- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
L'arteterapia in ambito pedagogico e didattico
L'arte è il contrario della disintegrazione. Perché la ragione propria dell'arte, la sua giustificazione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano e logorante, alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale e frammentaria, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà... La purezza dell'arte non consiste nello scansare quei moti della natura che la legge sociale censura come perversi o immondi, ma nel raccoglierli spontaneamente alla dimensione reale, dove si riconoscono naturali e quindi innocenti. La qualità dell'arte è liberatoria, e quindi, nei suoi effetti sempre rivoluzionaria (Pro e contro la bomba atomica, Elsa Morante)
Le espressioni artistiche hanno sempre accompagnato la storia dell’evoluzione dell’uomo: pensiamo ai graffiti che ci hanno raccontato la vita quotidiana delle antiche comunità preistoriche, alle costruzioni ancora misteriose degli imponenti megaliti che dominarono per venti secoli in tutta l’Europa. In quei tempi lontani il linguaggio non era ancora strutturato, si avvaleva di espressioni vocali semplici e poco organiche che comunque servivano a trasmettere simbolicamente le idee, i pensieri, le emozioni. La necessità di rappresentare il reale spinse gli uomini primitivi a riprodurre gli aspetti significativi della loro vita: le scene di caccia, gli animali, la lotta dell’uomo per la sopravvivenza. Le costruzioni imponenti come i dolmen e i menhir, ancora oggi oggetto di studio, rappresentavano un mezzo di comunicazione tra l’uomo e il divino, testimonianze della grandezza e onnipotenza di un dio sconosciuto rese oggetto di culto nella vita terrena. Per molto tempo l’arte, nelle sue varie manifestazioni iconiche e sonore è stata considerata una sorellastra delle forme più elevate del linguaggio come la poesia; il letterato, rispetto al pittore o allo scultore, ha usufruito spesso a pieno titolo della benevolenza dei vari personaggi storici alla corte dei quali egli era sempre presente per magnificare con varie composizioni la forza e l’orgoglio della nobiltà e del potere.
Bisogna arrivare a Leonardo da Vinci per delineare una netta separazione tra scienza ed arte. L’uomo vitruviano rappresenta lo studio scientifico della perfezione anatomica che viene rappresentata seguendo metodologie e tecniche matematiche e fisiche. Nella famosa immagine Leonardo cerca di coniugare il finito razionale con l’infinito incommensurabile, una sintesi mirabile del desiderio di conoscenza che la sua arte ha trasmesso nel corso degli anni fino ai giorni nostri. Verso la fine dell’800 molti intellettuali, artisti e medici riscoprirono le capacità riabilitative dell’arte, intesa come mezzo creativo della comunicazione non verbale, capace anche di riequilibrare gli stati psichici e fisici concedendo lo spazio catartico necessario per esprimere le potenziali risorse individuali in piena libertà.
V. Lowenfeld, studioso austriaco del disegno infantile, ha teorizzato l’analogia esistente tra l’organizzazione del pensiero e delle abilità cognitive individuali con gli stadi dello sviluppo artistico. L’espressione artistica, secondo Lowenfeld, rappresenta l’indicatore delle abilità emergenti del bambino in diversi campi: motorio, percettivo, linguistico, simbolico, sensoriale e spaziale. In ambito pedagogico Mario Lodi ha ritenuto la creatività un mezzo indispensabile per un equilibrato sviluppo emotivo e cognitivo del bambino che ha bisogno di raccontare e raccontarsi attraverso la parola, il gioco, le arti.
Per Winnicott l’arteterapia è considerata un “oggetto transizionale”, uno strumento creativo che accompagna il passaggio dall’attaccamento materno alla sua separazione in uno spazio chiamato potenziale. La visione totale e univoca che il bambino ha della madre necessita, nel tempo, di oggetti sostitutivi che possano allargare il campo dell’attenzione e sviluppare le conoscenze soggettive della realtà circostante. Questo passaggio alla realtà oggettiva rappresenta un territorio pervaso “dall’illusione…che, nella vita adulta è parte intrinseca dell’arte e della religione”. Gli oggetti, gli elementi del gioco e della libera espressione creativa, diventano strumenti che veicolano e rendono possibile la crescita e lo sviluppo cognitivo. Durante la crescita del bambino lo spazio della relazione interpersonale si estende al mondo circostante, i suoni, le forme degli oggetti sono gli stimoli più significativi per alimentare e strutturare le conoscenze individuali. In questo periodo è preponderante l’attività dell’emisfero destro del cervello in cui ha sede la creatività e la fantasia, la capacità di recepire e mettere in relazione gli elementi che costituiscono la realtà nel suo insieme come le singole parti nella tela di un quadro
L’arteterapia, applicata con esiti apprezzabili nelle situazioni di handicap, può essere estesa a tutti i bambini e in particolare a quelli che mostrano problematiche comportamentali e cognitive. La metodologia usata non è induttiva nel senso che non esistono progressioni o tappe per raggiungere un determinato risultato. Non è importante il fine da raggiungere né esiste un criterio di giudizio o valutazione per ciò che viene prodotto dal bambino, egli è libero di esercitare la sua creatività musicale o pittorica nell’ambito di un laboratorio in cui sceglie di usare i mezzi a lui più congeniali per prendere coscienza della propria soggettività ed esternare ciò che interiormente spesso è un groviglio di sentimenti ed emozioni represse. I linguaggi non verbali (i suoni, i segni e il linguaggio del corpo) rappresentano i canali espressivi più efficaci per la percezione del proprio sé e dell’altro. La relazione consente al bambino di stabilire un contatto con il mondo circostante superando le barriere dell’isolamento che determinano quasi sempre emarginazione e rifiuto, aggressività e frustrazione. Le rappresentazioni simboliche sbloccano e destrutturano una visione del mondo autistica in cui le paure e le forti emozioni sono vissute in piena solitudine senza poter essere esternate e rielaborate. L’arte di comunicare attraverso i linguaggi non verbali consente al bambino diversamente abile di diventare abilmente diverso e di esprimere le potenzialità e le risorse personali che altrimenti resterebbero latenti e sconosciute sia a se stesso che agli altri.
copyright © Educare.it - Anno XI, N. 9, Agosto 2011

