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Quando la passione diventa didattica: un percorso di orientamento inclusivo

palloneIl progetto, sviluppato in una classe prima della scuola secondaria di primo grado, nasce dall'incontro tra l'osservazione pedagogica e la passione di Jasmine, studentessa con disabilità che ha trovato nel calcio il proprio canale espressivo. Attraverso tre fasi laboratoriali progressive, l'intera classe ha sperimentato un percorso didattico che integra orientamento e inclusione, valorizzando i talenti individuali e costruendo competenze trasversali. L'esperienza dimostra come un interesse personale possa trasformarsi in leva educativa per generare apprendimento significativo, coesione di gruppo e progettualità orientata al futuro, in un contesto accessibile a tutti gli studenti.

L'osservazione come punto di partenza: quando un dettaglio apre nuove prospettive

Tutto il percorso ha inizio da un particolare apparentemente marginale, colto durante l'attività didattica quotidiana.
Jasmine trascorrevai giorni scolastici con discrezione, quasi a volersi rendere invisibile. La postura raccolta, lo sguardo rivolto verso il basso, le parole misurate al punto da risultare quasi impercettibili: elementi che componevano il ritratto di una presenza silenziosa, rischiando di rimanere ai margini della vivacità tipica del gruppo classe. L'osservazione costante e non giudicante ha però permesso di cogliere una discontinuità significativa in questo pattern comportamentale.
Durante un momento di condivisione in classe, quando la conversazione si è orientata verso interessi personali ed esperienze extrascolastiche, qualcosa è cambiato. Jasmine ha lasciato affiorare un frammento della propria dimensione interiore: con un'espressione luminosa e una voce che, pur mantenendo la sua timbrica delicata, acquisiva una nuova energia, ha raccontato del calcio come passione condivisa con il fratello nei pomeriggi. Un elemento biografico che poteva sembrare marginale si è rivelato invece una chiave d'accesso fondamentale.
Quel pallone, citato con spontaneità, è diventato il centro di una progettazione didattica articolata. L'interesse individuale di Jasmine si è trasformato nel motore di un percorso strutturato in tre fasi, ciascuna finalizzata a trasformare una passione personale in opportunità educativa collettiva, capace di generare apprendimenti significativi per l'intero gruppo classe.

Dalla progettazione all’azione

1^ Fase: Costruire l’identità del gruppo

La prima fase ha avuto come obiettivo la costruzione dell’identità di gruppo e la consapevolezza che, come in una squadra di calcio, ciascuno ha un ruolo importante.
In laboratorio di tecnologia, i ragazzi hanno realizzato i propri avatar, dando forma digitale alla propria unicità: chi si è rappresentato con simboli della propria cultura, chi con abiti del tempo libero, chi con segni distintivi personali. La foto di classe, composta dagli avatar, è diventata subito un elemento identitario forte, fonte di giochi e riconoscimenti reciproci.
Sempre in questa fase, gli alunni hanno costruito un proprio pallone di carta, a partire dall’osservazione di quello reale e dalla ricomposizione di figure geometriche. È stato un vero e proprio compito di realtà: formulare ipotesi, ritagliare, piegare, provare e riprovare fino a ottenere il risultato finale. La metodologia del peer tutoring ha reso possibile che tutti, anche i più insicuri, trovassero supporto nel compagno. I palloni colorati, appesi in aula, sono diventati simbolo tangibile della collaborazione.
Alle attività tecnologiche si sono affiancati i contributi delle altre discipline. In musica, la classe ha creato un inno di squadra con body percussion, una coreografia collettiva capace di rafforzare il senso di appartenenza e di coesione. In educazione civica, partendo da un video sul lavoro di squadra, gli alunni hanno riflettuto sulle soft skills necessarie per vivere bene insieme: rispetto, collaborazione, fiducia. I comportamenti positivi sono stati “messi in rete”, quelli negativi lasciati fuori, con un’immagine chiara e incisiva.
Infine, in educazione fisica, la palestra si è trasformata in un campo da gioco dove imparare i fondamentali del calcio e, insieme, allenare capacità relazionali: riconoscere ruoli, rispettare regole, affrontare conflitti, gestire emozioni.

2^ Fase: apprendere insieme e con divertimento

La seconda fase ha valorizzato il calcio come linguaggio comune per attivare apprendimenti trasversali attraverso le discipline.
In italiano, la classe ha esplorato i modi di dire calcistici che colorano il linguaggio quotidiano.
Gli alunni, stimolati a compiere inferenze e ipotesi, hanno affrontato l’attività come un problem solving linguistico, attivo e coinvolgente. In coppia hanno poi realizzato fumetti digitali con Storyboard That, dando forma in modo creativo a ciò che avevano appena imparato.
L’entusiasmo degli alunni, che hanno iniziato a utilizzare spontaneamente i modi di dire calcistici anche fuori dall’aula, ha confermato il valore di un apprendimento vivo, significativo e orientato al reale.
In inglese e francese, ogni studente ha scelto un atleta del cuore, lo ha descritto e lo ha rappresentato graficamente con Canva. In arte, lo stesso atleta è stato raffigurato con il chiaro-scuro e accompagnato da una registrazione in lingua straniera. Tutti i lavori sono confluiti in un ebook collettivo che ha dato voce alle passioni personali e al piacere di comunicarle.
Queste attività, condotte con approccio laboratoriale, hanno permesso di mobilitare competenze diverse (linguistiche, digitali, artistiche, relazionali), valorizzando attitudini individuali e offrendo a ciascuno la possibilità di contribuire con il proprio talento.

3^ Fase: L'incontro con l'atleta

La terza fase ha rappresentato il momento più atteso: l’incontro con Costanza, giovane calciatrice.
Gli alunni si sono preparati come veri giornalisti, cercando informazioni e scrivendo domande. Durante l’intervista in classe, l’atleta ha raccontato la propria storia, fatta di vittorie, sacrifici e insegnamenti. Le sue parole hanno acceso l’immaginazione dei ragazzi, stimolandoli a riflettere su aspetti cruciali delle soft skills orientative: l’importanza dell’impegno, la capacità di rispettare i ruoli, la gestione delle emozioni nei momenti critici.
L’esperienza si è conclusa in palestra, dove la classe ha accolto l’ospite con l’inno di squadra e ha condiviso con lei un allenamento. Da qui sono nati testi narrativi e una pagina di giornale digitale su Canva: restituzioni che hanno dato voce a emozioni e apprendimenti.

Una didattica orientativa e inclusiva

Il progetto si colloca nella cornice della didattica orientativa, intesa come percorso laboratoriale e concreto, in cui gli studenti sono protagonisti attivi e imparano ad assumere decisioni, a valutare soluzioni, a immaginare il proprio futuro.
Le attività proposte hanno rappresentato veri compiti di realtà, attraverso cui gli alunni hanno potuto mobilitare conoscenze e abilità fondamentali, valorizzare le proprie attitudini, sviluppare autonomia e responsabilità.
Il progetto ha inoltre tenuto conto dei principi dell’Universal Design for Learning (UDL), proponendo un percorso accessibile a tutti attraverso metodologie diversificate: costruzione di manufatti, pratica sportiva, musica, disegno, prodotti multimediali, scrittura, esposizione orale. Ciascuno ha potuto trovare la propria modalità di espressione e di partecipazione.

Oltre il progetto: apprendimenti e ricadute

Il calcio, filo conduttore del percorso, si è trasformato in metafora educativa: la squadra, le regole, l’allenamento e la passione hanno guidato gli alunni a sperimentare competenze e a immaginare il futuro.
L’osservazione attenta dell’insegnante ha reso possibile valorizzare ogni passo, piccolo o grande, di ciascun alunno, trasformando l’esperienza in un’occasione di crescita personale e collettiva.
La vittoria più grande è stata la consapevolezza dei ragazzi di poter giocare la propria partita nella vita, forti di strumenti, sogni e relazioni che li accompagneranno nel loro cammino verso l’età adulta.

 

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Autrici: Laura Benini, docente di ruolo per il sostegno didattico agli alunni con disabilità presso la Scuola Secondaria di Primo Grado, è specializzata presso l’Università di Verona. Ha una formazione pedagogica e umanistica e ha maturato una lunga esperienza anche nella scuola primaria, dove ha operato come insegnante di sostegno.
Simona Agostini, docente di ruolo per il sostegno didattico agli alunni con disabilità presso la Scuola Secondaria di Primo Grado. Tutor coordinatore presso l’Università degli Studi di Verona per il corso TFA sostegno. Formatore docenti sia per azioni rivolte ad alunni con BES sia per attività inclusive con la musica.


copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 12, dicembre 2025