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Oltre i confini... storie per co-abitare il mondo

Una buona pratica, per essere tale, implica la valorizzazione dall’esperienza vissuta e la creazione di occasioni in cui ognuno possa offrire un contributo personale alla costruzione del sapere esperienziale. Le storie, le narrazioni che ci hanno accompagnato durante l’infanzia, che abbiamo ascoltato, respirato e giocato, che sono entrate nel nostro immaginario, nei sogni, nei pensieri, sono divenute parte di noi. Esse si sono appoggiate sui nostri occhi, sulle nostre orecchie, sulle nostre mani per divenire modalità con cui leggiamo il mondo. Sono le lenti attraverso cui osservare gli altri, costruirsi delle idee su loro e su se stessi, su come funzionano le cose, la natura, le relazioni. Questo è ciò che è successo ai nostri bambini: bambini e bambine che frequentano la Scuola dell’Infanzia di via Monte Spada a Quartucciu (CA).

Questo può accadere quando un albo illustrato rimane impresso, lasciando tracce indelebili nei ricordi, nelle parole, nei sentimenti di chi lo guarda, lo ascolta, lo tocca. Quando la bellezza delle illustrazioni e la delicatezza del racconto risuonano dentro di noi per dare vita a nuove trame, a nuove storie e narrazioni che possano andare oltre i confini del già definito. Quando le immagini sollecitano il nuovo, l’originale, il racconto di sé con altre e molteplici modalità.

L’incontro con l’albo Colori nel mare di Fuad Aziz, illustratore, pittore, scultore e favolista, è stato per noi motivo per costruire nuove possibilità di dialogo, nuovi percorsi narrativi originali e diversi. Un albo illustrato nel quale Fuad, con poche parole e la forza delle meravigliose illustrazioni, narra il viaggio lungo, difficile e drammatico che tante persone intraprendono.

Donne, uomini, bambini, giovani e anziani spinti a scappare da guerre, povertà e disperazione, alla ricerca di una nuova vita e per i quali il viaggio diventa l’unica possibilità per resistere e sopravvivere. In tutto ciò il mare raffigura l’unica via percorribile verso la speranza di una vita migliore; il mare aperto non appare solo “blu” comenoi lo vediamoperché il mare ha tanti colori, ogni colore è una storia da raccontare, una cultura da imparare, un nuovo pericolo da sfidare.

I bambini hanno aperto il loro sguardo con curiosità e interesse, hanno osservato i colori, le forme, dato parola ai disegni, corpo alle parole. Il viaggio diventa metafora del vivere. Un “viaggio” in gruppo, che i nostri bambini hanno intrapreso insieme, ma anche un “viaggio” individuale, soggettivo e personale dentro se stessi, le proprie emozioni, desideri, sogni.

Guardare e ascoltare l’altro significa invitarlo ad entrare in contatto e ospitarlo nel proprio sguardo. Il nostro sguardo si è allargato; è andato oltre il mare, oltrepassando i confini delle terre, alla ricerca della libertà.

Nel momento in cui ci accingiamo a narrare, non possiamo fare a meno di utilizzare il linguaggio o le forme comunicative che appartengono alla nostra cultura.Gli incontrie gli scambi tra la storia della persona e la narrazioni altre rendono ognuno di noi parte di una comunità allargata, di una Storia che non è altro che una mescolanza di esistenze. Un lavoro di tessitura di pezzetti che si uniscono, amalgamano, interagiscono.

In ambito didattico la trama diviene sfondo, il quale contribuisce sia a dare vita, nei bambini e nelle bambine, ad atteggiamenti favorevoli verso la storia propria e degli altri, sia a costruire quell’idea di condivisione, di cittadinanza del mondo in quanto parte  attiva di una Storia più grande.

Ed eccoche il maestro si prende cura, con interesse e attenzione, delle storie-bambine. Spetta, infatti, al maestro il compito di valorizzare ogni forma di comunicazione e narrazione quali i gesti, la respirazione, gli sguardi; essi rimandano l’invito a partecipare attivamente a una relazione, sono, segni di apertura verso l’altro, di disponibilità al contatto e all’ascolto,  al dialogo e contribuiscono alla costruzione collettiva della narrazione.

Il racconto dei bambini (dall’immagine alla co-costruzione del racconto):

C’era una volta un mare, dove nuotavano dei pesci colorati: uno viola, uno giallo, uno verde e un pesce pagliaccio.
Il cielo era di tutti i colori e i pesci non capivano perché fosse così, forse era stato un gabbiano a colorarlo.
Il mare era blu.
È arrivato un temporale mentre c’era una nave. Il vento spingeva la barca.
Forse era stato un terremoto.
La barca viaggiava verso un’isola. Le onde erano gigantesche e il mare aveva cambiato colore.
Il cielo era diventato tutto scuro.
Un bambino era caduto nelle onde perché c’era troppo vento.
Voleva pescare.
Il padre stava prendendo il bambino per salvarlo, perché i bambini non viaggiano da soli.
Si stavano trasferendo in un altro paese. In barca c’era tutta la famiglia; persone che vengono da tanti paesi, uno anche dalla Nigeria.
Erano in una nave piccolina e senza tetto e stavano andando in un altro paese perché il loro era stato distrutto da un gigante. Erano tristi, ma stavano andando a incontrare nuovi amici.
Si mettevano il salvagente per sicurezza perché la barca si era bucata. Forse era uscito del petrolio dalla barca che avevano prima e allora avevano preso un gommone.
C’era molto freddo.
La notte… La luna.

Il mare era blu scuro.
Non vedevano più il paese dove volevano andare, non trovavano l’isola.
Era mattina ed erano quasi arrivati. Il cielo era di nuovo di tutti i colori. Vedevano la casa dove volevano andare.
Finalmente erano arrivati ed erano felici e gli uccelli stavano volando nel cielo.
Scendevano.
Il sole era bello.

Diamo nuova forma alle parole: dipingiamo su grandi fogli e con la tecnica dello strappo ri-costruiamo la narrazione

Usare tecniche differenti permette a tutti di operare e lasciare una traccia, di spaziare nel colore o di dar forma ai soggetti in una ricostruzione che è continua sperimentazione di materiali, colori. Anche in tale fase la bellezza del prodotto realizzato è sopraffatta dalla ricchezza del percorso “artistico” nel quale ogni bambino ha apportato il proprio contributo.

Dalle nuove illustrazioni al filmato con le voci dei bambini

Dare voce al racconto costruito insieme, registrare e riascoltare le proprie voci che raccontano ancora una volta le immagini realizzate rafforza il piacere di una narrazione condivisa e fatta propria. Il linguaggio verbale si completa con l’espressività vocale, il coinvolgimento emotivo. Colori nelle immagini, nelle voci narranti, nelle parole bambine dal senso profondo, capaci di emozionarsi ed emozionare 

Il nostro viaggio è divenuto un percorso educativo, un com-partecipare a un processo autoformativo in cui il protagonista concreto è il bambino. La formazione è un prendersi cura, un prendere in cura la persona, una pratica di sostegno e sollecitazione, di interpretazione e di affiancamento, un percorso complesso e carico di incertezze. Sostare, soffermarsi, riflettere sul processo significa prestare attenzione a ogni bambino e bambina, senza intralciarne o accelerarne il suo sviluppo.

Il nostro viaggio vorrebbe, oggi più che mai, essere un “modello” percorribile  di umanità integrale, globale, aperta e responsabile.

 


Bibliografia

Fuad Aziz, Colori nel mare, Padova, Matilda editrice, 2017

J.S. Bruner, La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, Milano, Feltrinelli, 1997

J.S. Bruner, La fabbrica delle storie. Diritto, letteratura, vita, Roma-Bari, Laterza, 2005

Duccio Demetrio, Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Milano,Raffaello Cortina, 1996

Duccio Demetrio, Pedagogia della memoria. Per se stessi, con gli altri,  Roma, Meltemi, 1998

Duccio Demetrio, Ricordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica, Roma-Bari, Laterza, 2003

Elena Liotta, Educare al sé. Formarsi per incontrare i bambini, Roma, Magi Edizioni, 2001

 

A cura di Maria Pilosu e Myriam Perseo, docenti di scuola dell’infanzia. 

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