Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Monografie

Il lifelong learner tra rischi e sfide della contemporaneità

I cambiamenti storici, con particolare riferimento alla “svolta antropologica” del '68, che hanno portato ad una società complessa e pluralistica,hanno reso necessario un ripensamento dell’idea di educazione1. Essa, oltre al suo ruolo specifico di attualizzazione delle potenzialità personali, è chiamata ad affrontare le sfide di un contesto sociale sempre più incerto, problematico, aperto a possibilità e, insieme, a rischi inediti, che lo rende non più “pensabile” secondo il vecchio modello di impostazione funzionalista e integrazionista dell’educazione rispetto a un presunto ordine sociale2.

Ai cambiamenti sociali e alle tensioni connesse, sfociate nelle varie contestazioni a partire dal ’683 fa seguito, infatti, la desacralizzazione dell’autorità su cui era precedentemente imperniata l’asimmetria del rapporto educativo, teso alla trasmissione di conoscenze e valori sociali alle nuove generazioni, membri “immaturi” della società4 e va in crisi il modello formativo scuolacentrico e della sua perfetta fungibilità rispetto alla società5.

Il modello educativo scuolacentrico lascia il posto al policentrismo formativo, che implica relazioni tra i diversi poli e attori del processo formativo. Alla scuola viene assegnato, così, anche il ruolo di coordinamento delle varie agenzie, unite in una logica di rete secondo l’idea di “sistema formativo integrato”6. Alla perdita di centralità della scuola quale agenzia unica, deputata alla formazione, subentrano, nel contesto attuale, una varietà di iniziative formative istituzionali, private o promosse da associazioni di volontariato7. Queste, aperte alle diverse fasce d'età, sostengono, inoltre, l'idea che la formazione duri e sia necessaria per tutto l'arco vitale.

Oggi, l’idea che i destinatari del processo formativo non siano soltanto le nuove generazioni, ma che l’apprendimento duri per tutta la vita sembra essere, almeno formalmente, pienamente assunta.

Nasce così un nuovo modello di individuo: il lifelong learner, cioè “colui che apprende per tutta la vita”, avendo come meta l’autorealizzazione8. Una delle sue caratterizzazioni fondamentali risulta, perciò, la competenza ad apprendere. Questa diviene funzionale al processo educativo nel momento in cui si affianca alla capacità di selezionare, “leggere”, interpretare e organizzare le varie esperienze all’interno di un progetto educativo coerente e unitario. Esso è tale, inoltre, in quanto tiene conto di tutte le dimensioni della persona, il cui sviluppo avvicina alla meta dell’autorealizzazione.

Sorgono, però, in riferimento a questa figura e alle relative considerazioni, degli interrogativi: cosa si intende, con precisione, per autorealizazione? E, ancora, chi aiuta colui che apprende a coordinare le varie e possibili scelte formative in un itinerario coerente, evitando la dispersione e la frammentazione delle esperienze?

La risposta alla prima domanda fa riferimento al fondamento antropologico che sorregge il nostro discorso educativo. La persona è perciò considerata nell’unità e nell’interdipendenza delle varie dimensioni che la caratterizzano9, e l’atto educativo come finalizzato all’attenzione a tutte queste dimensioni, in direzione del corretto sviluppo psicologico10, per tutto l’arco vitale.