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La metodologia didattica TGfU nelle attività motorie e sportive per tutti

tgfuNel contesto scolastico, una delle maggiori sfide per i docenti riguarda la necessità di  strutturare un processo di insegnamento-apprendimento  in grado di fornire una risposta adeguata in termini didattici a un gran numero di studenti con bisogni individuali e diverse esigenze.  In questa direzione il modello metodologico TGfU (Teaching Games for Understanding) si basa su un approccio “learner centered” e può influenzare in modo significativo  la motivazione e l’apprendimento degli alunni.  L'articolo intende presentare questa  metodologia ed individuare le implicazioni didattiche d’intervento per lo sviluppo di conoscenze e competenze da parte degli alunni nelle attività motorie e sportive.

Abstract

In the school context, one of the greatest challenges for teachers regards the need to structure a teaching-learning process able to provide an adequate educational response to a large number of students with individual and different needs. In this direction the TGFU "Teaching Games for Understanding" methodological model is based on a "learner centered" approach and can significantly influence pupils’motivation and learning. The main objective of this work is to analyze this methodology and identify the teaching implications of intervention for the development of knowledge and skills of pupils in motor and sport activities.

Introduzione

La metodologia TGfU (Teaching Games for Understanding) affonda le proprie radici nella teoria ecologica e dei sistemi dinamici. Secondo la teoria ecologica esercitarsi non significa ripetere sempre la stessa soluzione di un dato compito, ma ripetere più e più volte il processo di soluzione del compito stesso. Nell’approccio ecologico la didattica è finalizzata a stimolare l’emergere di soluzioni spontanee (euristiche) ai problemi motori. La metodologia TGfU si inserisce in questo quadro focalizzando l’attenzione sulla variabilità esecutiva che genera un’interazione non lineare del sistema corpo in movimento con i vincoli imposti dall’organismo, dal compito e dall’ambiente nel corso della ricerca di soluzioni motorie. Attraverso TGFU è possibile incoraggiare l’alunno, aumentando i livelli di divertimento e di partecipazione dello stesso, nella ricerca autonoma e allo stesso tempo cooperativa di condotte motorie che lo mettano in condizioni di raggiungere il traguardo formativo.

Il quadro epistemologico

La pedagogia non lineare può essere definita come “l'applicazione dei concetti e strumenti di dinamica non lineare alla pratica di insegnamento e coaching” (Chow et al., 2006, p.72). Essa affonda le proprie radici nella teoria ecologica e dei sistemi dinamici. Secondo tale teoria, lo sviluppo motorio è dovuto non tanto all’intervento di un singolo sistema, quanto all’interazione tra più sistemi; quindi, l’acquisizione di una nuova condotta dipende dalla continua cooperazione tra i diversi sottosistemi (sistema nervoso, muscolare e scheletrico, le forze esterne, gravità e inerzia) che contribuiscono a quella specifica condotta (Bernstein,1967).

La teoria ecologica evidenzia una proprietà importante dei sistemi: l’autoorganizzazione. Il sistema senso-motorio possiede proprietà di autorganizzazione che non rendono necessario il ricorso ad un programma motorio. Il Sistema Nervoso Centrale, poi, non è regolato da specifiche leggi ma si sviluppa a partire dalle influenze ambientali sui gruppi neuronali che si specializzano su specifici compiti (Edelman, 1987).       I sistemi che si autorganizzano si modificano continuamente all’interno di una dinamica oscillatoria tra fasi di stabilità e instabilità.

 Nel caso delle attività motorie e sportive possiamo distinguere (Ferrante et al. 2015):

  • fase di stabilità del movimento: è il punto di partenza;
  • fase di instabilità: generata da stimoli ambientali e modificazioni interne; il sistema di movimento perde le sue caratteristiche;
  • Fase di transizione/stabile 2: si passa ad una nuova forma di stabilità dove permangono analogie e memorie della precedente stabilità.

Nella prospettiva ecologico-dinamica apprendere è costruire e stabilizzare un nuovo stato di coordinazione non previsto nell’iniziale dinamica del sistema. Questa costruzione non si realizza ex novo: il principiante che affronta per la prima volta un compito sfrutta alcuni tipi di coordinazione spontanea che possono far riferimento a dei comportamenti anteriormente acquisiti (il bagaglio motorio) ed è sulla base di questo repertorio che dovrà realizzarsi la costruzione dei nuovi modelli di coordinazione. (Commissione Federale dello Sport, 2001).

Lo stesso Piaget (2000) puntualizza che la conoscenza è strutturalmente legata all’azione. L’alunno è un soggetto attivo che costruisce la sua conoscenza interagendo col suo ambiente fisico, culturale, naturale, sociale attraverso meccanismi di:

  • assimilazione: incorpora nei propri schemi i dati dell’esperienza;
  • accomodamento: modifica i propri schemi per adattarli all’ambiente;
  • equilibrio: l’adattamento continuo tra assimilazione e accomodamento genera nuovi equilibri.

Secondo l’approccio dinamico di Bernstein (1967), ciò significa trovare progressivamente la soluzione motoria migliore a un dato compito in un contesto, ovvero ripetere più e più volte il processo di soluzione del compito motorio.

L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autore: Carmelo Munafò, Dottore di Ricerca in Pedagogia Speciale, Didattica e Ricerca Educativa. Docente di Scienze Motorie e Sportive presso le Scuole Statali di 1° e 2° grado.

copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 1, gennaio 2019

 

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