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  • Categoria: Pratiche di inclusione
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L'osservazione sistematica a fondamento della didattica inclusiva

Educare.it - L'osservazione sistematica a fondamento della didattica inclusivaIl contributo presenta un progetto inclusivo sviluppato in una classe prima di un Istituto Tecnico a indirizzo economico, nato dall’osservazione di un gruppo classe eterogeneo e, in particolare, dei bisogni e delle potenzialità di D., uno studente con disabilità intellettiva lieve. Il progetto ha preso spunto da un oggetto iconico, di uso quotidiano e vicino agli interessi degli studenti come la scarpa sportiva, meglio chiamata sneakers. A partire da questo elemento è stato costruito un percorso interdisciplinare tra Economia, Geografia e Diritto, nel quale il tema delle sneakers è diventato occasione per affrontare temi come la creazione del prezzo di vendita, la filiera produttiva, la sostenibilità e la responsabilità sociale d’impresa. Le sneakers sono state, oltre che un espediente per aumentare la motivazione e la curiosità degli studenti, anche la base per costruire un percorso nel quale obiettivi disciplinari potessero intrecciarsi con quelli inclusivi. L’esperienza ha mostrato come l’osservazione del contesto, la gradualità delle richieste e la costruzione di condizioni di partecipazione possano trasformare un’attività didattica in un’esperienza autenticamente inclusiva.

Osservare prima di progettare

L’esperienza di tirocinio è iniziata dall’osservazione della classe e delle dinamiche che la caratterizzano. Il gruppo appariva vivace e articolato in sottogruppi, con livelli diversi di partecipazione e di coinvolgimento nelle attività. All’interno di questo contesto, l’osservazione di D. ha fatto emergere una marcata timidezza e una ridotta fiducia nelle proprie capacità, soprattutto nelle situazioni formali, ma riusciva a partecipare con maggiore serenità quando si trovava in contesti rassicuranti e con compagni conosciuti.
Questa prima fase ha assunto quindi un valore fondamentale: prima ancora di chiedersi quali attività proporre, è stato necessario comprendere come D. riuscisse a partecipare. Il riferimento al modello ICF ha permesso di orientare ulteriormente l’osservazione verso le dimensioni della relazione e della socializzazione, dell’attenzione e della capacità di prendere decisioni. 

Un paio di sneakers come punto di partenza

La progettazione è nata da un’osservazione semplice e quotidiana: quasi metà della classe indossava lo stesso modello di sneakers. Da questo aspetto sono partito per costruire un’esperienza interdisciplinare capace di mettere in relazione la realtà degli studenti con i contenuti delle discipline. Economia, Geografia e Diritto hanno trovato così un terreno comune, trasformando un interesse quotidiano in un'occasione di apprendimento.
Gli obiettivi per D. relativi alla partecipazione al gruppo, all’interazione, all’attenzione e alla progressiva autonomia sono stati integrati all’interno delle attività rivolte a tutta la classe. In questo senso, l’inclusione non è stata costruita attraverso un percorso separato, ma attraverso la possibilità di partecipare allo stesso compito, con ruoli e modalità ben definiti.

Costruire la partecipazione passo dopo passo

Perché la partecipazione potesse diventare realmente possibile, il percorso è stato quindi costruito secondo una progressione graduale: inizialmente il lavoro a coppie, con il compagno di banco come riferimento rassicurante; successivamente piccoli gruppi e, nelle fasi successive, gruppi eterogenei organizzati dal docente con ruoli definiti.
Il cooperative learning e il peer tutoring hanno permesso di trasformare il gruppo dei pari in una risorsa, consentendo di accompagnare D. nei passaggi più complessi. Anche gli strumenti digitali hanno contribuito a rendere le attività più accessibili e coinvolgenti: Mentimeter, Google Sheets, Google Earth, Padlet e Canva sono stati utilizzati per raccogliere idee, organizzare informazioni, visualizzare la filiera e realizzare prodotti condivisi.
La scelta metodologica più significativa è stata però la gradualità. Non si è trattato di chiedere immediatamente a D. di esporsi, collaborare e decidere in autonomia, ma di accompagnarlo attraverso situazioni progressivamente più complesse. In questa prospettiva, il supporto dell’insegnante e dei pari non è stato considerato un punto di arrivo, ma uno strumento temporaneo per costruire condizioni di maggiore autonomia.

Dalla partecipazione all’autonomia: l’esperienza e i risultati

Le diverse attività hanno permesso di osservare concretamente l’evoluzione della partecipazione di D. e si sono svolte nei seguenti momenti:

-       nelle attività di Economia la classe ha analizzato le sneakers come prodotto economico, partendo dalla distinzione tra bisogni primari e bisogni secondari e dall’analisi del ruolo del brand nelle scelte di consumo.

Successivamente, attraverso l’uso di un foglio di calcolo, si è simulata la costruzione del prezzo di vendita di una scarpa sportiva, considerando tutte le sue componenti: costo industriale, marketing, costi doganali, mark-up ecc. Ciò ha permesso a D. di sviluppare e migliorare competenze attentive e competenze logico-matematiche attraverso una concreta attività di simulazione.

-   nelle attività di Geografia si è analizzata la provenienza delle sneakers leggendo le etichette e ricostruendo il percorso che compiono dal Paese di produzione fino al punto vendita. Questa attività ha permesso di sviluppare capacità di prendere decisioni e di collaborare con i compagni di classe nel definire un percorso comune. Sono stati inoltre analizzati i principali indicatori demografici ed economici, utilizzati per confrontare Paesi produttori come il Vietnam e la Cambogia con l’Italia. 

-       durante le attività di Diritto, la classe ha analizzato la comunicazione presente sui siti delle principali aziende produttrici di scarpe, con particolare attenzione alla responsabilità sociale d’impresa, confrontandola con articoli e contenuti pubblicati da associazioni indipendenti. Questa attività ha permesso la creazione di uno spazio di lavoro collaborativo che ha favorito D. nello sviluppo di relazioni con compagni di classe con i quali non si confrontava spesso. Gli studenti hanno dovuto interagire discutendo e organizzando i contenuti in modo condiviso in gruppi formali.
Questo confronto ha permesso di sviluppare uno sguardo critico sulle strategie comunicative delle aziende.
Il percorso si è concluso con un momento di rielaborazione e di autovalutazione, volto a riflettere sugli apprendimenti, sulla partecipazione e sulle difficoltà incontrate.
La valutazione formativa ha mostrato una crescita della tenuta attentiva, della partecipazione e della fiducia nelle proprie capacità sia di D. sia di tutta la classe.

Oltre il progetto: ciò che l’esperienza ha insegnato

Al termine del percorso, il risultato più importante non è stato soltanto ciò che gli studenti hanno appreso sul tema delle sneakers, sulla loro produzione o sulle conseguenze delle scelte di consumo. L’esperienza ha mostrato quanto l’osservazione possa diventare il punto di partenza di una progettazione realmente inclusiva, capace di considerare contemporaneamente bisogni, interessi, relazioni e potenzialità.
Per D. il percorso ha rappresentato un’occasione per sperimentare forme progressivamente più autonome di partecipazione. Per il docente è stata un’opportunità per comprendere che includere non significa semplicemente adattare un’attività alle difficoltà dello studente, ma intervenire sul contesto, sui tempi, sui ruoli e sulle modalità di lavoro affinché ciascuno possa trovare uno spazio significativo. In questo senso, anche il rispetto dei tempi di D. è diventato un elemento educativo fondamentale: la lentezza non può essere confusa con l’incapacità e il ritmo della classe non dovrebbe trasformarsi in una barriera all’apprendimento.
L’esperienza ha quindi rafforzato una convinzione destinata a diventare centrale nella mia formazione professionale: una didattica realmente inclusiva non parte solamente dalla domanda “come posso aiutare questo studente?”, ma dalla domanda “quali condizioni posso creare perché possa partecipare, apprendere e diventare progressivamente autonomo?”. In questa prospettiva, il docente di sostegno non è soltanto colui che interviene sulla difficoltà, ma una figura che osserva, media, progetta e contribuisce a trasformare il contesto della classe in uno spazio nel quale le differenze possano diventare una risorsa per l’apprendimento di tutti.

 


Autore: Damiano Brunello, laureato in Economia e docente specializzato per le attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado presso l’Università degli Studi di Verona. Dopo un’esperienza decennale come consulente aziendale, ha scelto di orientare il proprio percorso professionale verso il mondo della scuola.


copyright © Educare.it - Anno XXVI - N. 9, Settembre 2026