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Avrei giurato che fossero estinti da una vita. Forse è perché ho la fortuna di frequentare generalmente persone di un certo spessore umano. Invece no, mi sono sbagliata: incredibilmente, esistono ancora! Li ho sentiti con i miei orecchi, esistono ancora insegnanti che sono per le classi differenziali. Sì, esattamente: aspirano a un bel ghetto, in cui internare -finalmente liberandocene!- i vari alunni “problematici”, quelli con disabilità, disturbi di apprendimento, difficoltà cognitive, DSA, ADHD, QI sotto a un dato livello e naturalmente handicap di vario tipo. Ma è soprattutto “per loro” che lo vogliono, “per il loro bene”, perché “tanto, in una classe di ‘normali’ sentirebbero sempre la loro ‘diversità’; emergerebbe sempre il divario rispetto agli altri e sarebbe frustrante confrontarsi quotidianamente con loro, con quelli bravi,...poverini”.
Il progetto “Tails & Trails”, sviluppato in una classe II di un Istituto Tecnico ad Indirizzo Agraria, nasce dall’incontro tra l’osservazione attenta e costante del gruppo classe e l’universo interiore di Tommaso, studente con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico di Livello 1. La sua profonda passione e conoscenza del mondo animale si è trasformata in una straordinaria occasione formativa, capace di orientare la classe lungo un percorso di crescita individuale e collettiva. Attraverso tre fasi progressive, gli studenti hanno intrapreso un vero e proprio viaggio didattico, in cui ogni tappa ha permesso di valorizzare unicità, accendere motivazioni, creare connessioni e rendere tangibile l’inclusione.
L'articolo presenta un’esperienza di tirocinio realizzata in una scuola secondaria di secondo grado, finalizzata alla promozione dell’inclusione attraverso l’integrazione di metodologie attive, tecnologie digitali e linguaggi espressivi. Il progetto ha coinvolto una studentessa con disabilità all’interno di un percorso interdisciplinare centrato sul tema del monachesimo medievale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla valorizzazione dei punti di forza dell’alunna — in particolare le competenze digitali — come leva per il potenziamento delle abilità comunicative e relazionali. L’impiego dell’intelligenza artificiale, attraverso strumenti di sintesi vocale e ambienti immersivi, è stato concepito non come fine ma come mediatore didattico, capace di facilitare la partecipazione e ridurre le barriere all’apprendimento. Il contributo intende offrire spunti operativi e riflessioni critiche per una didattica inclusiva che integri in modo consapevole l’innovazione tecnologica.
La riflessione pedagogica degli ultimi decenni ha evidenziato l'importanza del clima di classe quale strumento in grado di creare “luoghi” che possono influenzare il modo in cui ognuno si pone di fronte alle diversità e dove tutti gli studenti si possono sentire valorizzati e supportati nel loro percorso di sviluppo.
Il progetto descritto è un esempio di intervento inclusivo che si è posto l’obiettivo di stimolare l’acquisizione di competenze comunicative e relazionali tra pari al fine di promuovere un clima positivo e collaborativo che possa sostenere l’apprendimento attraverso le interazioni, l’arte e la creatività. Il coinvolgimento attivo dei compagni di classe, nella funzione di supporto, non è stato solo a beneficio della studentessa con disabilità, ma anche della convinzione che il contatto con la sua fragilità possa rappresentare un'occasione per maturare alcuni valori civili fondamentali, come la reciproca interdipendenza, la solidarietà e il senso di appartenenza ad un gruppo.
La proposta di fissare un tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi è tornata al centro del dibattito dopo l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che il 20 settembre 2026 ha anticipato un provvedimento governativo sul numero massimo di studenti stranieri per classe. Pochi giorni prima il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva rilanciato l’ipotesi di rendere per legge il limite del 30%, già previsto “di norma” dalla circolare ministeriale n. 2 del 2010, ma rimasto largamente inapplicato.
“La magia, la necessità di credere nei sogni e il valore dell’Amicizia sono al centro di tutti i racconti. I brani raccontano con efficacia, semplicità, fantasia e proprietà di linguaggio il tema che era stato assegnato, senza perdere di vista la realtà della vita quotidiana”. In questa citazione è racchiusa l'essenza del progetto educativo realizzato presso un Liceo Musicale di Verona, incentrato sull'inclusione scolastica attraverso la scrittura creativa collaborativa.
L'iniziativa, che ha coinvolto una classe prima di 28 studenti di cui uno con disabilità, si è articolata attorno alla partecipazione al concorso letterario "Con Ali di carta, la narrazione che cura" dell'Ospedale della Donna e del Bambino di Verona. Il progetto ha integrato metodologie didattiche innovative - dal caviardage al dadaismo letterario, dallo storytelling collaborativo alle tecnologie digitali - con l'obiettivo di promuovere l'inclusione, sviluppare competenze comunicative e favorire la collaborazione tra pari.
Gli assistenti alla autonomia e comunicazione, gli operatori socio educativi che supportano gli alunni con disabilità sensoriali, psicofisiche a scuola chiedono tutele e stabilizzazione.
Si fa portavoce della richiesta la FIRST (Federazione italiana rete sostegno tutela diritti delle persone con disabilità), e interessa 50mila operatori a sostegno dei processi di inclusione scolastica. Si tratta di una figura professionale prevista dall’articolo 13 della L.104/92, non è attualmente normata, per la quale manca una definizione univoca per quanto riguarda ruoli, funzioni, percorsi formativi e trattamenti economici.
L'articolo descrive un progetto multimediale realizzato in una classe terza di un Liceo delle Scienze Umane, incentrato sulla figura di Gino Bartali, Giusto dell'Umanità. Il progetto ha avuto come obiettivo principale il superamento degli individualismi e la costruzione di un gruppo classe coeso e inclusivo, attraverso l'utilizzo di metodologie didattiche attive e strumenti digitali innovativi. La realizzazione di un cortometraggio, frutto del lavoro collaborativo degli studenti, ha costituito il cuore del percorso, portando alla luce talenti inaspettati e favorendo la piena partecipazione di tutti, compreso uno studente con disabilità. Il progetto dimostra come l'intreccio tra tecnologia, narrazione storica ed educazione emotiva possa trasformare una classe in una vera comunità di apprendimento.

La formazione professionale richiede una progettazione inclusiva, capace di coniugare apprendimento, partecipazione e transizione alla vita adulta. Il contributo analizza una checklist osservativa ICF già in uso in decine di Centri di Formazione Professionale (CFP), che organizza 33 attività in otto dimensioni funzionali, e ne discute il raccordo con il modello di PEI semplificato adottato dagli Enti gestori dei CFP in accordo con Regione Lombardia. La proposta collega la pedagogia dell’esperienza, la letteratura sulla transizione e i riferimenti normativi. Per ciascuna dimensione vengono illustrati il significato educativo, gli item osservati e il contributo alla preparazione al lavoro. Il PEI è motivato come strumento di continuità progettuale, distinguendo l’assenza di un obbligo nazionale generalizzato del modello scolastico nei CFP dalle possibili prescrizioni regionali. La semplificazione riguarda l’adattamento lessicale e funzionale del modello nazionale. La checklist ICF-Scuola per IeFP/CFP per l’osservazione degli allievi è disponibile su www.icf-scuola.it/strumenti.
Vocational education and training requires inclusive planning that integrates learning, participation, and the transition to adulthood. This article examines an ICF-based observational checklist already used in dozens of Vocational Training Centres (CFPs), which organises 33 activities into eight functional dimensions, and discusses its alignment with the simplified Individualised Education Plan (PEI) adopted by CFP providers in agreement with the Lombardy Region. The proposal draws together experiential pedagogy, the literature on transition, and the relevant regulatory framework. For each dimension, the article outlines its educational significance, the items observed, and its contribution to preparation for employment. The PEI is presented as a tool for ensuring continuity in educational planning, distinguishing the absence of a general nationwide requirement for CFPs to adopt the school-based model from possible regional requirements. Simplification involves adapting the terminology and functions of the national model. The ICF-Scuola checklist for observing learners in vocational education and training programmes (IeFP/CFP) is available at www.icf-scuola.it/strumenti.
L’articolo presenta un progetto inclusivo da rivolgere ad una prima classe della Scuola Primaria in cui è presente un compagno con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico. Utilizzando strumenti alternativi al linguaggio orale, i bambini impareranno che la comunicazione è necessaria per esprimersi, relazionarsi ed entrare in contatto con l’ambiente circostante e che questo è fondamentale anche per chi è impossibilitato ad usare la parola.
Il solo accogliere, nell’ascolto autentico, un ricordo o una richiesta apparentemente superficiale, può accendere una scintilla e scatenare il fuoco della curiosità e permette di accogliere i messaggi che “I Promessi Sposi” custodiscono. Il percorso multidisciplinare proposto in una classe seconda di un istituto tecnico, trasforma il romanzo in una esperienza concreta, le “tavole sociali” la chiave per affrontare disuguaglianze, equità e stili alimentari e consumi consapevoli. Le fragilità di pochi diventano risorsa di apprendimento per tutta la classe.
È possibile imparare a conoscere e riconoscere le emozioni attraverso le arti e il proprio corpo?
Il progetto Emozioni: istruzioni per l’uso, ha avuto l'obiettivo di promuovere l’inclusione scolastica e la valorizzazione del singolo, trasformando l’aula in uno spazio di ascolto, rispetto e consapevolezza. L’esperienza educativa ha intrecciato saperi scolastici, attività creative e modalità di lavoro collaborativo, dando vita a un percorso ricco e stimolante. Gli alunni hanno avuto l’opportunità di esplorare e dare voce al proprio mondo interiore, potenziando le competenze cognitive e metacognitive, le abilità relazionali e la capacità di regolare le proprie emozioni. L’utilizzo mirato di tecnologie digitali ha dato nuova forza ai concetti e alle riflessioni maturate durante il percorso, rendendo le esperienze vissute più fruibili e coinvolgenti.
Nel panorama educativo contemporaneo, la scuola è chiamata a confrontarsi con una sfida sempre più complessa e, insieme, sempre più necessaria: tenere insieme apprendimento disciplinare, inclusione e orientamento al progetto di vita degli studenti. In questa prospettiva si colloca l’esperienza “ETA Viaggi: eco-travel agency”, un percorso didattico realizzato in una classe quarta di un Istituto professionale, nato dall’intento di costruire un’attività capace di integrare educazione civica, competenze digitali e metodologie collaborative, promuovendo partecipazione, autonomia e consapevolezza.
Fin dall’inizio, il progetto non è stato pensato come una semplice sequenza di attività scolastiche, ma come un’esperienza concreta e significativa, in grado di mettere gli studenti nella condizione di agire, scegliere, confrontarsi e costruire insieme un prodotto comune. In questo senso, la proposta si è configurata come un autentico laboratorio di vita, nel quale i contenuti disciplinari hanno trovato senso dentro un compito reale e condiviso.
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