Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Monografie

Riconoscersi nell'altro: corpo e alterità - Inter-essere

Essere nel corpo significa non solo Essere in virtù di sé stessi, ma inter-essere con ogni altra cosa e con gli altri. Inter-essere è una parola non riportata sui dizionari, ma, unendo il prefisso “inter” con il verbo “essere” otteniamo un nuovo significato: co-esistere.

«Guardando questa pagina, vedremo brillare la luce del sole. Senza luce del sole le foreste non crescono. Niente cresce in assenza della luce solare, nemmeno noi. Ecco perché in questo foglio di carta splende il sole. La carta e la luce del sole inter-sono […] Se guardiamo ancora più in profondità, vedremo nel foglio anche noi […] Nel foglio di carta è presente ogni cosa: il tempo, lo spazio, la terra, la pioggia, la luce del sole […], ogni cosa co-esiste»(3). 

Ma, anche nel nostro corpo co-esistono i polmoni, il cuore, i reni, il sangue, le emozioni, i pensieri; ogni forma non esisterebbe separata dalle altre, noi inter-siamo con gli altri: l’Essere umano, la Persona, racchiude in sé un universo fatto di esperienze, di emozioni, sensazioni, idee, relazioni. Esistere significa, non solo inter-essere, ma anche inter-agire. Il movimento stesso è da intendersi come un fenomeno affettivo che investite e coinvolge la persona, in ogni sua dimensione. In ogni  gesto, nella respirazione, negli sguardi, vi sono i rimandi che  invitano l’altro a partecipare ad una relazione, ad uno scambio.  Essi sono segni di apertura, di disponibilità al contatto e all’ascolto, di costruzione di un dialogo tonico, ai quali l’educazione dovrebbe guardare.

Anche Corpo e Identità inter-sono: una mutazione nel corpo porta ad un mutamento di identità e un mutamento di identità si riflette sul nostro corpo. Quindi, «non possiamo cadere nell’equivoco secondo il quale il problema dell’identità personale riguarda solamente il soggetto. Perché l’identità non è il soggetto e neppure nel soggetto. La nostra identità è davanti, dietro, intorno a noi; è nella relazione, nello scambio»(4).

Questo legame è circolare ed è chiaramente individuabile se consideriamo che i cambiamenti a cui sottoponiamo i nostri corpi sono, spesso, manifestazione simbolica della nostra stessa identità: il corpo diviene una superficie che comunica, esprime, segnala e rivela il sé. La nostra identità è, quindi, l’identità di tutte queste cose e i nostri numerosi io, di cui andiamo alla ricerca. Forse «non eravamo quella bicicletta rossa? Non eravamo quel quaderno o quel primo  rossetto» (5).

Riconoscere se stessi guardandosi dentro la propria storia significa specchiarsi nello sguardo dell’Altro e valorizzare il corpo come capace di raccontare stati d’animo e emozioni nostre e di chi non è noi. Esso narra con una forza superiore a quella del linguaggio verbale, dando vita al “dialogo primario”; quella comunicazione dialogica che crea le basi per la relazione che costruiamo con le emozioni nei primi giorni di vita, attraverso il con-tatto. Questo fa si che ci sia comunicazione sempre, a prescindere dall’intenzionalità del contenuto, perché comunicare è “mettere in comune”, stabilire una relazione con un Altro da noi, riconoscersi e riconoscere. Il mio esistere si specchia nell’esistere del tu. Io stesso divento tu per gli altri.

«È con il corpo che l’uomo ama, è con il corpo che l’uomo lavora, è con il corpo che l’uomo studia: è grazie alla “materialità” dell’esistenza che fa parte e interagisce con la società. L’uomo entra in relazione con l’ambiente attraverso la propria consistenza di “essere un corpo”»(6).

Non è  semplice organismo, ma è il “luogo” da cui si diramano il senso delle cose, i significati, il linguaggio, il tempo e lo spazio, da cui parte il mondo intero; se per noi è possibile conoscere il mondo, è perché siamo una corporeità produttrice di esperienze e di significati e non solo rappresentatrice di dati esterni a noi. L'essere un corpo vivente, comprendente, pulsante nel tempo, costituisce il dato fondamentale della vita e “spazio” di narrazione dell’esistere.