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Sostenere una posizione: gli elementi delle argomentazioni

Nel precedente articolo sono state fornite indicazioni su come elaborare e interpretare la questione del dibattito. Per chiarezza ricordiamo che con «questione» si intende la proposizione posta in forma interrogativa su cui le due squadre partecipanti al dibattito regolamentato, una schierata per la posizione pro e l'altra per quella contro, sono tenute a confrontarsi.

Un simpatico esempio, suggerito dalla raccolta di saggi curata da William Irwin, Mark Conrad e Aeon Skoble e intitolata I Simpson e la filosofia, è il seguente: «Si può imparare la filosofia attraverso i Simpson?».

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Come interpretare la questione del dibattito

Nel precedente articolo il dibattito regolamentato è stato definito come un confronto argometativo rigorosamente regolamentato su temi controversi e di fronte ad una giuria. Come vi accenna la definizione, l’impiego del dibattito in classe, o tra studenti di classi diverse, richiede la formulazione di una questione del dibattito, ossia del tema su cui gli studenti dovranno confrontarsi.

L’impiego del termine «questione» risale almeno ad Ermagora di Temno, retore greco del II sec. a. C. che impiegava ζήτημα (quaestio in latino) per indicare la domanda dalla quale dipende la controversia (Zanatta, 2004). 

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Dibattere a scuola: guida alla formazione al dibattito regolamentato

Il dibattito regolamentato, indicato in inglese con le espressioni academic debate, competitive debate o classroom debate, è genericamente un confronto argomentativo su temi controversi di fronte ad una giuria. A rendere un semplice dibattito un dibattito regolamentato è il protocollo, ossia l'insieme di regole che stabiliscono il numero dei disputanti, la funzione degli interventi e la durata degli scambi, garantendo uno sviluppo lineare, ordinato e conclusivo al dibattito stesso (Hanson, 1991; Nicolli e Cattani, 2008; De Conti, 2010).

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