Stop the genocide poster

La personalità non violenta secondo l'interpretazione di Giuliano Pontara

Giuliano Pontara -oltre a essere stato uno dei primi studiosi a introdurre in Italia la Peace Research e soprattutto lo studio sistematico della riflessione etico-politico di Gandhi- è stato uno dei fondatori della International University of Peoples' Institutions for Peace (IUPIP). Uno degli aspetti maggiormente sottolineati nella sua riflessione metaetica è stato indubbiamente lo studio- e le implicazioni anche in sede educativa- della personalità non violenta, studio condotto anche a partire dalla riflessione gandhiana sulla dimensione psicologica della non violenza. Scopo di questo breve articolo è proprio quello di mettere a fuoco le principali caratteristiche della personalità non violenta.

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Attraversare i confini. L'importanza di non dimenticare Paulo Freire

Henry Giroux in un interessante saggio definisce l'educatore brasiliano Paulo Freire un attraversatore di confini nella misura in cui ha dimostrato un serio impegno per allontanarsi dalle scontate posizioni della pedagogia classica (1).

Dal Brasile verso il resto dell'America Latina per poi giungere in Africa egli si è dedicato ai più poveri o, per usare le sue stesse parole, agli oppressi. Lavorando nelle favelas o bidonvilles, che si distendono nelle periferie delle grandi metropoli del Terzo Mondo, Freire si è assunto l'impegno di rispettare l'individualità ed il mondo di chi incontrava.

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La nascita psicologica del bambino nel pensiero di M. Mahler

Intorno agli anni '30 Margaret Mahler incominciò alcuni studi sullo sviluppo infantile, focalizzandosi sui bambini con psicosi.
I bambini con disturbo psicotico secondo M. Mahler non riescono a vedere l'oggetto umano nel mondo esterno e sono impossibilitati di interagire con esso. Il fatto di non riuscire a vedere l'oggetto umano nel mondo esterno sarebbe un'esemplificazione della sindrome autistica, mentre l'incapacità di interazione con un essere umano, se non a patto di vederlo come una parte inscindibile di sé, definisce la patologia simbiotica.

Verso il 1949 M. Mahler cominciò a pensare che le sindromi simil-schizofreniche infantili fossero in origine autistiche o simbiotiche.
Col suo gruppo di ricerca la Mahler sosteneva l'esistenza di un'origine comune della condizione umana e di conseguenza di un processo obbligato di separazione/individuazione nello sviluppo normale. In base a questo presupposto era maturata la credenza che le radici della psicosi infantile fossero situabili intorno all'anno e mezzo/2 anni circa del bimbo, periodo che coincide con la fase di separazione/individuazione.

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Esperienza e educazione nel pensiero di John Dewey

La produzione di John Dewey presenta una ricchezza di contenuti e direzioni difficilmente rinvenibili in altri pensieri del Novecento, trovando posto contributi che spaziano dalla filosofia alla psicologia, dalla pedagogia alla logica, dalla politica alla sociologia.
Si tratta, ed è bene sottolinearlo, di un disegno unitario che attraversa un lungo arco di tempo: dagli ultimi due decenni dell’Ottocento fino alla metà del Novecento.

Dewey, riflettendo sull'ampiezza e sul significato del proprio lavoro, cercò di individuare un nucleo concettuale che lo qualificasse, arrivando sempre a determinarlo nell’indagine intorno all’educazione e rifiutando di ritenere vera conoscenza quella che non avesse un’implicazione relativa all’agire umano.
Il processo educativo acquisisce, in tal modo, una funzione regolativa, vagliando ogni forma di pensiero secondo la possibilità di coniugare attività teorica e pratica, allontanando al contempo categorie interpretative prive di ogni funzione esplicativa.

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