- Categoria: Pratiche di inclusione
- Scritto da Erica Spagnolo
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Il tuo mondo è il nostro mondo. Insieme per...l'autismo
Dalla passione per la musica di Biagio, studente con sindrome di Asperger, è nata una canzone sull’autismo che ha trasformato la classe in un laboratorio di autentica inclusione.
La musica, linguaggio educativo e universale, ha stimolato collaborazione, empatia e partecipazione, migliorando il clima scolastico e mostrando il valore della diversità come strumento di coesione e crescita comune, capace di far emergere talenti, costruire legami e dare un senso profondo all’essere insieme a scuola.
Musica, autismo e didattica inclusiva tra i banchi di scuola
Nel corso dell'esperienza di tirocinio svolto durante il percorso di TFA Sostegno, è nato un progetto capace di trasformare un’esperienza formativa in una buona prassi di didattica inclusiva. L’idea era quella di utilizzare la musica come linguaggio educativo e come spazio di incontro, dove ogni voce potesse trovare ascolto. Il progetto, dal titolo Il tuo mondo è il nostro mondo – Insieme per l’autismo, ha infatti coinvolto una classe del secondo anno di un Liceo delle Scienze Umane, rivelandosi un’esperienza ad alto valore educativo e relazionale. L’obiettivo non era unicamente produrre una canzone, quanto promuovere un processo collettivo di conoscenza, collaborazione e crescita, valorizzando la musica come strumento di incontro, in grado di unire gli studenti attraverso un progetto condiviso e realmente significativo.
In un contesto scolastico già di per sé promotore di partecipazione e valorizzazione delle differenze, la musica è diventata la chiave per generare appartenenza, collaborazione e crescita reciproca. L’iniziativa si è concretizzata nella scrittura e produzione di una canzone originale dedicata all’autismo, frutto del lavoro collettivo della classe e dell’apporto unico di Biagio (nome di fantasia), studente con sindrome di Asperger, la cui passione musicale ha ispirato l’intero percorso. Questa esperienza ha mostrato come partire dai talenti anche di un singolo alunno, possa trasformarsi in una buona prassi di didattica inclusiva, capace di restituire senso e bellezza al fare scuola insieme. Il progetto ha trovato piena coerenza con i principi del TFA Sostegno, dove la riflessione pedagogica e la pratica si intrecciano per costruire contesti realmente inclusivi e relazioni educative autentiche.
La creazione di una canzone originale, incentrata sugli interessi musicali del gruppo e di Biagio, ha favorito un ambiente inclusivo e motivante, stimolando interazione, collaborazione e partecipazione attiva di tutti. Il progetto ha rafforzato i legami tra i pari, migliorando il clima scolastico e facendo comprendere il valore sociale della musica come strumento di inclusione e coesione.
Ascoltare prima di progettare: il profilo del gruppo e i bisogni emersi
L’obiettivo principale era contribuire al benessere e alla crescita di ciascuno, costruendo una visione condivisa e profondamente educativa, capace di mettere al centro la persona per favorirne lo sviluppo completo e consapevole. Si è voluto promuovere un arricchimento significativo delle conoscenze sociali, culturali e cognitive, affinché possano essere utilizzate nella vita personale e professionale dello studente, anche in vista del PCTO del prossimo anno.
L’intento è stato quello di accompagnarlo verso il successo formativo, valorizzando la diversità e promuovendo pienamente il suo potenziale.
Il progetto si è sviluppato in un ambiente dinamico e ricco di diversità, dove la dimensione relazionale rappresentava un elemento chiave per il benessere e l’apprendimento: dall’osservazione iniziale e dal confronto con i docenti, è emersa la necessità di rafforzare la coesione del gruppo e di sostenere l’inclusione di Biagio, appassionato di musica ma inizialmente riservato e poco incline alla comunicazione spontanea con i compagni.
L’analisi del profilo di funzionamento su base ICF ha evidenziato alcune aree di fragilità, in particolare, le dimensioni legate alla relazione e all’interazione sociale e quelle cognitive e di apprendimento. È emersa quindi l’esigenza di proporre un’attività che potesse potenziare le capacità di pianificazione, la gestione dei tempi, la collaborazione e la partecipazione attiva.
La scelta della musica è apparsa immediata: Biagio manifestava una straordinaria sensibilità verso il linguaggio sonoro, suonava più strumenti e viveva la musica come spazio di libertà e di espressione personale. L’obiettivo è stato allora quello di creare un percorso che partisse dalle potenzialità del singolo per generare un impatto positivo sull’intero gruppo classe, favorendo un apprendimento cooperativo e un senso di comunità. In linea con quanto affermano Lascioli e Pasqualotto (2018), la progettazione è stata guidata dall’idea che “la didattica inclusiva si realizza non soltanto nel lavoro con l’alunno con disabilità, ma nella costruzione di contesti educativi capaci di accogliere le differenze come opportunità”.
Oltre la performance: educare alla relazione, alla diversità e alla cittadinanza attiva
L’esperienza si è posta precisi obiettivi formativi, relazionali e valoriali integrati tra loro:
- promuovere la collaborazione e la cooperazione tra pari, rafforzando i legami di gruppo;
- favorire la piena partecipazione di Biagio attraverso la valorizzazione delle sue competenze musicali;
- stimolare la riflessione sui temi dell’autismo e della diversità, incrementando l’empatia e la consapevolezza sociale;
- utilizzare le tecnologie digitali come strumenti inclusivi e creativi;
- migliorare il clima scolastico e il senso di appartenenza alla classe.
Sul piano educativo, il progetto ha inteso formare cittadini consapevoli, capaci di ascoltare e di costruire significato insieme agli altri. Come ricorda Cottini (2017), l’inclusione non è solo un obiettivo, ma un processo dinamico che si costruisce ogni giorno attraverso l’azione educativa, la riflessione e la corresponsabilità.
Un percorso in quattro momenti: strumenti, metodi e scelte didattiche
Le ore che hanno consentito la realizzazione del progetto sono state distribuite su più giornate e hanno coinvolto diverse discipline (Italiano, Scienze Umane, Educazione Civica, Educazione Fisica e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Sono stati utilizzati strumenti tecnologici e multimediali (Mentimeter, Canva, Google Drive, Audacity, Capcut, Veed.io, Invideo AI) e metodologie didattiche attive: Brainstorming, Flipped Classroom, Cooperative Learning, meta-riflessione in gruppo e Circle Time.
Fase 1 – Lezione partecipata e Flipped Classroom: "La canzone come testo vivo: dalla letteratura alla voce di ciascuno
Nella prima fase c’è stata una spiegazione generale del Progetto alla classe e la suddivisione in piccoli gruppi in base a una scelta ragionata, confrontandoci tra insegnanti. Durante le ore di lezione di Italiano la classe ha approfondito la tematica della canzone, comprendendo l’importanza del messaggio sociale che il brano musicale può trasmettere, oltre ad essere un elemento aggregante e di unione tra le persone, in questo caso, del gruppo-classe. È stata così avviata una discussione sulla canzone: in particolare, gli studenti hanno esplorato il contesto storico in cui la canzone è nata e hanno discusso come rifletteva la società del tempo, riportando contributi di autori come Dante e Petrarca nello sviluppo della Canzone. Successivamente, è stato svolto un confronto tra la canzone e le altre forme poetiche: gli studenti hanno studiato la differenza tra la canzone e le altre tipologie di poesie, come i sonetti. Ogni studente ha analizzato una Canzone classica, identificando lo schema delle rime, i temi principali e il linguaggio poetico utilizzato. Abbiamo discusso insieme in classe le osservazioni e il fatto che la canzone sia un elemento aggregante, ma al contempo individuale, intimo, in cui ogni persona può rispecchiarsi. Infine, è stato discusso il rapporto tra la canzone e la musica: abbiamo esplorato come alcune canzoni abbiano influenzato la musica moderna. Qui gli studenti hanno portato esempi di testi di canzoni moderne, creando una propria presentazione sulla loro canzone preferita: è stato valorizzato l’aspetto del riconoscimento, dell’identità, della personalità e si sono divertiti a esporre i propri lavori, tramite Flipped Classroom. Successivamente tutti i lavori sono stati inseriti in una Cartella Drive e poi è stato creato un Padlet sulla canzone. Inoltre, per quanto riguarda Scienze Umane, è stato valorizzato l’aspetto del riconoscimento e dell’identità, approfondendo le varie teorie della personalità. In Educazione Civica è stata data l’importanza al saper collaborare a un progetto comune (canzone), rispettando le regole di comportamento, incrementando il rispetto verso l’altro da sé e cercando di comunicare in modo assertivo. Infine, per quanto concerne Educazione Fisica, è stata svolta un’attività di sviluppo della propriocezione corporea ed esplorazione di movimenti fluidi: alla canzone è stata abbinata la gestualità (danzaterapia).
Fase 2 – Brainstorming e condivisione materiali: "Dare un nome alle cose: costruire conoscenza condivisa sull'autismo"
Dato l’interesse per la canzone, la passione del ragazzo con disabilità per la musica e la volontà mostrata dai ragazzi di conoscere sempre di più il suo mondo, si è scelto di creare una canzone originale con la classe, proprio sulla tematica dell’autismo. Pertanto, è stato svolto un brainstorming tramite Mentimeter, in classe, con i ragazzi per far emergere una nuvola di parole-chiave, chiedendo loro cosa significasse la parola “autismo”.
Successivamente, è stata creata una cartella Drive condivisa con la classe e con le professoresse che hanno preso parte al progetto, in cui i ragazzi avevano accesso ai materiali di approfondimento sull’autismo (video, documentari, podcast, risorse online interattive, articoli, libri e letture consigliate). Tra i vari documenti caricati, il Word che riguardava la creazione della canzone è stato utilizzato dagli studenti in condivisione, per poter inserire di volta in volta i versi che creavano, in modo tale che anche chi si è proposto di realizzare la melodia, poteva farsi un’idea di che forma stesse prendendo la canzone e di come adattare la traccia musicale al testo emerso.
Fase 3 – Cooperative Learning e creazione della canzone: "Scrivere insieme: quando il gruppo diventa autore"
Giunto il momento della scrittura, gli studenti erano euforici. Il macro-argomento del brano musicale riguardava l’autismo, invece i micro-argomenti sono stati suddivisi in base alla strofa e alle parole-chiave emerse durante il brainstorming effettuato inizialmente in aula. La creazione di una canzone originale e personale, specifica della classe, ha destato curiosità e partecipazione degli studenti. Il titolo del brano musicale è: “Il tuo mondo è il nostro mondo”. Data la risonanza che stava avendo il progetto di tirocinio, abbiamo pensato di partecipare al concorso “Insieme per l’Autismo” proposto dall’UAT di Vicenza, vista la sensibilità che caratterizza i nostri studenti e l’interesse stesso da loro dimostrato nell’approfondire questa tematica, avendo un compagno di classe con autismo. Attraverso la metodologia didattica del Cooperative Learning, i ragazzi hanno lavorato insieme in aula suddivisi in piccoli gruppi: hanno scritto e composto interamente una canzone, inerente alla tematica dell’autismo, registrando il brano con l’applicazione Audacity, accompagnato dal suono di strumenti musicali. Gli studenti sono stati suddivisi in 5 gruppi e ad ognuno è stato chiesto o di scrivere una strofa specifica o un ritornello, oppure di produrre la melodia della canzone, visto che alcuni di loro sono musicisti. Una volta terminata la composizione della canzone, hanno memorizzato la canzone con sottofondo musicale e accompagnato con dei gesti il brano. Dopodiché è stata registrata la canzone a livello sonoro e non visivo, per questioni di privacy. Biagio si è ispirato a un libro per scrivere la prima strofa della canzone: “I have no mouth, but I must scream”, molto contento ed entusiasta… tutti lo erano in realtà! Quando ho letto le strofe prodotte mi sono emozionata, vedendo quanto di loro ci avevano messo, quanto sono riusciti ad aprire il loro cuore e immedesimarsi in una persona con autismo. Mi hanno dato molta soddisfazione gli studenti perché si sono impegnati e ci hanno messo del loro. Come spesso accade, gli adolescenti non mostrano molto le loro emozioni e alcuni sembravano apatici all’inizio, poi in realtà sono riuscita a coinvolgerli prendendo in mano le redini della situazione. Tutti in cerchio, vestiti in blu, come il colore dell’autismo. Li ho sentiti molto vicini e davvero la canzone ha creato “gruppo”.
Fase 4 – Creazione del video remix: "Immagini, intelligenza artificiale e identità: il progetto prende forma visiva"
Il prodotto multimediale realizzato durante l'esperienza descritta è consistito nella creazione di una canzone sull’autismo con l’app Audacity: poi, sulla base della canzone, sono stati creati dei brevi filmati supportati dall’intelligenza artificiale che vanno ad esprimere il senso del progetto. Poiché la canzone dura un 1 minuto e 37 secondi, e l’intelligenza artificiale genera dei brevi filmatini, gli studenti ne hanno prodotti alcuni da mettere uno in fila all’altro: dei piccoli spezzoncini con un nesso logico, in modo tale da valorizzare la creazione della canzone e le potenzialità dell’alunno, visto che a lui piace la musica, suonare il clarinetto e pianoforte. Una volta generate tutte le clip, le abbiamo messe insieme con un software di editing video, Capcut, e tolto i loghi con Veed.io (https://www.youtube.com/watch?v=8z8-L_x-MzQ).
La creazione della canzone si è rivelata un approccio vincente per l’inclusione del ragazzo, perché ha fatto leva sull’aspetto motivazionale degli studenti. Infine, è stata creata un’immagine identificativa della classe creata con supporto dell’AI: lo stile Manga, scelto in quanto particolarmente apprezzato dallo studente con disabilità (e condiviso da molti altri compagni), è diventato un potente elemento di aggancio e di unione per l’intera classe, trasformando questa immagine in un simbolo di inclusione e di positiva identificazione del gruppo.
In conclusione, la classe ha partecipato a un momento di Circle Time per condividere emozioni e riflessioni sull’esperienza. È stato poi somministrato un questionario di autovalutazione tramite Google Moduli, che ha permesso di rilevare i cambiamenti nella percezione della diversità e nel livello di collaborazione.
La valutazione finale ha evidenziato un miglioramento del clima relazionale e un accresciuto senso di appartenenza. Gli studenti hanno espresso soddisfazione e consapevolezza del valore formativo del percorso, riconoscendo nella musica una possibilità concreta di incontro e di conoscenza reciproca.
Cosa ha lasciato la canzone: crescita, appartenenza e senso dell'inclusione
Il progetto ha avuto un impatto profondo su più livelli. Biagio ha trovato uno spazio autentico per esprimersi, divenendo protagonista attivo e riconosciuto del gruppo. La sua partecipazione ha rafforzato la fiducia in sé e la percezione di essere parte integrante della comunità scolastica. La classe ha vissuto un’esperienza di crescita collettiva, in cui l’impegno e la creatività hanno generato un clima di fiducia, rispetto e collaborazione. La musica si è rivelata un linguaggio educativo trasversale, in grado di attivare emozioni, competenze e riflessioni.
Dal punto di vista pedagogico, l’esperienza ha reso evidente come l’inclusione non nasca solo da strategie didattiche, ma da un atteggiamento relazionale fondato sulla cura e sull’ascolto. La canzone è diventata metafora di una scuola che sa armonizzare differenze, trasformandole in risorsa per tutti.
In linea con Massa (2010), educare significa “condurre altrove”, cioè aprire a prospettive nuove e inattese, creando spazi di libertà e di senso. In questa prospettiva, la musica ha rappresentato un ponte tra mondi diversi, un canale per conoscersi e riconoscersi.
Una buona prassi da ripetere: adattabilità e potenziale del modello
"Il tuo mondo è il nostro mondo – Insieme per l’autismo" costituisce una buona prassi replicabile e adattabile ad altri contesti. La struttura flessibile consente di declinare l’esperienza in vari ordini di scuola, integrandola con discipline artistiche, linguistiche e digitali.
Le fasi operative, basate sul Cooperative Learning e sull’uso delle TIC, sono facilmente riproducibili e favoriscono la costruzione di percorsi trasversali di educazione civica e affettivo-relazionale.
In prospettiva, la metodologia può essere ampliata includendo la produzione di podcast, mostre o reading musicali, mantenendo la centralità della persona e del gruppo come comunità di apprendimento.
Un verso, una nota, una voce alla volta: riflessioni sul senso dell'educare
L’idea della canzone sottendeva un senso e un significato molto più profondo: aveva avuto un impatto reale sul contesto scolastico e sulle persone coinvolte. Creare una canzone tutta loro ha permesso ai ragazzi di dare un valore aggiunto alla loro esperienza scolastica, perché li ha motivati, li ha fatti sentire speciali. Il lavoro era diversificato, un vestito cucito su misura per loro e per Biagio: questo li ha fatti sentire unici. L’insegnante di sostegno è quindi chiamato a rispondere alla realtà educativa vigente: egli, infatti, agisce in una prospettiva educativa, aiutando la persona in difficoltà a comprendere e a superare problemi che l’allontanano dagli obiettivi prefissati, sostenendola nella progettazione e nella realizzazione di interventi in cui, responsabilmente, il soggetto bisognoso di aiuto mette in gioco le proprie risorse e compie scelte consapevoli e congruenti al suo progetto di vita. Egli potrebbe partire, intessendo un legame solido e co-costruito tra gli stakeholders, al fine di pensare insieme a eventuali condizioni che siano migliori per il benessere, in un rapporto di corresponsabilità e sinergia tra le principali figure di riferimento presenti nella scuola.
Ad oggi mi ritengo soddisfatta del mio percorso, sia a livello scolastico che lavorativo, poiché posso scorgere una certa linearità, una direzione di senso tra quello che vorrei fare e quello che faccio: anche se non la vedo, sento che sto tracciando la mia strada. In particolare, svolgere il tirocinio mi ha permesso di comprendere la realtà viva delle cose, immergendomi in esse e vedendo le conoscenze teoriche studiate, attuarsi e concretizzarsi, non sostando unicamente sui libri, ma stando a contatto diretto con la realtà educativa. Vorrei essere una persona che aiuta a migliorare il mondo e le persone, a partire da me stessa: essere un punto luce per le persone, soprattutto per quelle in difficoltà, contribuendo a far raggiungere la loro migliore versione di sé stesse, facendo fiorire tutte le potenzialità insite in loro. Dall’esperienza di tirocinio ho appreso molto, osservando e affiancando l’insegnante di sostegno, vedendo come nel concreto avviene lo sviluppo delle risorse della persona e del benessere individuale e collettivo e osservare come si agisce in modo competente, mantenendo l’aspetto umano, autentico, ma professionale, che dovrebbe caratterizzare un vero insegnante, che lascia un segno nella mente e nel cuore dei suoi discenti.
Come sostiene Recalcati, “il lavoro dell’insegnante è uno dei lavori più decisivi nella formazione dell’individuo […]. Non sapremo mai abbastanza dare il giusto peso a come l’incontro con un insegnante possa davvero cambiare una vita, renderla diversa da prima, favorire la sua trasformazione singolare. Accade come l’incontro con certi libri o con certe opere d’arte. Il mondo continua a essere quello di prima, certo, ma non è più lo stesso. È come prima e non è più come prima.”
In questo percorso, la scuola si è fatta spazio di libertà e di speranza, dimostrando che, quando l’educazione si apre alla creatività e alla relazione, può davvero cambiare il mondo: un verso, una nota, una voce alla volta.
Bibliografia
Arendt, H. (1961). La crisi dell’educazione. In Tra passato e futuro. Milano: Garzanti.
Cottini, L. (2017). Didattica speciale e inclusione scolastica. Roma: Carocci.
Lascioli, A., Pasqualotto, L. (2018). Il piano educativo individualizzato su base ICF. Roma: Carocci Faber.
Massa, R. (2010). Educazione e seduzione. Milano: Franco Angeli.
Recalcati, M. (2014). L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento. Torino: Einaudi.
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Erica Spagnolo, Docente di sostegno specializzata nella Scuola Secondaria di II grado, formata presso l’Università degli Studi di Verona. Laureata con lode in Scienze Pedagogiche presso l’Università di Verona, ha svolto un’indagine empirica sulla funzione del pedagogista nei contesti educativi e ha maturato esperienze come docente di sostegno nella scuola primaria e secondaria. È dottoranda in “Beni Culturali, Formazione e Territorio” (indirizzo Educazione, XL ciclo) presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, dove conduce una ricerca dal titolo “Il pedagogista a scuola e l’innovazione didattica: radici nel passato e sguardo al futuro”. I suoi interessi di ricerca e professionali riguardano la figura del pedagogista, la pedagogia inclusiva, la disabilità, la collaborazione scuola-famiglia e la sperimentazione didattica.
copyright © Educare.it - Anno XXVI - N. 2, Febbraio 2026
