Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Monografie

Cronopedagogia: tempo e spazio, dimensioni educative

Nel nostra società, che rivendica con orgoglio il primato della civiltà, si vanno intensificando le richieste da parte di genitori e docenti di interventi specialistici per i ragazzi che, pur non avendo alcun tipo di patologia, né fisica né psichica, soffrono di evidenti disagi: manifestano infatti, comportamenti aggressivi, difficoltà di relazione con i compagni e con i docenti, difficoltà ad accettare le regole, disinteresse verso l'apprendimento scolastico, consumo eccessivo di fumo, alcol, droga, cibo, internet gioco d'azzardo. Tutto questo, si riscontra quotidianamente nella scuola e nella famiglia che, nonostante l'impegno di progettazione e di accompagnamento, possono perdere efficacia nel loro ruolo educativo.

Paradossalmente sia la scuola che la famiglia come agenzie educative vivono una contraddizione intrinseca: sono i luoghi in cui si manifesta il disagio, ma a volte, sono essi stessi fonte di disagio. Come intervenire perché i ragazzi che vivono il disagio della crescita e del cambiamento non lo trasformino in disagio patologico? Quali strumenti dare alla scuola e alla famiglia per affrontare l'emergenza educativa?

Per rispondere a questi interrogativi non si può prescindere da alcune preliminari considerazioni di ordine pedagogico.
La vita, come unità bio-psicologica in continuo divenire, matura attraverso due dimensioni: il tempo e lo spazio.
Il tempo è un tempo soggettivo, che riguarda la maturazione biologica delle strutture cognitive-affettive proprie della persona; lo spazio è invece, uno spazio oggettivo, offerto dalla cultura e dalla società che aspetta di essere " soggettivizzato" attraverso l'esperienza vissuta.
Questo processo di elaborazione si identifica come processo di apprendimento, in cui la persona che riesce a mettere in relazione il suo tempo con lo spazio (esperienza vissuta) costruisce se stesso nella prospettiva dell'autorealizzazione.

Nella società globalizzata la relazione tra spazio e tempo sembra essere conflittuale e diseducativa tanto che a volte lo spazio sovrasta il tempo; oggi è lo spazio che da il ritmo al tempo e non viceversa.
Lo spazio dell'esperienza non segue il tempo personale, infatti non si ha il tempo di vivere appieno l'esperienza e di maturarne il valore, perché cambia continuamente lo scenario.
Lo spazio, sempre più tecnologico, che cambia repentinamente chiede al ragazzo di essere veloce nell'interiorizzare e nell'apprendere, nel crescere, nell'accelerare l'adultità.