Stop the genocide poster

Aspetti della riflessione pedagogica di Aldo Capitini

Uno degli aspetti che emergono con maggiore frequenza dalla saggistica relativa al pensiero di Capitini è certamente quello relativo al continuo confronto egli instaurò con i principali protagonisti della pedagogia europea e non solo. Può essere interessante focalizzare alcuni nuclei tutt’ora attuali del pensiero del pedagogista perugino, ricercandone le suggestioni e le influenze che egli ricavò da Montessori, Codignola, Don Milani e Gandhi.
Nella riflessione di Capitini, la scuola rappresenta il luogo eletto della formazione dell’uomo e del cittadino che si identifica per capacità critica ed impegno sociale. Tra i banchi si dovrebbero imparare non solo i saperi strumentali e quelli disciplinari, ma anche la pratica della non violenza attraverso un’educazione aperta ai valori universali ed alla dimensione religiosa, meta-empirica, seppur mai confessionale e dogmatica.

Queste convinzioni risultano particolarmente significative se collocate nel contesto storico in cui sono state affermate. La scuola che Capitini sognava era molto lontana da quella ideologicamente uniforme e chiusa quale fu quella fascista, intrinsecamente portata a promuovere l'ostilità e la guerra. Egli propose la costituzione di gruppi di ricerca di studenti all'interno delle singole classi allo scopo di stimolare la libertà di critica, la discussione, un legame attivo o un dialogo cooperante tra studenti e insegnanti. Inoltre riteneva necessario intervenire anche sui contenuti didattici: nello studio della storia, ad esempio, è importante dare enfasi a quei personaggi che hanno promosso la cooperazione e la pace, che si sono distinti sul piano culturale, etico e giuridico. Soprattutto occorre insegnare il metodo non violento, attraverso il quale costruire una democrazia dal basso, definita omnicrazia, che implica anche l'uso della disubbidienza civile laddove questa si rende necessaria, in vista di maggiore libertà e giustizia per tutti.
Nella scuola di Capitini trovano spazio lo studio della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la visita di istituzioni pubbliche, il confronto con i sindacati.

Montessori e Codignola

Maria Montessori ha declinato il concetto di liberazione come quel metodo educativo che aiuta il bambino a conquistare la libertà ed a manifestarsi in modo spontaneo. Nel pensiero di Capitini tale significato viene accolto ma ampliato, guardando prima di tutto alla necessità di liberare il fanciullo da tutto ciò che gli impedisce o lo ostacola nella espressione della sua creatività. Una seconda accezione del concetto viene riferita alla capacità di stimolarlo alla riflessione personale e, in terzo luogo, alla necessità di decontestualizzarlo dall'ambito storico e naturale, valorizzandolo come soggetto portatore di creatività e libertà. Va da sé che per Capitini liberazione e religione siano strettamente congiunte poiché la liberazione indica una apertura ad una nuova realtà, ad una realtà che trascende il male nei suoi vari aspetti. Tale dimensione religiosa non è altrettanto colta dalla Montessori, della quale il pedagogista perugino non condivide neppure l'approccio esclusivamente psicologico, che pone eccessiva enfasi sull'ambiente o contesto fisico all'interno del quale si sviluppa la mente del bambino. Per Capitini l'ambiente fondamentale è l'atto educativo rivolto al discente da un insegnante investito di una responsabilità “profetica”.

Ernesto Codignola, contemporaneo di Capitini ma inizialmente partito da posizioni ideologiche opposte, si contraddistinse nel dopoguerra per l'esperimento della “Scuola-Città Pestalozzi”, in cui cercò di realizzare quell’attivismo pedagogico che oltreoceano John Dewey andava teorizzando. Alla scuola di Codignola, Capitini riconosce i seguenti meriti: promuove una vera e propria iniziazione alla democrazia, anche in chiave critica e di protesta sociale; incoraggia le tendenze spontanee del bambino e crea una elevata armonizzazione interna; incoraggia la socialità come processo di autoscoperta. Tuttavia il nostro autore non manca di rilevare come sia assente nella riflessione del collega un metodo preciso per contestare l'assetto sociale, che egli aveva individuato in quello non violento. Inoltre Capitini “rimprovera” a Codignola il non aver attribuito alcuna importanza alla dimensione religiosa, che egli ritiene fondamentale apertura all'altro.