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Attraversare i confini. L'importanza di non dimenticare Paulo Freire
Henry Giroux in un interessante saggio definisce l'educatore brasiliano Paulo Freire un attraversatore di confini nella misura in cui ha dimostrato un serio impegno per allontanarsi dalle scontate posizioni della pedagogia classica (1).
Dal Brasile verso il resto dell'America Latina per poi giungere in Africa egli si è dedicato ai più poveri o, per usare le sue stesse parole, agli oppressi. Lavorando nelle favelas o bidonvilles, che si distendono nelle periferie delle grandi metropoli del Terzo Mondo, Freire si è assunto l'impegno di rispettare l'individualità ed il mondo di chi incontrava.
Egli non si pertanto recato nei quartieri poveri per trasmettere le conoscenze del mondo occidentale ma ha cercato di innanzitutto di sviluppare nelle popolazioni un proprio senso critico al fine di scoprire meglio la propria realtà. In parole povere il suo intento è stato quello di aiutare i popoli oppressi ad avere una propria visione dinamica della realtà e non a ricevere passivamente dei contenuti studiati a tavolino in qualche remota Università occidentale. Attraversare i confini dunque significa rendersi critico per meglio comprendere in che termini si può essere dei soggetti sfruttati da chi è economicamente e culturalmente più forte. Questo particolare atteggiamento educativo, inoltre, è utile perché si riscoprano voci dimenticate che possono così diventare seriamente produttive per il proprio popolo.
Parlando per metafore, secondo l'indicazione di Henry Giroux, dobbiamo immaginarci una grande casa dove millenari architravi e ogive ne sostengono la struttura principale. Distanziandosi dall'usuale significato di "casa" come luogo dove si mangia e si dorme, egli ne mantiene l'accezione di spazio che funge da riparo. Fuor di metafora questa casa rappresenta la cultura dominante, ossia la cultura occidentale ed ogni sostegno che le appartiene è un concetto ben fissato che crea sicurezza nelle popolazioni che vi ci si ritrovano ma, al contempo, demarca sempre più la differenziazione con chi è diverso da noi. Uscire da questo edificio ed essere capace dunque di attraversare la soglia equivale ad abbandonare l'idea che nel mondo vi è una sola cultura possibile.
Queste argomentazioni sono oggi sempre più importanti da recuperare proprio perché ci si trova sempre più nella necessità di lavorare sulla differenza in una prospettiva multietnica. Freire non deve essere dimenticato ma, al contrario, riscoperto per permettere agli educatori e ai genitori stessi di poter fare un serio lavoro sulle proprie certezze e di revisionare queste ultime per creare una società più giusta. Ciò che si auspica è una tensione continua al confronto perché solo così si può ottenere un reciproco e sano arricchimento. Va tuttavia sottolineato che la pedagogia degli oppressi che l'educatore brasiliano ha messo in atto non è campata per aria ma si basa su determinate metodologie e strutture. Ne è un esempio il nucleo didattico che ritroviamo nel concetto di pedagogia depositaria contrapposto a quello di pedagogia problematizzante. Nel primo caso si considera l'allievo un oggetto vuoto che nel corso dell'esperienza scolastica deve essere debitamente riempito di contenuti ben precisi. Nel secondo lo studente diviene soggetto attivo del proprio percorso in quanto l'insegnamento si basa essenzialmente sulla problematizzazione delle nozioni. Quest'approccio - proprio di Freire- è quello che porta le persone a porsi continuamente delle domande di senso verso ciò che esperimentano e vedono nella propria realtà.
La pedagogia proposta da Paulo Freire, in conclusione, è ricca di questi e molti altri spunti e ci porta dunque ad affermare a viva voce di non dimenticare questo grande maestro ma, al contrario, riscoprire la piacevolezza della lettura dei suoi scritti che vanno debitamente interpretati secondo il suo stile ossia con un serio e profondo sguardo critico.
Note:
1) Henry Giroux ha insegnato per sette anni nella scuola secondaria statunitense. Tra il 1984 e il 1986 si è avvalso del titolo di Associate Professor of Education and Distinguished Scholar all'Università di Miami (Ohio). Tra le sue opere ricordiamo Education Under siege (1985 - in collaborazione con Stanley Aronowitz).
Autore: Daniela Di Silvestro è laureata in Lettere moderne (orientamento pedagogico), si sta specializzando come "Esperto di raccordo tra istruzione, formazione e lavoro". Attualmente collabora con l'Università Bicocca nella redazione di un testo di pedagogia critica sulla formazione dell'operatore pedagogico.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001

