- Categoria: Pratiche di inclusione
- Scritto da Ilaria Brandolisio, Roberta Diolosà
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L’identità nelle differenze
Riconoscere l’altro da sé nella propria identità, al dì là di stereotipi e pregiudizi e al contempo comprendere e costruire il proprio Sé nel confronto con gli altri, è un passaggio fondamentale nel percorso formativo di ogni persona e la scuola diventa il luogo privilegiato dove portare avanti questo percorso esistenziale.
Il presente contributo illustra un progetto didattico realizzato in una classe quinta della scuola secondaria, incentrato sul tema dell’identità, volto a sostenere gli studenti nella ricerca del proprio sé, nella scoperta dei loro talenti e propensioni, accompagnandoli verso un percorso di adultità. Fulcro dell’esperienza didattica è stata la promozione dell’ ”identità adulta” dello studente con disabilità presente in classe: fondamentale è stato in questo percorso il superamento del “pregiudizio dell’identità speciale” e per questo si è lavorato sulla postura interiore dei docenti e dei compagni di classe.
L’identità, un processo intersoggettivo
Coinvolgendo tutta la classe è stato realizzato un percorso di riflessione e scambio su alcune tematiche fondamentali in merito all’identità nella società contemporanea. Per attivare un senso critico negli studenti si è parlato del binomio perfezione/imperfezione: gli standard della società performativa attuale spingono molte persone a una ricerca mai soddisfatta di perfezione, generando ansia e insicurezze tra gli adolescenti. Portando alcuni contributi e riflessioni ci si è soffermati sull’elogio dell’imperfezione, una visione inclusiva della vita e delle persone, valorizzate nelle loro personali caratteristiche e specificità.
Questo progetto è stato pensato per dare voce allo studente con disabilità intellettiva, attraverso le letture, le immagini, la CAA, che sono stati alcuni degli strumenti adottati per far conoscere e riconoscere il proprio sé, la propria identità, al di là della “logica del poverino” e del “pregiudizio dell’eterno bambino”.
L’obiettivo è stato da una parte l’inclusione e la partecipazione attiva dello studente al gruppo classe e dall’altra la comprensione del valore dell’Alterità di ognuno di noi, promuovendo un reciproco riconoscimento.
Il coinvolgimento diretto dello studente è stato nell’organizzazione, nella produzione di alcuni materiali per le attività e nell’utilizzo delle TIC che sono state impiegate nelle varie fasi del progetto. Questo è stato importante per sostenere il suo senso di autoefficacia e per renderlo concretamente protagonista in classe al pari degli altri suoi compagni.
Il progetto ha toccato alcune tematiche presenti nel programma della classe nelle varie discipline, ed è stata occasione utile per gli studenti sia dal punto di vista degli apprendimenti generali che della formazione della persona in quanto tale.
L’intervento ha avuto come intento la promozione della partecipazione attiva dello studente e dei compagni, al fine di valorizzare l’unicità di ciascuno di loro; si è intervenuti quindi nella dimensione della socializzazione, della relazione interpersonale e della comunicazione, aspetti da sostenere nel progetto più ampio di un percorso di ricerca della propria identità, che emerge sempre nel confronto con gli altri. Attraverso un percorso di riflessione è stata valorizzata la ricchezza che porta in sé la differenza, oltre l’illusorio ideale della perfezione. Scoprirsi identici perché tutti diversi può migliorare il rapporto con gli altri, ma soprattutto il rapporto con noi stessi.
Le fasi del Progetto
Dalla parola all’immagine: comunicare con la CAA
Il progetto ha preso avvio con un’attività volta a fornire gli adeguati strumenti comunicativi ai compagni di classe, necessari per una concreta inclusione. Lo studente con disabilità comunica attraverso la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (detta anche CAA) e, in assenza dello studente, è stata presentata alla classe una lezione sulla CAA, con l’utilizzo di slides, ed infine è stata organizzata un’esperienza per far provare in prima persona ai compagni cosa significa non poter comunicare tramite il linguaggio verbale. Gli studenti hanno scaricato sul proprio cellulare l’app Search on Arasaac oppure hanno utilizzato il sito web dell’Arasaac (Centro Aragonese di Comunicazione Aumentativa e Alternativa), dove è presente un motore di ricerca per pittogrammi. È stato chiesto ai ragazzi di rimanere in silenzio e di scambiare tra di loro dei brevi dialoghi senza potersi esprimere a parole, ma utilizzando solo i pittogrammi. Si è osservato in loro curiosità: gli sguardi che si scambiavano mentre cercavano le immagini erano veloci, forse esprimevano quel timore che accompagna chiunque inizia a muoversi per la prima volta in un terreno nuovo, ma che non frena l’esplorazione, anzi la prepara. A conclusione di questa prima fase è stato proposto agli studenti un brainstorming sull’esperienza fatta attraverso l’applicazione di Mentimeter, raccogliendo così le loro idee e impressioni.
Five Fingers: raccontarsi
Durante la lezione di Scienze Naturali è stata organizzata in classe un’attività per promuovere la narrazione di sé e la reciproca conoscenza attraverso la metodologia “Five Fingers” di Kagan. Gli studenti hanno ricevuto, tramite la piattaforma Classroom, un’immagine con il disegno stilizzato di una mano. È stato spiegato loro che alle cinque dita dovevano corrispondere cinque immagini, seguendo questi descrittori: racconta te stessa/o attraverso un animale, una pianta, un elemento, una scoperta scientifica, un personaggio importante (artista, musicista, scienziato, personaggio storico). È stata scelta questa modalità perché ben si presta per essere modulata a diversi livelli di difficoltà, attraverso l’utilizzo delle immagini.
Lo studente è stato facilitato nell’attività attraverso una breve presentazione su Canva per supportarlo nel lavoro, con delle opzioni di scelta per ogni descrittore. La classe è stata divisa in piccoli gruppi, lo studente attraverso il supporto di un pc portatile e la collaborazione delle sue compagne ha scelto le immagini che più lo rappresentavano. Una sua compagna lo ha aiutato a comporre l’immagine finale e a caricarla sull’applicativo Thinglink, dove era stata predisposta una bacheca interattiva condivisa con tutta la classe. Successivamente c’è stato un primo confronto in piccolo gruppo ed in conclusione è stata proiettata sulla LIM la bacheca con tutte le immagini e gli studenti hanno presentato sé stessi alla classe. Sono emersi tanti aspetti, attraverso queste immagini, le loro aspirazioni, i loro talenti artistici, i loro sogni, quello che solitamente non emerge durante le lezioni. Gli studenti hanno raccontato aspetti personali che non erano mai stati portati ed espressi in classe, mostrando agli altri una parte importante di loro stessi. Per gli studenti è stato un momento di reciproco riconoscimento ed è stato significativo per consolidare la relazione tra i pari.
In scena: rappresentazione e autorappresentazione
Per valorizzare e sostenere l'espressione di sé negli studenti, in collaborazione con la docente di Italiano è stato organizzato un laboratorio in occasione della Notte Nazionale del Liceo Classico. Per la rappresentazione è stata scelta una riduzione dell'opera teatrale di Luigi Pirandello Il berretto a sonagli, individuata per i suoi rimandi a tematiche significative come l'identità e la pazzia, nonché per le numerose parti comiche che ne rendevano il testo accessibile a tutta la classe.
Il ragazzo ha preso parte a tutte le fasi iniziali del percorso svolto in classe: in modalità circle time è stato letto e commentato il copione, proposto in una versione adattata e semplificata in CAA. Insieme ai compagni sono state individuate le battute più significative da inserire nella rappresentazione e, attraverso l'uso di un'applicazione di sintesi vocale, ha potuto scegliere autonomamente la voce da utilizzare.
Nello specifico, gli è stato affidato un ruolo attivo nell'apertura dello spettacolo: avviare le tracce audio, a partire da un'introduzione musicale seguita dai due file contenenti le battute introduttive, dando così il via alla rappresentazione. Ha inoltre collaborato alla realizzazione di alcune maschere decorative per la scena, partecipando insieme a due compagne alla selezione delle immagini di riferimento per la maschera tragica e per quella comica, successivamente realizzate e stampate dalla docente con il programma Procreate. Ha poi curato la fase di colorazione delle maschere con l'uso di pastelli, attività pensata anche come stimolo per il potenziamento della motricità fine.
Il giorno dello spettacolo, accompagnato da un compagno di classe, ha raggiunto la propria postazione al pc dell'aula, collegato alla LIM e alle casse audio, dando avvio, in autonomia, alla riproduzione delle tracce sonore previste.
Normali chi? Filosofia a fumetti
Per approfondire il percorso sulla tematica dell’Alterità, sono stati proposti alla classe alcuni testi tratti dalle opere del filosofo francese Michel Foucault sul tema normalità/anormalità, con l’obiettivo di andare oltre le visioni pregiudizievoli che caratterizzano la questione della follia e di chi viene considerato anormale. Al fine di rendere accessibile un testo filosofico è stato chiesto ai compagni di svolgere un ruolo attivo: hanno letto e analizzato il testo, estrapolando un concetto chiave che potesse essere rappresentato in modo concreto attraverso una semplice storia, da realizzare poi in forma di graphic novel. La classe è stata divisa in tre gruppi, lo studente ha scelto il gruppo che più preferiva e insieme ai suoi compagni e al materiale semplificato (testo filosofico semplificato in CAA), hanno deciso cosa rappresentare. Il gruppo dello studente ha deciso di realizzare il fumetto con l’applicativo Pixton, mentre gli altri gruppi hanno utilizzato applicativi di intelligenza artificiale. Nell’ultima lezione i fumetti sono stati presentati utilizzando la LIM come supporto visivo. Per lo studente è stata l’occasione di potersi approcciare alla filosofia in modo più concreto, le immagini e le scelte grafiche pensate dai compagni sono stati dei facilitatori per la comprensione sia per lo studente, sia per tutta la classe, perché ha reso più comprensibili concetti che risultavano molto complessi nel testo. I fumetti poi sono stati raccolti in un volumetto realizzato con l’applicativo Book Creator e poi stampato in qualche copia.
Elogio dell’imperfezione
La penultima fase ha trattato il tema perfezione/imperfezione, partendo dallo spunto delle lettere morali di Seneca (Lettere a Lucilio). La classe è stata divisa in piccoli gruppi, il gruppo dove era inserito lo studente ha letto la lettera (anche in versione semplificata in CAA) e deciso di presentarla alla classe attraverso una piccola rappresentazione (role-play). Sempre in gruppo è stato predisposto un piccolo dialogo tra i vari personaggi, sono state assegnate le parti ed è stato deciso quali oggetti di scena e vestiti utilizzare per la rappresentazione. La battuta dello studente è stata realizzata sia in versione CAA, sia in versione audio, attraverso un sito web, lo studente ha scelto la voce che preferiva. Inoltre insieme alle sue compagne ha realizzato attraverso l’applicativo Pixton un fumetto che poi è stato proiettato sulla LIM e utilizzato come sfondo per la rappresentazione. Hanno anche realizzato un bastone con del cartoncino e una finta barba con dei fili di lana. Durante le prove lo studente si è mostrato molto interessato, ha manifestato molta vicinanza alle compagne che lo supportavano nell’attività. Il giorno della rappresentazione lo studente era emozionato e contento di essere a fianco delle sue compagne in questo lavoro.
Alla fine di questo percorso è stato chiesto agli studenti di collaborare a una bacheca interattiva sull’applicativo Padlet sul tema dell’”Elogio dell’imperfezione” con una loro riflessione finale in merito, che poteva essere in forma scritta o attraverso un video, un’immagine, una foto, un disegno, una canzone, un podcast, con ampia libertà di espressione. Lo studente ha partecipato sia alla realizzazione di uno sfondo della bacheca, utilizzando un applicativo per il disegno digitale Procreate, sia inserendo un’immagine significativa per lui.
Metacognizione
In conclusione è stato proposto un questionario di valutazione del progetto e di autovalutazione del proprio apporto al percorso fatto insieme. È stato predisposto per i compagni di classe un Google Moduli, mentre per lo studente un questionario realizzato attraverso l’applicativo Plickers, che grazie alla possibilità di inserire delle immagini (pittogrammi della CAA) e file audio è risultato più accessibile e fruibile.
La Valutazione
La valutazione del progetto nel complesso e degli interventi è avvenuta attraverso l’osservazione diretta delle dinamiche all’interno del gruppo classe e nei piccoli gruppi, dello studente e del suo rapporto con i pari e con gli insegnanti durante le ore di lezione e durante la Notte del Liceo Classico. Sono state utilizzate delle griglie predisposte sia per il ragazzo sia per la classe. Inoltre è stato somministrato un questionario di tipo diagnostico all’inizio del progetto e un questionario a conclusione dell’esperienza per le impressioni finali sul percorso condotto in questi mesi, comprensivo di un momento di autovalutazione. I docenti di Latino, Filosofia e Italiano hanno valutato il lavoro prodotto dalla classe nelle specifiche attività. Gli aspetti osservati al fine della valutazione sono stati in merito allo studente: il suo livello di attenzione rispetto al semplice compito da svolgere, l’efficacia dell’interazione con i pari, il suo comportamento non verbale nel relazionarsi ai suoi compagni, la gestione delle emozioni all’interno delle varie attività proposte, la sua capacità di esprimere il suo pensiero ai pari e agli insegnanti.Gli aspetti rilevati al fine della valutazione dei suoi compagni di classe sono stati: la qualità delle loro interazioni con lo studente e il loro atteggiamento nei suoi confronti, la partecipazione alle attività proposte e al dialogo educativo, la capacità di esprimere il proprio punto di vista e un proprio senso critico.
Conclusioni
L'intervento realizzato in classe ha prodotto una ricaduta positiva sul piano dell'inclusività: gli studenti affermano di aver raggiunto una maggiore comprensione del compagno e di riuscire a entrare in relazione con lui con maggiore efficacia, anche senza la mediazione dell'insegnante di sostegno. Il ragazzo, dal canto suo, ha manifestato in più occasioni la soddisfazione di poter partecipare attivamente, al pari dei compagni e insieme a loro, a proposte didattiche condivise. Anche il corpo docente della classe ha espresso entusiasmo per il lavoro svolto, tanto da menzionarlo nell'ultimo consiglio di classe come esperienza significativa nel percorso formativo degli studenti in quest'ultimo anno di liceo. Dalle valutazioni raccolte tramite questionario è emerso il desiderio, da parte della classe, che il progetto avesse un respiro più ampio: c'è chi ha suggerito di avviarlo già a settembre, estendendolo all'intero anno scolastico, e chi ha sottolineato l'importanza di coinvolgere attivamente lo studente in progetti analoghi fin dal primo anno di scuola superiore. È stata inoltre segnalata l'esigenza di dedicare più ore alle attività, eventualmente estendendole ad altre discipline. Queste osservazioni testimoniano quanto il tema dell'inclusività sia sentito dagli studenti stessi, e mettono in luce come le principali resistenze derivino da un'impostazione tradizionale della didattica, in cui i programmi disciplinari determinano rigidamente i tempi scolastici, spesso strutturati attorno alla lezione frontale.Un aspetto migliorabile, anch'esso emerso dal questionario finale, riguarda la disomogeneità delle occasioni di interazione: non in tutte le attività il ragazzo è riuscito a relazionarsi con l'intero gruppo classe. Nei lavori a piccoli gruppi ha partecipato a formazioni diverse, ma il tempo a disposizione non è stato sufficiente a garantire interazioni continuative ed equamente distribuite con tutti i compagni, anche perché si è scelto, in alcuni casi, di privilegiare le sue preferenze personali.Un ulteriore tassello del percorso, la realizzazione di un fumetto a tema filosofico, ha coinvolto la classe su più livelli: nei questionari finali gli studenti hanno espresso particolare apprezzamento per questa modalità di lavoro, giudicata coinvolgente, creativa e inclusiva.Il percorso di scoperta di sé passa anche attraverso il riconoscimento dell'identità altrui: è in questo dialogo stratificato e necessario che si inserisce l'azione didattica qui descritta, volta a facilitare e promuovere la conoscenza dell'altro da sé, al di là degli stereotipi, per una comunità scolastica più inclusiva e partecipata.
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Autrici: Ilaria Brandolisio, dottoressa in Filosofia, è docente specializzata per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola secondaria di secondo grado presso l’Università degli Studi di Verona e abilitata in Filosofia e Storia presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. Lavora nel campo dell’istruzione in qualità di insegnante di sostegno e di Filosofia e Storia. Tra i suoi interessi professionali rientrano lo studio e la progettazione di una didattica inclusiva per la filosofia, rivolta a studenti con disabilità intellettiva.
Roberta Diolosà, docente abilitata in Discipline Giuridiche ed Economiche, specializzata in attività di sostegno per la scuola secondaria 2° grado, insegna c/o Liceo Artistico di Verona ove ricopre il ruolo di Funzione Strumentale per l'Inclusione degli alunni con BES. Esperta in Didattica e Psicopedagogia per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento - DSA (master universitario di 1° livello), dal 2013 è referente dello Sportello Provinciale sui DSA c/o Ufficio Scolastico di Verona. Collabora dall'A.A. 2016/2017 con l'Università di Verona in qualità di Tutor di Tirocinio Indiretto nei corsi di specializzazione per attività di sostegno nella scuola secondaria di 2 grado.
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