricerche hanno messo in evidenza che l’isolamento sociale crea in molti soggetti delle difficoltà economiche, che hanno dei riverberi sulla psicologia individuale, ossia creano un incremento della paura del futuro e un disturbo da ansia generalizzata, che non sono leniti dai ristori economici forniti dalle autorità statali. Altre ricerche hanno assodato che gli individui sottoposti ad isolamento sociale assoluto in quanto affetti dal virus dell’Ebola sono stati oggetto di stigma sociale da parte dei loro conoscenti e vicini di casa, che hanno successivamente diradato le frequentazioni con loro.

Fra le variabili elicitate dall’isolamento sociale, quelle che hanno un impatto psicologico più negativo sono rappresentate dalla noia provata e dalla mancanza di comunicazione con l’alterità. A questo riguardo, sembra che le comunicazioni telefoniche leniscano in parte gli effetti sfavorevoli di questa carenza.

In conclusione, l’isolamento sociale che si verifica nel corso delle pandemie, come quella da COVID - 19, va a svilire uno dei bisogni più importanti dell’essere umano, che è quello di vivere la socialità. Gli effetti psicologici dell’isolamento sono notevoli ed innumerevoli. Essi sono rappresentati prevalentemente dai disturbi d’ansia, dai disturbi del tono dell’umore e dai disturbi del sonno. In soggetti che sono stati in isolamento sociale perché infettati dal virus, nei mesi successivi alla guarigione si evidenziano i sintomi di un disturbo da stress post- traumatico.


Riferimenti Bibliografici

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 copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 3, Marzo 2021
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