- Categoria: Adolescenza e disagio giovanile
- Scritto da Redazione
Il ruolo trasformativo della comunità educativa. Cambiamenti nei profili psicologici di adolescenti con comportamenti devianti
L'articolo analizza l’evoluzione del funzionamento psicologico di un gruppo di adolescenti inseriti in comunità psico-socio-educative, valutati in due momenti attraverso il MMPI-A. I ragazzi presentano storie di vulnerabilità familiare, esperienze traumatiche e comportamenti a rischio. I risultati evidenziano una riduzione significativa delle condotte impulsive e oppositive, associata a un aumento dei vissuti internalizzanti, della somatizzazione e del ritiro relazionale. Il contesto comunitario appare quindi efficace nel contenimento comportamentale e nella regolazione esterna degli impulsi, ma favorisce l’emergere di una sofferenza emotiva più interiorizzata. I dati sottolineano la necessità di integrare l’azione educativa con interventi clinici orientati alla mentalizzazione e all’elaborazione emotiva. Per educatori e servizi, il miglioramento comportamentale non deve essere interpretato come esito conclusivo, ma come una fase evolutiva che richiede continuità progettuale e lavoro multiprofessionale.
This study examines the evolution of psychological functioning in a group of adolescents placed in psycho-socio-educational residential communities, assessed at two time points using the MMPI-A. The youths presented histories of family vulnerability, traumatic experiences, and risk behaviors. Results show a significant reduction in impulsive and oppositional behaviors, accompanied by an increase in internalizing symptoms, somatization, and social withdrawal. The community setting appears effective in behavioral containment and external regulation of impulses, while also facilitating the emergence of more internalized emotional distress. Findings highlight the need to integrate educational action with clinical interventions focused on mentalization and emotional processing. For educators and services, behavioral improvement should not be considered a final outcome, but rather a developmental phase requiring continuity of care and multiprofessional collaboration.
Introduzione
Kerres ed Emunah sono società cooperative sociali con sede in Capaccio Paestum (SA), rispettivamente attive dal 2011 e dal 2018. Le cooperative operano nel settore dei servizi alla persona, con particolare attenzione all’accoglienza e al supporto di minori in difficoltà e/o a rischio, inviati dai servizi sociali territoriali o dai Tribunali per i Minorenni, e ai servizi territoriali per l’integrazione e l’inclusione. Si tratta di Enti del Terzo Settore specializzati nella tutela, nell’educazione e nella cura dei giovani che vivono situazioni di fragilità familiare, sociale o psicologica. Il loro intervento si colloca all’interno del sistema nazionale di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza delineato dalla normativa vigente, in particolare dalla Legge n.184/1983, da ultimo modificata dalla Legge n. 149/2001, che ha ridefinito il diritto del minore a crescere in un ambiente idoneo allo sviluppo affettivo ed educativo, prevedendo l’inserimento in comunità solo se necessario e come misura di tutela alternativa e temporanea rispetto al contesto familiare. In caso di necessità di salvaguardia e protezione del minore da grave pericolo, la pubblica autorità può disporre anche l’inserimento d’urgenza (art. 403 Codice Civile). Questo quadro è integrato dalle previsioni normative del D.lgs. 272/1989 e D.lgs. 121/2018 per minori autori di reato.
In ogni caso, per Kerres ed Emunah la comunità non rappresenta un semplice luogo di collocamento, ma un contesto relazionale strutturato, con funzioni regolativa, riparativa ed evolutiva, capace di offrire stabilità affettiva, prevedibilità delle regole e continuità educativa. In sintesi, essa diviene dispositivo di protezione integrato nella rete istituzionale, in stretta collaborazione con servizi sociali, Autorità Giudiziaria per i Minori e famiglia, contribuendo alla costruzione del progetto di vita del minore. La mission non si limita al semplice accoglimento del minore, ma si articola in un progetto educativo e/ rieducativo complesso, volto a offrire percorsi personalizzati che valorizzino le potenzialità di ciascun ragazzo. L’obiettivo dichiarato è fornire un contesto capace di coniugare protezione, crescita personale, autonomia e sviluppo emotivo attraverso un lavoro continuativo sulla persona in tutte le sue dimensioni.
A contraddistinguere questo modello di intervento è la forte multidisciplinarità: educatori professionali ed operatori sociali sono affiancati da équipe interne composte da psicoterapeuti, psicologi, neuropsichiatri, sociologi, pedagogisti e altri specialisti (esperti legali, musicoterapeuti, etc.) che collaborano al costante monitoraggio del progetto, che segue la definizione di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) approvato dai Servizi invianti. Questo documento, aggiornato periodicamente in base ai progressi e alle criticità del minore, guida l’intero percorso educativo e terapeutico, consentendo un accompagnamento graduale e costante.
L’approccio complessivo si ispira a una visione inclusiva che punta non solo a garantire sicurezza e tutela, ma anche a promuovere l’integrazione sociale, la maturazione personale e l’autonomia, funzionali al possibile reinserimento. Il lavoro è orientato affinché il minore acquisisca competenze relazionali, emotive e pratiche, utili a costruire il proprio futuro, riducendo il rischio di emarginazione e favorendo percorsi di responsabilizzazione che prevengano nuove condotte devianti.
In questa prospettiva la comunità educativa assume anche una funzione di contesto regolativo dello sviluppo: la quotidianità condivisa, la ritualità delle attività, la presenza costante degli adulti di riferimento e la mediazione educativa delle relazioni tra pari costituiscono strumenti di riorganizzazione dell’esperienza affettiva del minore. Attraverso tali dispositivi, il contesto comunitario agisce come ambiente contenitivo e ristrutturante, favorendo l’interiorizzazione delle regole, la costruzione dell’identità e lo sviluppo delle competenze socio-emotive. In questa realtà, l’accompagnamento educativo individualizzato non è solo accoglienza, ma un percorso che mira alla crescita globale del minore. Ogni ragazzo è inserito in attività pensate per stimolare le proprie capacità, sviluppare competenze emotive e sociali, rafforzare l’autonomia personale e migliorare il benessere psicofisico.
L’attenzione costante all’inclusione sociale è uno degli elementi più distintivi del lavoro svolto. L’obiettivo finale non è sostituire la famiglia né limitarsi a un’accoglienza protettiva, ma favorire un processo di integrazione che permetta al minore di sentirsi parte della comunità, di costruire relazioni significative e di sviluppare una visione positiva e attiva del proprio futuro. La comunità si configura pertanto come uno spazio di passaggio tra protezione e partecipazione sociale, in cui la tutela si traduce progressivamente in competenza e autonomia.
Questo studio riporta dati raccolti nella Comunità “Gruppo Asteri SE” e monitorati e valutati dall’Università di Salerno, in virtù dell’accordo di ricerca con la Cattedra di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione del Dipartimento di Medicina, Chirurgia, Odontoiatria “Scuola Medica salernitana”.
L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli utenti registrati.
Autori: Eustachio Voza è Presidente della Comunità Psico-Socio- Educative Kerres ed Emunah, Capaccio Paestum (SA); Alessandro Vertullo è psicologo della Comunità Psico-Socio- Educative Kerres ed Emunah, Capaccio Paestum (SA); Giulia Savarese è docente di psicologia dello Sviluppo e dell'educazione presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia, Odontoiatria “Scuola medica salernitana”, Università di Salerno.
copyright © Educare.it - Anno XXVI, N. 2, Febbraio 2026

