- Categoria: Monografie
- Scritto da Caterina Maria Feo
L’uomo contro l’umano. Educazione e tecnocrazia in Gabriel Marcel
L’incedere della tecnocrazia è tra i fattori che hanno contribuito maggiormente alla mutazione antropologica contemporanea. L’essere umano del XXI secolo sembra infatti condurre un’esistenza progressivamente orientata verso logiche utilitaristiche e produttivistiche, che tendono a ridurre la complessità dell’esperienza umana. In questo quadro, una nuova idea di uomo, plasmata dalla razionalità tecno-scientifica, si afferma in una temperie culturale esposta al rischio di disumanizzazione. L’articolo argomenta che, in tale contesto, l’educazione è chiamata non solo ad adattarsi ai cambiamenti in atto, ma anche a recuperare le condizioni che rendono possibile un processo integrale di promozione della persona. Muovendo da queste premesse, il contributo propone una riattualizzazione del pensiero di Gabriel Marcel, evidenziandone la rilevanza per una riflessione pedagogica contemporanea orientata alla dimensione interrogativa e riflessiva dell’umano.
Technocracy is among the factors that have most significantly contributed to the contemporary anthropological transformation. Indeed, human beings in the twenty-first century appear to lead an existence increasingly shaped by utilitarian and productivist logics, which tend to reduce the complexity of human experience. Within this framework, a new conception of the human being—shaped by techno-scientific rationality—is emerging in a cultural context marked by the risk of dehumanization. The article argues that, in such a context, education is called not only to adapt to ongoing changes but also to recover the conditions that make possible an integral process of personal development. On this basis, the contribution proposes a re-actualization of the thought of Gabriel Marcel, highlighting its relevance for a contemporary pedagogical reflection oriented toward the interrogative and reflective dimensions of the human condition.
Introduzione
La rapidità dell’avanzamento tecnoscientifico, in particolare nel mondo occidentale, ha ridefinito non solo gli strumenti e le modalità con cui l’uomo si rapporta alla realtà, ma anche il modo in cui pensa e organizza la propria esistenza. Complice l’affermarsi di un sistema assiologico di matrice utilitarista, economica e produttivista, il soggetto-persona appare sempre più schiacciato sulla dimensione strumentale e progressivamente meno capace di interrogarsi sul senso della propria esistenza.
In questo contesto, l’articolo sostiene che l’espansione del paradigma tecnocratico non si limita a trasformare strumenti e contesti dell’esperienza umana, ma incide anche sulla struttura antropologica dell’individuo, ridefinendone il rapporto con il pensiero, il senso e la trascendenza. Ne consegue che l’educazione non è soltanto chiamata ad adattarsi ai cambiamenti in atto, ma a svolgere una funzione critica e orientativa, recuperando le condizioni di un autentico processo di umanizzazione. Questa ipotesi si inserisce nel quadro di una più ampia mutazione antropologica che caratterizza il tempo presente. Per interpretarla, il contributo assume come riferimento il pensiero di Gabriel Marcel, la cui riflessione consente di cogliere con particolare lucidità i rischi di disumanizzazione connessi al predominio della tecnica, mantenendo al contempo aperta la prospettiva educativa fondata sulla speranza.
L’unidimensionalità tecno-scientifica e il rischio di disumanizzazione
L’analisi critica condotta da Marcel sulla condizione dell’uomo contemporaneo denuncia, sostanzialmente, un processo di disumanizzazione in atto che riduce la persona ad un fascio di funzioni e la sua esistenza alla dimensione dell’avere. Marcel denuncia il clima antispirituale che toglie all’uomo la possibilità – che è, a suo avviso, l’unica e l’ultima – di appellarsi a un ordine superiore che gli consenta di trascendere la dimensione meramente materiale dell’esistenza e di sviluppare la riflessione e l’attitudine contemplativa necessarie a alimentare la vita del pensiero. Il risultato di tale condizione è un essere umano che non è integralmente coltivato in tutte le sue dimensioni, quindi, che rischia di dimenticare cosa significhi essere.
Gabriel Marcel è un filosofo fuori dagli schemi che si rifiuta di incapsulare il proprio pensiero in una singola corrente filosofica. La sua è una filosofia concreta che si lascia interrogare dalle domande più urgenti che la realtà pone e, pur non essendo propriamente esistenzialista, resta una filosofia dell’esistenza. Egli, pensatore attivo nella Francia del Novecento, abita un tempo complesso in cui comincia a ravvisare un rischio di disumanizzazione, un profondo cambiamento verso il trionfo tecnocratico. È proprio tale condizione storica e culturale che spinge Marcel a cercare nella filosofia gli strumenti più concreti per rispondere a nuovi interrogativi esistenziali; di fronte ad essi, l’uomo necessita, se non di trovare una risposta compiuta, almeno di cominciare a indagare. Il punto di partenza di ogni riflessione filosofica di Marcel, infatti, si individua nelle forme concrete dell’esperienza umana: è la vita stessa, nella sua tragicità, che pone le domande, interroga il filosofo e chiede di essere osservata, compresa, spiegata. Per tali ragioni, l’analisi critica compiuta da Marcel sui cambiamenti in seno alla sua contemporaneità risulta un efficace spunto di riflessione, in un’epoca come quella attuale che potremmo ancora, marcelianamente, definire in frantumi (Marcel, 1975).
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Autrice: Caterina Maria Feo, dottoressa in Scienze Pedagogiche, si è laureata con lode presso l’Università degli Studi di Salerno, con una tesi sulla riattualizzazione, in chiave pedagogica, del pensiero di Gabriel Marcel.
copyright © Educare.it - Anno XXVI, N. 5, Maggio 2026

