Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 5 - Maggio 2024

L’uso delle dimensioni e della prospettiva nei disegni dei bambini

disegni-bambiniL'articolo si focalizza sull'analisi dei disegni nei bambini dai tre agli undici anni ed in particolare di come cambia la loro concezione delle dimensioni e della prospettiva. Il disegno rappresenta una fonte inesauribile di informazioni, sia dal punto di vista emotivo che sociale. Ciò accade perché nell’esprimersi graficamente il bambino si diverte e, pur rivelando molto di sé attraverso tipici simbolismi, non sa di manifestarsi. Non soltanto gli aspetti contenutistici, ma anche quelli formali (spazio, prospettiva) possono fornire delle informazioni sulla personalità dei bambini e sui loro stati emotivi. Vediamo come.

Come cambia la concezione delle dimensioni

Il bambino esprime, nei dipinti e nei disegni, soprattutto ciò che lo ha particolarmente impressionato, perciò tende ad enfatizzare certi temi distorcendone le dimensioni. Se, ad esempio, un bambino di cinque, sei anni vuole esprimere graficamente il mal di testa disegna una grossa testa. Il bambino, in generale, non ha il “senso delle proporzioni”: può disegnare suo padre più alto di un albero o un fiore più grosso di una casa perché i suoi schemi di riferimento non sono gli stessi dell’adulto e le proporzioni che adotta hanno un significato affettivo. Il bambino enfatizza ciò che per lui è importante e minimizza o tralascia il resto. Importanti per questo contesto sono: gli apprendimenti recenti, gli amici, un’esperienza nuova, gli oggetti a cui è affezionato: tutti interessi che variano per età e per temperamento. Crescendo, la razionalità prende gradatamente il sopravvento ed i rapporti tra le parti diventano più realistici anche se per i temi più sentiti permane una certa sproporzione. Se, infatti, un ragazzo disegna tutti gli oggetti e le persone sempre nelle loro esatte proporzioni, senza mai dare risalto a nulla in particolare, significa che la sua partecipazione emotiva a ciò che rappresenta è scarsa.

Molti disegni infantili dai cinque anni in poi hanno un centro di azione intorno a cui gravitano le altre figure. Questo centro d'azione è in genere il motivo ispiratore dell’opera, e perciò se un fanciullo di sette-otto anni che vive in un ambiente sufficientemente stimolante disegna gli oggetti senza alcuna relazione tra di loro non solo lo fa per mancanza di tecnica, ma proprio perché non intende considerarli uniti. Se il fenomeno si protrae con insistenza dopo gli otto anni è quasi certamente dovuto ad un disadattamento psichico. L’adulto può comunque cercare d’indurre il bambino a stabilire collegamenti tra le varie parti del disegno invitandolo all’osservazione con domande indirette. Alcune volte però l’assenza di collegamento può essere provocata non tanto da cause psicologiche, quanto da forte impoverimento dell’ambiente di vita per assenza di stimoli e di esperienze, oppure dalla non abitudine al disegno nel caso di bambini non scolarizzati di zone depresse.

Più il bambino è piccolo più le dimensioni globali dei disegni sono grandi. Man mano che il bambino cresce e il controllo dei movimenti aumenta, le dimensioni del disegno diminuiscono ed esso acquista compattezza; se però le dimensioni sono troppo ridotte rispetto alla media dei disegni dei bambini di una data età significa che il bambino o ha scarsa energia perché è fisicamente gracile oppure è inibito. Non vi è invece nessuna correlazione tra dimensioni del disegno e intelligenza in quanto essa incide su altri fattori di rappresentazione spaziale. Un’analisi del disegno della casa ha evidenziato alcune differenze significative tra il modo di esprimersi di bambini di normale intelligenza e adattamento e bambini con difficoltà. Per esempio, a sei anni il bambino “normale” comincia a disegnare il tetto, i muri bidimensionali e le finestre ben spaziate, mentre il bambino con disagio a quell’età è ancora allo stadio dello scarabocchio o, nei casi migliori, alla casa con il tetto piatto e senza finestre. L’incapacità di disegnare le finestre sulla parete principale è frequente nei lavori di coloro che soffrono di disagio e dei più piccoli. La porta è invece disegnata dal 93 per cento di tutti i bambini, ma soltanto i più “intelligenti” vi aggiungono la maniglia. Dettagli come il portico, i gradini, il garage, il marciapiede, la boscaglia ecc., non appaiono quasi mai nei disegni del bambino “diverso” che spesso si caratterizzano anche per uno spostamento laterale dell’asse della casa.