Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Monografie

Riconoscersi nell'altro: corpo e alterità

«Guardo le foto del mio album alla ricerca di indizi utili, non per sapere che faccia avevo quarant’anni fa, né come mi vestivo o mi pettinavo, né per scoprire un’inquietudine, un’ansia, una paura. Guardo le foto, per cercare  quella che ero negli occhi di chi mi stava fotografando. Cerco me, ma è qualcun altro che voglio vedere […] La fotografia mi rivela questa attitudine del corpo, che non sa stare chiuso ed è alla ricerca di sguardi che lo scoprano, lo conoscano, lo definiscano»(1).
Il corpo che ho, il corpo che sono, sono un corpo oppure ho un corpo: a partire da questa ambiguità costitutiva le scienze umane e sociali hanno riflettuto sulla complessa tematica della corporeità; un dilemma che ha attraversato anche la Pedagogia.

Essa, oggi, valorizza il Corpo-Persona, che diviene capace di intenzionarsi verso il mondo, di conferire senso agli oggetti proprio per il fatto stesso di incontrarli: vivendo, percependo, muovendoci, relazionandoci, comunicando, facciamo esperienza di ciò che avviene intorno a noi e, attraverso, il gesto e il movimento esprimiamo ciò che proviamo. Il pensarsi come Persona, in cui corpo, mente ed emozioni sono parte inscindibile l’una dell’altra, ci offre la possibilità di percorrere nuove strade educative.
La dimensione corporea è, infatti, da tempo al centro di un nuovo interesse nell’ambito pedagogico ed educativo. É impossibile, infatti, parlare dell’individuo senza presumere che stiamo parlando di un soggetto in carne e ossa: l’esistenza individuale è prima di tutto corporea e lascia intuire un impegno di sensi, gesti, posture, socialmente definite e potenzialmente comprensibili da parte della collettività che ci rendono integrati nel nostro ambiente.

«Il corpo oltre la sua straordinaria capacità di espressione, è anche un “attore” sociale, perché è proprio grazie alla nostra corporeità che possiamo entrare in relazione con l’alterità, esprimere le nostre emozioni ed essere protagonisti della nostra esistenza»(2).

Il corpo, in educazione, interessa come luogo di espressione e comunicazione di affetti, attraverso la postura, il volto, il movimento nello spazio, l’incontro con gli altri corpi. La Pedagogia può, allora, offrire alla Persona la possibilità di divenire Corpo-Soggetto, partendo dal presupposto che per  esistere, si ha bisogno di rispecchiarsi nell’Altro diverso da sé, nell’esperienza intersoggettiva, e che, per  riconoscersi, è necessario l’incontro con i corpi altri attraverso l’esperienza essenziale del “corpo a corpo”.


Essere nel corpo significa non solo Essere in virtù di sé stessi, ma inter-essere con ogni altra cosa e con gli altri. Inter-essere è una parola non riportata sui dizionari, ma, unendo il prefisso “inter” con il verbo “essere” otteniamo un nuovo significato: co-esistere.

«Guardando questa pagina, vedremo brillare la luce del sole. Senza luce del sole le foreste non crescono. Niente cresce in assenza della luce solare, nemmeno noi. Ecco perché in questo foglio di carta splende il sole. La carta e la luce del sole inter-sono […] Se guardiamo ancora più in profondità, vedremo nel foglio anche noi […] Nel foglio di carta è presente ogni cosa: il tempo, lo spazio, la terra, la pioggia, la luce del sole […], ogni cosa co-esiste»(3). 

Ma, anche nel nostro corpo co-esistono i polmoni, il cuore, i reni, il sangue, le emozioni, i pensieri; ogni forma non esisterebbe separata dalle altre, noi inter-siamo con gli altri: l’Essere umano, la Persona, racchiude in sé un universo fatto di esperienze, di emozioni, sensazioni, idee, relazioni. Esistere significa, non solo inter-essere, ma anche inter-agire. Il movimento stesso è da intendersi come un fenomeno affettivo che investite e coinvolge la persona, in ogni sua dimensione. In ogni  gesto, nella respirazione, negli sguardi, vi sono i rimandi che  invitano l’altro a partecipare ad una relazione, ad uno scambio.  Essi sono segni di apertura, di disponibilità al contatto e all’ascolto, di costruzione di un dialogo tonico, ai quali l’educazione dovrebbe guardare.

Anche Corpo e Identità inter-sono: una mutazione nel corpo porta ad un mutamento di identità e un mutamento di identità si riflette sul nostro corpo. Quindi, «non possiamo cadere nell’equivoco secondo il quale il problema dell’identità personale riguarda solamente il soggetto. Perché l’identità non è il soggetto e neppure nel soggetto. La nostra identità è davanti, dietro, intorno a noi; è nella relazione, nello scambio»(4).

Questo legame è circolare ed è chiaramente individuabile se consideriamo che i cambiamenti a cui sottoponiamo i nostri corpi sono, spesso, manifestazione simbolica della nostra stessa identità: il corpo diviene una superficie che comunica, esprime, segnala e rivela il sé. La nostra identità è, quindi, l’identità di tutte queste cose e i nostri numerosi io, di cui andiamo alla ricerca. Forse «non eravamo quella bicicletta rossa? Non eravamo quel quaderno o quel primo  rossetto» (5).

Riconoscere se stessi guardandosi dentro la propria storia significa specchiarsi nello sguardo dell’Altro e valorizzare il corpo come capace di raccontare stati d’animo e emozioni nostre e di chi non è noi. Esso narra con una forza superiore a quella del linguaggio verbale, dando vita al “dialogo primario”; quella comunicazione dialogica che crea le basi per la relazione che costruiamo con le emozioni nei primi giorni di vita, attraverso il con-tatto. Questo fa si che ci sia comunicazione sempre, a prescindere dall’intenzionalità del contenuto, perché comunicare è “mettere in comune”, stabilire una relazione con un Altro da noi, riconoscersi e riconoscere. Il mio esistere si specchia nell’esistere del tu. Io stesso divento tu per gli altri.

«È con il corpo che l’uomo ama, è con il corpo che l’uomo lavora, è con il corpo che l’uomo studia: è grazie alla “materialità” dell’esistenza che fa parte e interagisce con la società. L’uomo entra in relazione con l’ambiente attraverso la propria consistenza di “essere un corpo”»(6).

Non è  semplice organismo, ma è il “luogo” da cui si diramano il senso delle cose, i significati, il linguaggio, il tempo e lo spazio, da cui parte il mondo intero; se per noi è possibile conoscere il mondo, è perché siamo una corporeità produttrice di esperienze e di significati e non solo rappresentatrice di dati esterni a noi. L'essere un corpo vivente, comprendente, pulsante nel tempo, costituisce il dato fondamentale della vita e “spazio” di narrazione dell’esistere.


«Ogni suo tratto è una traccia indelebile, un ostacolo all'oblio, un segno che fa del corpo una "memoria" […] Il corpo ci rivela»(7). Esso è parola, comunicazione, racconto, costruttore e portatore di rimandi simbolici e di senso; è l’immagine stessa della nostra identità; “parla” e “racconta” il mondo interiore della Persona, ponendola in situazione di disponibilità positiva verso l’ascolto di sé stessa e degli altri; è portatore della nostra esperienza: «quei volti, i capelli, quegli occhi, quelle mani sono veramente stati nostri e in che modo lo sono ancora?»(8). Ogni ruga, ogni cicatrice è una traccia lasciata sul corpo dalla nostra stessa esistenza, dal modo in cui abbiamo vissuto o ci siamo lasciati vivere. Ogni segno ci racconta, narra la sofferenza o la gioia, che io sia bambino o adulto, la mia pelle porta con sé memorie, parla come se fosse scritta la mia storia personale.

La pedagogia dovrebbe allora partire dalla valorizzazione di ogni storia di ognuno, di ogni Corpo, di ogni colore, sapore, di ogni terra per arrivare a com-prendere le storie altre, perché educare significa, anche, dischiudersi al mondo; significa, soprattutto, interessarsi “all’altra gente”, di cui non sappiamo nulla e che non conosciamo perché non ci stanno vicini, o non condividiamo il nostro percorso di vita. Educazione è «altruismo, solidarietà, senso di fratellanza», è passione, «coraggio, idealità». Solo nell’impegno essa può trovare il meglio «della sua ancestrale missione […], cambiare le sorti umane. Offrendo ad ognuno una possibilità di rinascita e riscatto con il rinforzo di una collegialità di intenti che non annulli le differenze; poiché, ponendole al centro, rende l’altruismo una maniera di conoscersi attraverso chi non è me» (9). Solo così inter-essere diviene co-esistere.

 


Note:

1. Anna D’Elia, Diario del corpo, 2002, Milano, Unicopli, p . 17
2. Riccardo Sebastiani, Corporeità e vita emotiva, 2008, Perugia, Morlacchi
3. Thich Nhat Hanh, Essere pace, 1989, Roma, Astrolabio
4. Duccio Demetrio, Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, 1996, Milano, Raffaello Cortina
5. idem
6. Riccardo Sebastiani, op.cit.
7. Umberto Galimberti, Se il corpo diventa una password, in "La Repubblica" del 29 aprile 2004
8. Duccio Demetrio, op. cit.
9. Duccio Demetrio, L’educazione non è finita, 2009, Milano, Raffaello Cortina


Altri riferimenti bibliografici

Patrizia Becherini, Insegnare oggi. Manuale di base, 2005, Milano, RSC
Anna D’Elia, Diario del corpo, 2002, Milano, Unicopli
Umberto Galimberti, Il corpo, 1983, Milano, Felrinelli
Ivano Gamelli, Sensibili al corpo, I gesti della formazione e della cura, 2005, Roma, Meltemi
Michele Zedda, Pedagogia del Corpo, 2006, Firenze, ETS


Autore: Myriam Perseo, pedagogista, docente supervisore del tirocinio in Scienze della formazione Primaria di Cagliari, insegnante e formatore.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 6, Maggio 2011