- Scritto da Castrovinci Bruno Lorenzo
- Categoria: Pedagogia del quotidiano
Outdoor education per bambini. Gli spazi aperti, come aula diffusa
Primavera. Le giornate si allungano, il cielo azzurro e limpido si fonde con il verde della campagna, l'aria torna leggera e, anche nelle grandi città, l'inverno con le sue piogge ha attenuato l'eccesso di smog. È il tempo delle gite fuori porta, dei viaggi di istruzione, ma anche della didattica all'aperto, che prende vita negli spazi già esistenti nelle aree scolastiche o nei luoghi verdi e nelle piazze, messe a disposizione dal territorio. Nel dibattito pedagogico contemporaneo, sempre più attraversato da interrogativi sulla qualità dell'esperienza educativa nei primi anni di vita, emerge con chiarezza la necessità di ripensare gli spazi dell'apprendimento alla luce dei bisogni autentici dei bambini. Essi, infatti, non apprendono per astrazione, ma attraverso un contatto diretto, concreto e significativo con il mondo. In questa prospettiva, l'outdoor education non si configura come una pratica accessoria o occasionale, ma come un approccio capace di restituire profondità, autenticità e senso ai processi educativi, riconoscendo nel giardino scolastico un ambiente ricco, vivo e generativo. Considerare il giardino come aula diffusa significa avviare un cambiamento culturale che coinvolge la progettazione didattica, il ruolo dell'adulto e la stessa idea di apprendimento. La scuola si orienta così verso una dimensione più aperta, relazionale e incarnata, in cui l'esperienza diventa il cuore del sapere. Questo contributo si propone di approfondire tale prospettiva, mettendo in evidenza le implicazioni pedagogiche, cognitive ed esperienziali dell'educazione all'aperto nei primi anni di vita.

In ambito pedagogico o clinico, l’enuresi di ritorno (o secondaria) viene comunemente utilizzata per indicare la ricomparsa di perdite involontarie di urina dopo un lungo periodo di controllo già acquisito (in genere, almeno 6 mesi). A differenza dell’enuresi primaria (nella quale il bambino non ha mai raggiunto il pieno controllo della funzione vescicale), quella di ritorno è spesso un campanello d’allarme per cause di natura emotiva, fisiologica o psicologica. Si tratta di un comportamento regressivo – il bambino che aveva già raggiunto una propria autonomia compie un “passo indietro” a livello comportamentale – e che va quindi affrontato come tale, non come una forma di inerzia o di noncuranza, in quanto dietro ad ogni tipo di regressione (sia essa enuresi, encopresi, irritabilità, gattonamento o linguaggio infantile) si celano piccole avvisaglie, come vissuti di stress, ansia, o esperienze traumatiche. Anche un grande cambiamento, come l’inizio della scuola o la nascita di un fratellino o di una sorellina, possono avere un impatto importante a livello emotivo e provocare delle reazioni inconsce che spingono il bambino a chiudersi in delle “zone di comfort”, ossia schemi comportamentali che infondono sicurezza. Non si tratta di semplici capricci, né di fallimenti educativi ma, semplicemente, di piccole richieste di aiuto.
"Sono dipendente dal telefono, sono ludopatico, lo ammetto e non riesco a smettere". "Prof, mi sento male perché non riesco più a fare niente senza telefono, neanche a dormire o mangiare. Aiutami!". Queste non sono ipotesi sociologiche, ma grida d’aiuto che raccogliamo ogni giorno tra i banchi. I nostri studenti lo scrivono nei temi, ce lo sussurrano durante l’intervallo. Ci chiedono, esplicitamente, di essere salvati da se stessi.
Sono una sostenitrice della formazione permanente, in tutti gli ambiti del sapere e specialmente nel mio che è la pedagogia. Le conoscenze si modificano in base allo sviluppo del sapere, alle esperienze reali di vita quotidiana, alla ricerca ed alla messa in discussione del sapere più datato nel tempo. Per questo si è compreso, ad esempio, che il concetto di punizione del bambino non ha nulla di educativo ed è persino dannosa. Nonostante la reperibilità delle informazioni e la possibilità di aggiornarsi sia più facile al giorno d'oggi, grazie all'utilizzo corretto dei social (basti pensare a pediatri, pedagogisti, psicoteraeuti, nutrizionisti che realizzano reels, dirette instamgram ecc), molti genitori ignorano completamente informazioni basilari circa la salute ed il benessere globale dei loro figli.