Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

  • Categoria: Didattica

E se Gesù fosse un matematico? Una proposta didattica

matematica religioneIn molti hanno provato ad intrecciare la matematica e la religione: dall’analisi numerologica dei testi biblici alla dimostrazione logica dell’esistenza di Dio di Gödel o, seguendo il ragionamento di Paulos, della sua non esistenza (Cartocci, 2007; Amendola, 2015). Sul piano didattico, si è già argomentato sull’utilità di stabilire legami tra la matematica e la teologia, permettendo agli studenti di uscire da una logica conoscitiva compartimentale e di orientarsi, invece, verso un’organizzazione relazionale del sapere (Avellino, 2021). La proposta didattica presentata in questo articolo parte dal messaggio di Gesù di Nazareth, soprattutto quello parabolico, e ravvisa nei vari testi un sostrato matematico.

 

Il messaggio di Gesù: la regola d’oro

La figura di Gesù è spesso associata a grandi discorsi, semplici parabole e prodigiosi miracoli da lui compiuti nel corso della sua breve vita pubblica. Il messaggio di Gesù di Nazareth, l’annuncio cioè del Regno di Dio, fu sempre rivolto ad ogni esponente del mondo ebraico da cui egli stesso proveniva. Un messaggio che, pur essendo stato definito universale, ha avuto spesso bisogno di essere mediato attraverso concetti o immagini che fossero vicine all’ascoltatore. Parole e gestiche se letti nell’ottica di un’ermeneutica esistenziale (Rizzi, 2006, p. 615) hanno molto da dire al genere umano ancora oggi. Il fine ultimo di ogni discorso gesuano è racchiuso nel famosissimo assioma presente nel capitolo 22 del vangelo di Matteo, dove il Maestro presenta la regola d’oro (vv. 34-40), il precetto più grande. Interrogato dai farisei su quale fosse il comandamento più grande di tutta la legge, Gesù non dimentica la tradizione ebraica e quanto contenuto nella professione di fede israelitica (Dt 6) e risponde correttamente indicando l’amore per JHWH, ma con dire certo innova questo antico precetto, ampliandolo: «amore è pienezza e adempimento dell’obbligo religioso» (Grabner-Haider,, 2001, p. 25).  Non basta più amare solo il proprio dio, ma bisogna amare anche il proprio prossimo come se stessi (v. 39). Tanto più crescerà l’amore per ogni essere umano ancor di più crescerà l’amore per il proprio dio. E più si amerà Dio, tanto più si riuscirà facilmente amare il proprio fratello o sorella, genericamente definiti, il prossimo. I due valori sono direttamente proporzionali e possono essere rappresentarli su un grafico cartesiano.

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Autore: Andrea Avellino, laureato in Scienze religiose con specializzazione di Pedagogia e didattica della religione, ha conseguito il master in Dirigenti nelle Istituzioni scolastiche presso l’Università Niccolò Cusano e la laurea magistrale in biblioteconomia e archivista presso l’Università La Sapienza di Roma. Insegnante di IRC presso un Liceo di Roma, è docente a contratto di Filosofia della mente presso l’Università Ecampus.


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