- Scritto da Simona Perfetti
- Categoria: Monografie
La dimensione affettiva come scommessa educativa
L’articolo focalizza lo stretto legame tra formazione della persona e la comunicazione, entro il quale emerge il valore pedagogico, sociale e civico della dimensione affettiva. L’autrice sostiene il tema con una rassegna degli autori più rappresentativi del pensiero Occidentale. La tesi di fondo è che occorra investire su percorsi educativi che mirano allo sviluppo della comprensione, dell’accoglienza, dell’empatia come elementi su cui poggia il benessere individuale e sociale.

Prendersi cura dell'altro significa instaurare con lui una relazione che dà vita a qualcosa che va oltre i due soggetti in relazione: si tratta dei Beni relazionali. Come spiega l'economista Luigino Bruni (2011, p. 4) «quello di Bene relazionale è un concetto sempre più usato nelle scienze sociali, ma troppo giovane ancora per avere una definizione univoca, neanche tra i soli economisti. Quindi può valere la pena ripercorrere brevemente le varie definizioni che si incontrano nella letteratura. La categoria di “Bene relazionale” è stata introdotta nel dibattito teorico quasi contemporaneamente da quattro autori: la filosofa Martha Nussbaum, il sociologo Pierpaolo Donati, gli economisti Benedetto Gui e Carole Uhlaner».
L’articolo prende spunto dal film franco-canadese Mommy (2014) di Xavier Dolan per approfondire una visione sistemica dell’intervento pedagogico sulla, per e con la genitorialità alle prese con il disagio psichico-comportamentale. Leggendo alcune sequenze del film attraverso le categorie della relazione d’aiuto, l’autrice individua alcuni interventi possibili secondo il modello della spirale della trasformazione proposto da Laura Formenti.
A partire da una riflessione sugli orientamenti necessari a contrastare la povertà educativa, l’articolo propone un modello di intervento che, sotto il versante educativo, possa amplificare la portata e l’efficacia delle azioni intraprese. L’approccio è riconducibile al welfare generativo, secondo il quale i beneficiari, da semplici destinatari degli interventi, sono coinvolti come agenti di cambiamento della propria condizione in seno alla comunità di appartenenza, con un approccio fondato sulla promozione della resilienza e della creatività.