Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

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La formazione permanente: questioni psicologiche - Seconda parte

Risulta evidente a questo punto che a sollecitare una riflessione sulla formazione permanente delle persone sia la prospettiva dell’adattamento come risultato all’apprendimento. Tale prospettiva si collega all’esistenza delle fasi di transizione dovute a cambiamenti interni (dovuti allo sviluppo, continuo per tutto l’arco della vita) ed esterni (passaggi di ruoli e di status), i primi testimoniati dal passaggio significativo dalla psicologia dell’età evolutiva alla psicologia dello sviluppo [8].

La formazione permanente diviene, così, obiettivo primario ed ineludibile di percorsi formativi, veramente tali in quanto in grado di guidare all’assunzione di comportamenti efficaci nelle varie situazioni esistenziali, caratterizzate da un certo livello di instabilità per i cambiamenti interni ed esterni. Essa si sostanzia di acquisizioni relazionate al livello e al potenziale di sviluppo individuale [9], oltre che alle sfide del contesto di appartenenza che richiedono la soluzione di determinati compiti di sviluppo ai fini dell’adattamento. Le acquisizioni così accolte, interiorizzate, sono quindi convertibili in comportamenti funzionali allo sviluppo, "trasferibili" nelle varie situazioni esistenziali, perché saldamente intessute nella realtà dell’essere personale [10].

Una precisazione merita, a questo proposito, la concezione di sviluppo psicologico, per i pregiudizi legati a una mentalità, non ancora completamente estirpata, che lo colloca solo in determinate fasce di età, frammentandone le dimensioni [11]. Esso, al contrario, esteso per tutto l’arco vitale, riguarda la persona come «realtà unica e indivisibile» [12], considerata nell’interconnessione delle sue dimensioni (cognitiva, emotiva, fisica, morale, sociale, religiosa, affettiva, psicomotoria)[13]. Ogni influenza intenzionale o non intenzionale in ciascuna area direziona lo sviluppo psicologico della persona, facendolo avanzare, arrestandolo, o portandolo a regredire [14]. Questo a conferma che l’idea stessa di educazione, correlata alla formazione permanente, non può non indirizzarsi alla persona considerata nell’interezza del suo essere.

In sintesi, la formazione permanente delle persone deve tener conto della realtà dell’essere degli attori coinvolti nel processo educativo, dei prerequisiti educativi nei termini di acquisizioni precedenti, del livello e del potenziale di sviluppo individuale espresso attraverso la «domanda educativa», delle attese, esigenze e sfide del contesto di vita, pur nell’assunzione necessaria dei limiti e degli aspetti critici dello stesso contesto.

 

 


Note:

 

1) A. FONZI (a cura di), Manuale di psicologia dello sviluppo. Storia, teorie e metodi. Lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale nel ciclo di vita, Giunti, Firenze, 2001, pag.43.
2) Ibidem.
3) «Gli studi degli ultimi decenni, (…) hanno contribuito a cambiare questa prospettiva. Ci si è resi conto, anzitutto, che l’età adulta non è affatto quel periodo di stabilità che si riteneva». Ivi pp.43-44.
4) Giacomo Giacomo è professore associato di Psicologia dello Sviluppo nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi “Aldo Moro”di Bari, oltre ad insegnare nella Facoltà Toelogica Pugliese (Istituto Teologico Pugliese “Reginae Apuliae” di Molfetta).
5) G. MARTIELLI, La formazione degli educatori tra problemi e proposte, in AA.VV., Accoglienza e solidarietà. Prendersi cura dell’infanzia, Fasano (Br), Schena, 1994, pag.2.
6) Questi studi hanno dimostrato che «il declino delle funzioni psichiche degli anziani non è affatto inevitabile, ma risulta legato a negative condizioni personali, familiari, lavorative ed in genere sociali e che gli anziani sono capaci di nuove ristrutturazioni, modificazioni e sviluppi. In particolare, gli studi sull’intelligenza hanno dimostrato l’esistenza di due forme diverse di intelligenza, fluida e cristallizzata, per cui «alcuni aspetti dell’intelligenza (quali la comprensione delle situazioni sociali, il linguaggio, il sapere culturale), possono aumentare lungo il ciclo di vita, mentre altri (la velocità di percezione, l’orientamento spaziale, il trattamento dell’informazione) sono maggiormente soggetti a declino». A. FONZI, op.cit., pp.44-45.
7) L’apprendimento è qui inteso come un processo di acquisizione di comportamenti persistenti ai fini dell’adattamento. «Il verbo apprendere, cioè, oltre ad indicare un senso di appropriazione, indica anche un senso di cambiamento: ad apprendimento concluso, il soggetto registra una modificazione del proprio comportamento». G. MARTIELLI, La base educativa: il processo di trasferimento del sapere, in AA. VV., Esigenza educativa ed esperienza di fede, Bari, Ecumenica editrice, 1994, pag.2.
8) A. FONZI (a cura di), Manuale di psicologia dello sviluppo, op.cit., pag.43.
9) Il potenziale di sviluppo individuale fa riferimento alla nozione scientifica, introdotta da Vygotskij, di «zona di sviluppo prossimale». Essa, non quantificabile attraverso strumenti psicologici, ma rilevabile attraverso una lettura della domanda educativa in relazione alla soluzione di compiti specifici, indica il livello superiore di sviluppo al quale il soggetto può accedere se supportato da un adulto o da un coetaneo competente. Per Vygotskij, quindi, l’efficacia dell’insegnamento è legata al fatto di inserirsi all’interno della zona di sviluppo prossimale. Se ritorno al già citato passaggio degli ultimi decenni dalla psicologia dell’età evolutiva alla psicologia dello sviluppo, questa prospettiva d’insegnamento-apprendimento risulta estesa a tutto l’arco vitale (per cui non è solo il bambino che necessita dell’adulto o del coetaneo competente quali sostegni o facilitatori dello sviluppo). F. CARUGATI, P. SELLERI, Psicologia dell’educazione, il Mulino, Bologna, 2001, pp. 50-54.
10) L’evento educativo è autenticamente formativo se comprende la realtà dell’essere degli attori coinvolti e se produce cambiamenti o miglioramenti in direzione dell’essere. Pertanto, «l’idea di educazione va correlata all’idea dell’essere e non a quella del fare e del sapere, isolatamente considerate: in modo dinamico e continuo, l’essere genera e valorizza il fare e il sapere; il fare e il sapere sviluppano ed incrementano l’essere».G. MARTIELLI, Homo moralis, Aspetti psicologici e processi formativi, Vivere in, Roma, 2004, pag.20.
11) G. MARTIELLI, Homo moralis, op.cit., p.14.
12) Ibidem.
13) Ivi, pag.17.
14) Ivi, pag.18.


Autore: Annalisa Scialpi è Laureata in Scienze Pedagogiche e si occupa di consulenza pedagogica, con particolare riguardo alle fasi di transizione evolutiva, collaborando con associazioni di sostegno alla persona.
Nel novembre 2011 ha pubblicato e presentato la sua prima raccolta poetica Del mio sangue ti aspersi, edito dalla Aletti Editore.


copyright © Educare.it - Anno XII, n. 6, maggio 2012