Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXVI, n. 7 - Luglio 2026

  • Categoria: Pratiche di inclusione
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Quello che le parole non dicono: la sensorialità nella didattica inclusiva

sensiIl contributo presenta un progetto inclusivo sviluppato in una classe seconda della scuola secondaria di primo grado, incentrato sulle preferenze sensoriali di Paolo, alunno con disabilità. La sua propensione per attività che coinvolgono il tatto, il gusto e l'olfatto ha costituito il punto di partenza per ripensare la didattica dell'intera classe: un approccio che ha trasformato un bisogno individuale in risorsa collettiva. Attraverso laboratori sensoriali, l'integrazione di tecnologie digitali e la realizzazione di una mostra sensoriale aperta alla comunità, gli alunni hanno lavorato insieme verso un obiettivo condiviso, sviluppando competenze trasversali e costruendo relazioni autentiche. 

La ricerca di un aggancio

Paolo è un ragazzo dolce, vivace, capace di farsi voler bene con il suo sguardo curioso e i modi pacifici. Tutto ciò che è sensoriale lo fa stare bene: ama manipolare oggetti, ascoltare musica rock ad alto volume, esplorare attraverso il gusto e l'olfatto, colorare, correre, saltare. Gli piace stare in classe con i compagni, ma la comunicazione e le interazioni risultano complesse. La sua espressione passa prevalentemente attraverso vocalizzi e una gestione della prossemica non convenzionale, a cui si associa una difficoltà nel riconoscere e rispettare le regole sociali della quotidianità. Anche per i compagni la relazione con Paolo non è immediata: la collaborazione spontanea nelle attività condivise richiede mediazione e accompagnamento costante.
Il punto di svolta è arrivato in modo inatteso. La pasta di sale, che la docente di sostegno utilizzava nelle attività ricreative pomeridiane, si è rivelata un efficace aggancio per avviare il primo contatto sensoriale significativo. Fin dalla prima proposta, il materiale ha assunto una doppia valenza: strumento di una Token Economy quotidiana e, soprattutto, mediatore di una relazione basata sull'ascolto reciproco. Un ponte, finalmente.
Quel primo canale, aperto dopo un lungo e meticoloso lavoro di osservazione partecipata, ha posto le domande fondamentali attorno a cui si è costruito l'intero progetto inclusivo: come favorire le interazioni con i compagni? Come trasformare un punto di forza individuale in risorsa per la classe? La sensorialità, cifra distintiva di Paolo, è diventata così il fulcro di un intervento educativo orientato alla relazione, all'interazione e alla socializzazione. Fiori, brani musicali, tessuti e colori si sono rivelati mediatori didattici potenti: facilitatori dell'apprendimento e strumenti concreti di inclusione. 

“Sentire” per apprendere

Il percorso ha preso avvio da una fase di co-progettazione e co-programmazione con i docenti del consiglio di classe, ponendo al centro il clima del gruppo e il benessere di ciascun alunno. Le attività collaborative sono state pensate per valorizzare i diversi talenti e orientarsi verso un obiettivo comune, nella convinzione che l'inclusione autentica si costruisca a partire dal contributo di tutti. Per favorire l'interazione tra Paolo e i compagni, si è scelto di privilegiare lavori in coppia e in piccoli gruppi, evitando situazioni di eccessiva confusione o rumore che avrebbero potuto ostacolarne la partecipazione. I laboratori sensoriali hanno rappresentato il cuore dell'intervento: contesti motivanti e strutturati in cui Paolo ha potuto partecipare attivamente, sviluppando progressivamente autonomia e autodeterminazione attraverso compiti calibrati sulle sue possibilità e sui suoi interessi.

Sono state coinvolte in modo trasversale le discipline di arte e immagine, musica, scienze, tecnologia, italiano e scienze motorie. La scelta interdisciplinare non è stata casuale: risponde alla consapevolezza che l'integrazione delle conoscenze rappresenti una risorsa preziosa per affrontare con creatività ed efficacia situazioni complesse e reali, dentro e fuori dall'aula.

Avvio del progetto

Il tema del progetto è stato introdotto dalla visione del filmato “Io vedo sento percepisco in modo diverso”, sul sovraccarico sensoriale e lo stare bene a scuola. Ad un significativo momento di riflessione è seguita un’attività di brainstorming: gli alunni hanno scritto su post-it cosa significasse per loro “percepire”, e li hanno utilizzati per realizzare un cartellone. E’ stato spiegato loro che avrebbero dovuto documentare l’intero percorso come in un viaggio per mare, per mezzo di un diario di bordo e di fotografie; il compito di Paolo sarebbe stato quello di timbrare un’ancora alla fine di ogni pagina.

Laboratorio olfattivo

I ragazzi si sono spostati nel laboratorio di scienze, dove hanno scoperto gli oleoliti: macerati di piante aromatiche e medicinali in olio che permettono di godere dei principi attivi delle erbe in modo dolce e piacevole. Gli oleoliti sono profumati e facili da preparare, richiedono soltanto un po’ di pazienza. La classe, divisa in piccoli gruppi, ha potuto realizzare in autonomia, seguendo le istruzioni fornite, oleoliti di lavanda e camomilla a partire da fiori secchi e olio di semi di girasole. Per circa venti giorni, una volta al giorno, Paolo, assieme ad un compagno a turno, aveva il compito di andare a mescolare gli oleoliti. Durante il periodo di macerazione dei fiori, gli alunni hanno riflettuto su come riprodurre l’odore di paesaggi e soggetti naturali dipinti in alcuni quadri famosi e si sono adoperati per realizzarlo, scegliendo e raccogliendo rametti, bucce, oli essenziali. Al termine del periodo di riposo degli oleoliti, gli alunni hanno proceduto con la filtrazione e la raccolta dell’olio profumatissimo. Sviluppando la pazienza hanno raggiunto con soddisfazione un obiettivo a lungo termine. Infine, il loro olfatto è stato messo alla prova con il gioco del Lotto degli odori. Anche grazie a quest’attività ludica, hanno capito che il senso dell’olfatto non è molto sviluppato in confronto ad altri sensi quali la vista, hanno constatato che gli odori dei campioncini del gioco differivano da quelli presenti in natura, ed hanno scoperto piante e fiori nuovi, in un ambiente dinamico e motivante.

Laboratorio visivo-tattile

La vista e il tatto sono stati utilizzati maggiormente nell’aula di arte e immagine. La fase iniziale è consistita nell’analisi visiva di dipinti raffiguranti la natura. Gli alunni, dopo attenta osservazione, hanno individuato e descritto gli elementi del linguaggio visivo come segni, linee e, volumi. Hanno pensato alle sensazioni suscitate dall’artista e alle funzioni comunicative. Il lavoro è stato svolto dai ragazzi divisi in gruppi, ad ognuno era assegnato un dipinto. Mentre riportavano a matita le immagini su tele immacolate, riflettevano su come trasformarle in quadri tattili, ovvero quali sensazioni tattili volevano ottenere e per mezzo di quali materiali. Sui materiali successivamente recuperati è stata fatta un’analisi tattile e in base alle loro caratteristiche si è deciso se utilizzarli e come. Questo processo è stato lungo e complicato, molte volte i materiali scelti non si rivelavano adatti, costringendo alunni e docenti a rimettere in campo le proprie abilità di problem solving. Per allenare ulteriormente il tatto è stata proposta una scatola tattile, contenente svariati oggetti di diversa natura, e i ragazzi si sono divertiti ad indovinarne il contenuto. La fase finale di realizzazione dei quadri tattili, con le idee chiare e i materiali pronti, è stata invece semplice e veloce. Il clima che si era instaurato era sereno, rilassato, caldo e sicuro. Docenti e studenti cucivano, incollavano, dipingevano insieme, contando sull’aiuto reciproco, secondo le diverse inclinazioni e raccontandosi, creando nuove connessioni. Paolo era attivo e curioso in mezzo a tanti materiali diversi, nel suo piccolo gruppo si faceva guidare e contribuiva alla risoluzione dei problemi scovando oggetti impensati.

Laboratorio uditivo

“Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, argomento del programma curricolare, sono divenute ponte per riuscire a realizzare un lavoro di potenziamento dell’attività uditiva, in maniera analitica e partecipata. Dopo un primo ascolto neutro, si è passati ad uno partecipato. I ragazzi, muniti di carta, penna e cronometro, sono stati guidati nell’individuare le corrispondenze tra lo sviluppo dei temi impressi dall’autore nei brani sottoposti e le opere pittoriche prese in esame. Il binomio musica ed emozione è divenuto strumento critico: i ragazzi hanno ascoltato interpretando l’arte dei suoni, attraverso i suoi parametri fondamentali, quali ritmo, timbro e dinamica. Sono riusciti, in questo modo, ad immedesimarsi maggiormente nell’intento narrativo del compositore, trasformando i messaggi  impressi nella partitura in evocazioni sinestesiche legate a riferimenti visivi precisi. Profonda è stata la risposta della classe che ha individuato, in maniera tangibile, l’associazione emersa tra immagine, suono ed emozione. Anche Paolo ha accolto con gioia gli ascolti e le proposte che generavano costantemente un turbinio piacevole di emozioni, muovendosi felice tra i banchi. L’esperienza musicale ha dimostrato di aver contribuito a portare alla classe benefici cognitivi ed emotivi.

Nella fase di lavoro successiva, i ragazzi, divisi in gruppi, si sono confrontati ed hanno scelto un frammento condiviso di alcuni secondi per ogni dipinto. Per raggiungere questo obiettivo lavorando in team, in sinergia, hanno rafforzato soft skills quali: gestione dei conflitti, leadership, time management, resilienza. Una consonanza armonica di azioni condivise. Infine, FreeSound ha permesso di realizzare un indovinello sonoro in cui Paolo ha confermato le sue buone doti di ascolto.

Laboratorio dell’equilibrio

In palestra gli alunni hanno allenato l’equilibrio, il vero punto di forza di Paolo. Hanno eseguito esercizi sui diversi tipi di equilibrio, ovvero statico, dinamico, di volo e di rotazione. Divisi in gruppi, hanno poi ideato, progettato e realizzato percorsi di equilibrio con materassini, coni, cerchi, ostacoli. Si sono così tutti esercitati con saltelli, ruote e capovolte e Paolo ha potuto esprimersi nella sua vera passione, in un momento di benessere per tutti.

Il digitale come canale informativo e comunicativo multisensoriale

La classe ha partecipato ad un brainstorming digitale tramite l’applicazione Padlet, creando una bacheca virtuale dal titolo “Saremo tutti specialmente felici se…”, che ha fatto emergere i bisogni dei ragazzi per sentirsi bene a scuola. Durante il laboratorio delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), gli alunni hanno lavorato a coppie e in piccoli gruppi eterogenei, suddivisi in base ai diversi livelli di conoscenza degli strumenti e alle inclinazioni personali. Gli obiettivi che si volevano raggiungere erano lo sviluppo di competenze digitali, la realizzazione di prodotti digitali e il potenziamento delle abilità sociali, in un ambiente di apprendimento personalizzato, accessibile, motivante e collaborativo. ME-QR è stato utilizzato per creare QR Code associati a momenti musicali in mp3, mentre Canva è la piattaforma che ha permesso ai ragazzi di progettare graficamente volantini, poster e inviti per la mostra in programma. Alcuni alunni hanno creato su Wordwall quiz e abbinamenti per far esercitare il loro compagno sui nuovi argomenti studiati, in maniera interattiva e stimolante grazie alla compresenza dei canali visivo verbale e non verbale e uditivo: un’esperienza inclusiva preziosa e importante. Con Book Creator i ragazzi hanno trasformato il loro diario di bordo in un libro digitale pubblicabile, con Emaze i quadri tattili sono diventati i protagonisti di una galleria d’arte virtuale, e in conclusione, grazie a Google Sites, sono state raccolte tutte le informazioni, il materiale, i prodotti del percorso compiuto. La scelta della digitalizzazione e della condivisione online è stata fatta affinchè rimanesse un ricordo dell’esperienza vissuta, perché questa potesse uscire dalla scuola ed entrare nelle case delle famiglie e a far parte della comunità, e in modo che diventasse uno strumento utile agli educatori e insegnanti che volessero prendere spunto e riproporre le attività qui descritte.

La mostra sensoriale in una scuola che guarda lontano

L’allestimento della mostra è stato preceduto da un significativo momento di sensibilizzazione. Gli alunni hanno avuto la possibilità di incontrare i volontari di un’associazione onlus del territorio, che sostiene progetti in ambito educativo per i giovani di aree rurali della Tanzania. I volontari hanno raccontato come è nata la loro associazione e la realtà e le necessità di quel lontano paese. I ragazzi hanno ascoltato con attenzione e posto domande, curiosi e stupiti venendo a conoscenza delle grandi difficoltà in cui vivono ragazzi della loro età, per i quali andare a scuola è un privilegio e una grande opportunità. Con il materiale realizzato, in seguito ad un lavoro di ritinteggiatura delle pareti da parte degli alunni di una classe terza, nel portico della scuola è stata allestita la mostra sensoriale. Lo spazio espositivo esterno, aperto sul giardino, è stato scelto appositamente. Infatti il progetto educativo è entrato a far parte dell’Outdoor Education, essendo legato alla natura, all’esperienza sensoriale, all’interdisciplinarità e alle relazioni interpersonali. Nel giorno tanto atteso dell’evento, aperto alle famiglie e al quartiere, gli alunni con emozione ed orgoglio hanno accolto i visitatori, presentato loro il progetto, li hanno bendati e accompagnati lungo il percorso. Nelle varie tappe, avevano il compito di aiutare a far “sentire” i quadri con il tatto, l’udito e l’olfatto. Infine, di fronte alle stampe dei dipinti originali con le didascalie esplicative, dovevano liberare i visitatori dalle bende. Vestire i panni di guide di una mostra ha rappresentato un vero e proprio compito di realtà, facendo emergere coraggio, intraprendenza, competenza e gentilezza. L’esperienza ha permesso agli alunni di relazionarsi con coetanei, adulti familiari ed estranei, è stata occasione di coinvolgimento e incontro tra le famiglie e con membri della comunità. Promuovere l’inclusione significa anche creare spazi e momenti di incontro e scambio tra genitori, oltre che valorizzare i talenti e le risorse degli alunni, ricordando che chi ha un figlio con disabilità rischia di andare incontro a forme di isolamento, come sottolineano Zanebini, Manetti e Usai (2002). Tramite l’evento, in accordo con il comitato genitori della scuola, sono stati raccolti fondi per l’associazione onlus. Gli alunni hanno colto l’importanza di questa iniziativa ed hanno partecipato attivamente. Quello della donazione è un gesto che insegna la presa in carico delle esigenze altrui, sviluppa un profondo senso di responsabilità verso la comunità, e permette ad ognuno di dare il proprio contributo come cittadino attivo del mondo. Questo intervento educativo e didattico rappresenta dunque un esempio di approccio trialogico all’apprendimento, con una prospettiva di collaborazione con il territorio.

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Autrici: Silvia Barba, laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche a Padova e farmacista abilitata, ha orientato la sua attitudine alla cura verso la scuola, specializzandosi nelle attività di sostegno a Verona. Attualmente lavora come insegnante per il sostegno didattico nella Scuola Secondaria di Primo Grado.
Simona Agostini, docente di ruolo per il sostegno didattico agli alunni con disabilità presso la Scuola Secondaria di Primo Grado. Docente presso l’Università degli Studi di Verona per il corso TFA sostegno. Formatore docenti sia per azioni rivolte ad alunni con BES sia per attività inclusive con la musica.


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