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Myanmar: la polizia reprime a bastonate la protesta studentesca

fotoLa polizia birmana, con l'ausilio di agenti in borghese e paramilitari, ha iniziato a colpire i giovani in piazza a Yangon per chiedere modifiche alla controversa Legge di riforma dell'istruzione, al vaglio del Parlamento. Le forze di sicurezza filo-governative hanno preso di mira studenti e attivisti, che si erano radunati nei pressi di una storica pagoda nel cuore della capitale commerciale del Myanmar. I manifestanti sono stati colpiti con bastoni, trascinati a bordo di veicoli governativi e portati via. Ignota al momento la loro destinazione.

Testimoni locali riferiscono che nell'assalto diverse persone avrebbero riportato ferite di lieve entità, ma non vi sono ulteriori dettagli e la situazione resta confusa. Al momento dell'assalto vi erano almeno 200 dimostranti (pacifici), riuniti in piazza a manifestare contro la riforma.

Fonti di AsiaNews riferiscono che, fra le oltre 30 persone arrestante, vi sarebbero anche leader e personalità di primo piano dell'opposizione birmana fra cui Nilar Thein, Nemo Hlaing e Ma Nu del movimento Generazione 88. Il gruppo si era riunito di fronte al municipio cittadino a Yangon, in solidarietà con gli studenti che, da giorni, sono bloccati e circondati da forze di polizia nella cittadina centrale di Letpadan. Le autorità hanno bloccato la loro marcia in direzione di Yangon, minacciando di "passare all'azione" per fermare la protesta e "riportare ordine e legalità".

Nei giorni scorsi i rappresentanti degli studenti hanno accusato il governo di violare l'accordo - raggiunto di recente - sulla bozza di riforma. Secondo attivisti e universitari, il ministero dell'Istruzione avrebbe fatto circolare un documento diverso rispetto a quello oggetto dell'accordo, mentre le autorità continuano a lanciare minacce contro i giovani in piazza.

Il fragile compromesso nei colloqui a quattro - governo, parlamentari, leader studenteschi e National Network for Educational Reform (Nner) - è stato raggiunto il 14 febbraio dopo giorni di tensioni e rotture, al termine di una lunga trattativa. Esso accoglie molte delle richieste dei giovani, fra cui la gestione indipendente di istituti e accademie in merito alle politiche educative e la formazione di sindacati liberi di studenti e insegnanti. Tuttavia, l'esecutivo avrebbe sconfessato la nuova bozza, definendola sono una "proposta", e continuando a lavorare sulla vecchia Legge di riforma, invisa agli studenti.

Dal 2011 - fine della dittatura militare, formazione di un governo semi-civile, nomina di un presidente (Thein Sein, ex generale della giunta) - il Myanmar è impegnato in una serie di riforme politiche e istituzionali in chiave democratica. Tuttavia, questo processo di cambiamento - che ha portato anche alla parziale cancellazione delle sanzioni occidentali - ha subito un brusco rallentamento e ancora oggi la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi non può concorrere alla carica di presidente.

Un tempo il sistema educativo del Myanmar era considerato fra i migliori di tutta l'Asia; tuttavia, decenni di dittatura militare e lo stretto controllo su licei e università hanno determinato una involuzione che pesa ancora oggi sulla qualità e sulla libertà dell'insegnamento. E la minaccia, lanciata dagli studenti, di estendere a tutta la nazione le proteste non può che allarmare le autorità birmane: sono stati propriogli studenti, nel 1988, a promuovere le prime proteste pro democrazia, represse poi nel sangue dall'esercito.

Fonte: AsiaNews, 05/03/2015

 

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