Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

Un'esperienza di outdoor learning nella scuola primaria

outdoorlearningGeneralmente quando si parla di “ambiente di apprendimento” l’immagine che compare immediatamente ai nostri occhi è quello della classe, arredata con banchi, sedie, cattedra e lavagna. L’associazione tra i due termini è immediata forse perché da sempre la classe ha rappresentato il principale luogo dedicato all’acquisizione di contenuti e abilità. Essa però non è certo l’unico ambiente nel quale gli studenti apprendono. Ne esistono tantissimi altri, molti dei quali legati alla vita quotidiana e per tale motivo, negli ultimi tempi, i metodi educativi si stanno evolvendo sempre di più per dare ai bambini un modo di apprendere quanto più possibile vicino all’ambiente che li circonda.

Un metodo pedagogico sempre più in voga negli ultimi anni che consente di ottenere risultati incredibili con i ragazzi è l’outdoor learning. Nato dall’idea del professore inglese Simon Beames, questo nuovo metodo di lavoro mira all’apprendimento di conoscenze, abilità e competenze a stretto contatto con la natura. Ecco che allora anche lo spazio esterno diventa luogo nel quale poter programmare attività educativo - didattiche volte alla formazione e alla crescita dei nostri alunni.

A tal proposito, vorrei condividere con voi una bellissima esperienza di outdoor learning fatta con un gruppo di bambini della mia classe, una prima della scuola primaria. Tutto ha avuto inizio con l’idea brillante di padre Filippo, superiore del Santuario della Madonna del Romitello, che si trova sul monte Crocefia a Borgetto (PA). Coadiuvato da due ragazzi esperti nelle belle arti, Massimo Barbaro e Chiara Polizzi, al fine di ridare vita a un Santuario dove accedono purtroppo sempre meno fedeli, ha organizzato un concorso gratuito di pittura, da rivolgere ai bambini e ai ragazzi delle scuole del comprensorio, dal titolo “I colori del Santuario”.

Attraverso tecniche artistiche diverse, da scegliere liberamente, i partecipanti al concorso devono rappresentare nel loro quadro qualcosa che sia attinente con il Santuario: il quadro della Madonna, la chiesa, la natura, i pellegrini, ecc. Il concorso diventa così un modo per avvicinare nuovamente bambini e famiglie a Romitello perché per avere l’ispirazione giusta i ragazzi devono ri-visitare con occhi nuovi quei luoghi del loro paese sempre meno frequentati. Coinvolgere le scuole è stato sicuramente il passo più importante compiuto dal superiore del Santuario perché anche per noi insegnanti il concorso è divenuto un’occasione preziosa per far conoscere ai nostri studenti il patrimonio naturalistico, culturale e religioso del nostro paese, attraverso la progettazione di incontri da svolgere con loro all’aria aperta proprio lì al Santuario: questo è quello che ho realizzato con alcuni bambini della mia classe. Attraverso attività laboratoriali svolte in loco, i ragazzi hanno avuto modo di stare insieme divertendosi, condividendo spazi e materiali che gli hanno consentito di creare la loro opera d’arte.

Al di là del quadro realizzato, sono diversi i vantaggi che questa attività svolta al di fuori della classe ha consentito loro di raggiungere. Innanzitutto, in modo semplice e spontaneo, si è riusciti a promuovere un apprendimento multidisciplinare. Dalla visita al Santuario, all’osservazione dei suppellettili del museo e alla passeggiata nel bosco, i bambini hanno acquisito numerosi concetti in tantissimi ambiti differenti: hanno appreso la storia del Santuario e hanno imparato a riconoscere il valore storico degli oggetti del museo; hanno osservato direttamente un ambiente di montagna e hanno acquisito in modo semplice, attraverso attività sul campo, l’importanza del rispetto della natura. Attraverso le piccole passeggiate nel bosco è stato possibile promuovere numerose attività sensoriali. I bambini così hanno sviluppato tutti i loro sensi: l’olfatto, attraverso il riconoscimento dei profumi di piante e fiori; il tatto, toccando gli elementi circostanti; l’udito, riconoscendo i suoni della montagna, molto diversi da quelli del paese; la vista, attraverso l’osservazione di scenari mozzafiato.

Tutto quello che hanno avuto modo di osservare insieme è stato utile dopo per dare sfogo all’immaginazione e decidere cosa rappresentare nel loro quadro. Tra i vantaggi di questo nuovo modo di lavorare c’è anche il dare vita a una nuova percezione del tempo, che assume una dimensione diversa rispetto al modo in cui viene scandito in classe. All’aria aperta non ci sono delle tempistiche precise da rispettare, ma tutto si svolge secondo il principio del qui ed ora. Infine, cosa più importante, l’outdoor learning favorisce l’inclusione: i bambini in modo ludico hanno condiviso tempo, spazi, materiali con i loro compagni, favorendo la nascita di un clima inclusivo, dove ognuno è diverso dagli altri e in quanto tale risorsa per tutti.

Questo nuovo metodo di lavoro ha consentito una maggiore predisposizione al lavoro di gruppo; in modo semplice e immediato si è riesciti a proporre attività che hanno consentito di promuovere la socialità e la relazione con gli altri. E allora che dire, chi vincerà il concorso? Che importa! L’esperienza che hanno vissuto i bambini è stata sicuramente la vincita più importante. Al di là di chi vincerà il primo premio, i bambini hanno condiviso insieme un’esperienza bella e unica che ha rinsaldato ancora di più il legame che c’è tra di loro. Hanno camminato, corso, giocato, disegnato insieme all’aria aperta, tenendosi per mano, imparando a rispettare l’uno le caratteristiche dell’altro e imparando a volersi bene sempre di più.

Alla luce dell’esperienza vissuta con loro non posso che essere favorevole all’outdoor learning, un metodo di lavoro che si collega molto bene all’idea di una scuola “aperta” e strettamente connessa a un territorio che diventa esso stesso “ambiente di apprendimento”.


copyright © Educare.it - Anno XXIV, N. 4, aprile 2024