Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

La filosofia dialogale di F. Ebner e M. Buber. Riflessioni per una filosofia dell’esistenza

DialogoNell’ambito della filosofia del Novecento prende vita una sorta di “svolta dialogica” che punterà alla comunicazione interpersonale, alla reciprocità, alla centralità della relazione nell’ambito dei rapporti educativi. Il pensiero di Ferdinand Ebner e Martin Buber ben si inserisce in questa corrente di pensiero in quanto i due filosofi hanno visto nella relazione umana quella dimensione in grado di avvalorare la singolarità e l’unicità dell’individuo. L’articolo si addentra nel sostrato speculativo di tali riflessioni per mostrare la necessità di fondare/rifondare l’educazione sui principi che fanno della vita un’esperienza piena e soddisfacente.

As part of the philosophy of the twentieth century, it takes shape a sort of "dialogic turning point" that will aim to interpersonal communication, reciprocity and to the centrality of the relationship in the context of educational processes. The thought of Ferdinand Ebner and Martin Buber fits well into this way of thinking as the two philosophers saw in the human relationship a dimension capable of supporting the singularity and uniqueness of the human being. In this direction, the pedagogical issue that arises from these reflections will concern the need to constructively reflect on what theoretical bases a pedagogy of educational communication must lay today in terms of the philosophy of existence which, today more than ever, must be inspired by dialogic principles. Such a pedagogy of communication, therefore, may prove to be a continuous process of self-formation which, to lead to a sort of real transformation experience, will have to appeal to the strengthening of some fundamental assumptions of existence such as dialogue, confrontation and communication.

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Zygmunt Bauman, acuto interprete del nostro tempo

Zigmunt Bauman«Lo scioglimento diventa un processo continuo, niente ha il tempo di solidificarsi, è ciò che io chiamo “modernità liquida”. La modernità odierna, come i liquidi, non può assumere forma per lungo tempo».

Massimo esponente della sociologia contemporanea, Zygmut Bauman fornisce una attenta e incisiva interpretazione dei fenomeni di cambiamento sociale che si verificano nell’epoca moderna, sottoposta nel corso degli anni a modifiche sostanziali a causa della velocità con cui gli strumenti tecnologici si affermano come mediatori di conoscenza e di relazioni umane. In questo contesto i confini materiali e psicologici diventano terreno di confronto e, spesso, di scontro: «le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanità».

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La teoria di David A. Kolb e la sua applicazione ai musei

modello di Kolb

Il modello teorico di David Kolb, noto per il suo contributo scientifico al pensiero organizzativo, ha originato un notevole impatto sull’educazione degli adulti. Lo studioso americano immagina l’apprendimento come una spirale continua, ogni anello della spirale ha quattro punti attraverso i quali si concretizza l’acquisizione della conoscenza: l’esperienza concreta, osservazione e riflessione, la formazione dei concetti astratti, la sperimentazione attiva.

Per Kolb l’apprendimento è intimamente connesso alle esperienze pregresse, è un processo sociale che attinge ad altre sfere della propria esistenza e si combina alla reazione dell’individuo di fronte a nuove informazioni.

Tali principi, applicati in un contesto museale, suggeriscono di non prendere in esame soltanto la conoscenza acquisita durante la visita, ma il modo in cui l’individuo si accosta a questa esperienza, in base al suo personale stiledi apprendimento.

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Aspetti della riflessione pedagogica di Aldo Capitini

Uno degli aspetti che emergono con maggiore frequenza dalla saggistica relativa al pensiero di Capitini è certamente quello relativo al continuo confronto egli instaurò con i principali protagonisti della pedagogia europea e non solo. Può essere interessante focalizzare alcuni nuclei tutt’ora attuali del pensiero del pedagogista perugino, ricercandone le suggestioni e le influenze che egli ricavò da Montessori, Codignola, Don Milani e Gandhi.
Nella riflessione di Capitini, la scuola rappresenta il luogo eletto della formazione dell’uomo e del cittadino che si identifica per capacità critica ed impegno sociale. Tra i banchi si dovrebbero imparare non solo i saperi strumentali e quelli disciplinari, ma anche la pratica della non violenza attraverso un’educazione aperta ai valori universali ed alla dimensione religiosa, meta-empirica, seppur mai confessionale e dogmatica.

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