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Teoria della Mente e neuroni specchio per capire il cyberbullismo

cyberbullismoNegli ultimi anni, in relazione all’uso sempre maggiore dei nuovi mezzi di comunicazione, il fenomeno del cyberbullismo ha assunto un grande rilievo tra adolescenti e pre-adolescenti. La comunicazione e le relazioni interpersonali sono processi molto complessi che richiedono l’impiego di strutture e componenti cognitive, tra cui la Teoria della Mente e il sistema dei neuroni specchio, entrambi ritenuti alla base dei meccanismi empatici. Poiché le aree cerebrali alla base della Teoria della Mente e del sistema dei neuroni specchio sono ancora in fase di sviluppo durante l’adolescenza, è plausibile che le abilità cognitive ad essi legate non siano ancora del tutto strutturate durante questo periodo dello sviluppo. L’articolo offre una lettura dell’aggressività agita on line a partire da tale prospettiva scientifica.

 

Introduzione

L’uso sempre più assiduo delle nuove tecnologie ha comportato il diffondersi di nuove problematiche che toccano sia i singoli individui che l’intera società. Tra queste, ha assunto grande rilievo il fenomeno del cyberbullismo, che coinvolge soprattutto adolescenti e pre-adolescenti e che negli ultimi anni è stato la causa, anche in Italia, di numerosi fatti di cronaca. Vista la complessità del fenomeno, non è semplice fornire una definizione di cyberbullismo; quella generalmente più condivisa è stata proposta da Smith e collaboratori (2008 p.1) che definiscono il cyberbullismo come "un atto aggressivo, intenzionale e ripetuto nel tempo, perpetrato da un gruppo o da un singolo contro una vittima, attraverso l’uso delle nuove forme di comunicazione".

Le principali forme di cyberbullismo si manifestano con l’invio di minacce o insulti attraverso messaggi privati o pubblici, il furto di identità, la condivisione di immagini o video imbarazzanti e l’esclusione di un soggetto da un gruppo (Juvenon e Gross, 2008; Patchin e Hinduja, 2010). Le conseguenze sulle vittime possono essere più o meno gravi e, in generale, è possibile distinguerle su due livelli diversi ma tra loro interdipendenti: comportamentale ed emotivo. A livello comportamentale è stata riscontrata una maggiore probabilità nelle vittime di cyberbullismo di sviluppare condotte ostili e delinquenziali, maggiore predisposizione a sviluppare dipendenza da alcol e fumo, tendenza all’isolamento sociale, oltre a un decremento nel rendimento scolastico (Hinduja e Patchin, 2007).

A livello emotivo, invece, si è riscontrata la presenza prevalente di emozioni negative (quali rabbia, tristezza e ansia sociale) con il rischio di sviluppare una vera e propria depressione. Tali sentimenti sembrano essere legati alla percezione della mancanza di sostegno, che caratterizza le interazioni online (Ybarra, 2004). Inoltre, chi è vittima di cyberbullismo sembra avere un’autostima più bassa rispetto ai coetanei (Patchin e Hinduja, 2010).

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autori: Giulia Franco, Silvia Vianzone, Eddy Chiapasco, Centro Studi Psicologia e Nuove Tecnologie onlus.

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 12, dicembre 2017
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