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L’arte narrativa del disegno infantile

L’analisi della produzione grafica, strumento per lo studio e la comprensione della funzionalità psichica e dell’espressività simbolica, propone una considerevole quantità di variabili interpretative. Complice il confluire dei diversi orientamenti e della molteplicità delle opere dedicate all’argomento (dall’evoluzione degli studi psicologici, dalla psicologia della percezione alle ricerche sull’arte, dagli studi sul profondo ad orientamento psicoanalitico alla psicologia genetica evolutiva) che apportando continui contributi alla lettura interpretativa del disegno ne hanno ampliato l’importanza teorica valorizzando aspetti inizialmente trascurati.
Nel quadro di una prospettiva storico-evolutiva possiamo differenziare gli studi sull’argomento identificando tre periodi connotati da impostazioni teorico-pratiche via via influenzate dalla più ampia ricerca d’ambito psicologico e psicoanalitico:

  • Il primo, descrittivo-comparativo, in cui l’interesse per l’evoluzionismo presuppone che lo sviluppo dell’individuo segua leggi analoghe a quelle che presiedono lo sviluppo della specie; l’aspetto evolutivo-genetico del disegno infantile e le condizioni senso-motorie dell’attività grafica sono pertanto “la manifestazione di un particolare livello funzionale dell’organizzazione psichica in una prospettiva di comparazione della produzione artistica e dei suoi stadi evolutivi individuali e transculturali” (C. Sala, 1986)
  • il secondo, psicometrico, in cui la psicologia applicata e l’elaborazione di tutta una serie di strumenti tecnici di misurazione considerano il disegno un possibile indicatore del livello mentale, introducendo nuovi criteri per un’interpretazione sempre meno soggettiva e più standardizzata;
  • ed il terzo, proiettivo-interpretativo, in cui il disegno, come espressione di vissuti soggettivi, diventa la via d’accesso alle dinamiche del profondo.

L’emergere di nuovi orientamenti della psicologia genetico-evolutiva e cognitiva hanno infine agevolato il superamento del criterio tematico-cronologico a favore della valorizzazione di un io sempre più in grado di integrare risposte motorie e grafico-figurative per comunicare e raccontarsi attraverso un linguaggio narrativo “in cui i messaggi emotivi e razionali vengono esplicitati con il disegno” (C. Sala, 1986).
Il disegno infantile diventa pertanto sia una testimonianza della maturazione percettivo-motoria e cognitiva sia un momento altamente espressivo dei vissuti profondi e dei problemi che difficilmente trovano espressione verbale. In questa prospettiva la conoscenza delle sequenze evolutive risulta fondamentale “perché non si consideri deviante ciò che è semplicemente frutto dell’immaturità di una psiche che si sta sviluppando normalmente” (J. Di Leo, 1973, p. 18).

Fin dai primi giorni di vita il bambino osserva la realtà circostante e a pochi mesi di età è in grado di accorgersi che alcuni oggetti lanciati o trascinati contro le superfici producono delle tracce. La fondamentale scoperta della traccia aiuta il lattante a capire che un impegno del proprio apparato respiratorio gli permette di emettere tracce sonore udibili non solo da se stesso ma anche dagli altri. Il bambino impara così ad emettere suoni per poterne ricevere a sua volta: “un modo, forse il più soddisfacente a quell’età, di incidere sulla realtà modificandola e di imporre la propria presenza” (A. Oliverio Ferraris, 1973, p. 18).
Alcuni mesi più tardi alle prime conquiste di affermazione di sé si aggiungerà la scoperta di poter produrre anche tracce di tipo grafico, altrettanto efficaci quanto quelle sonore e con nuove interessanti potenzialità.
Se la traccia sonora dal carattere imperativo di immediata utilità svanisce frettolosamente, quella grafica rivela una maggior durata temporale e il vantaggio del distacco dalla persona che la produce, quasi un atto magico di duplicazione di sé a cui il mondo adulto non risponde con la stessa rapidità che impegna per reagire agli stimoli vocali ma che può osservare e su cui può riflettere e dialogare.