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  • Categoria: Racconti

La dura battaglia di Elena

casaIn un paese bellissimo dove non c'erano leggi e codici, dove ci si sentiva liberi di giocare, di pensare, di correre in mezzo ai prati e alle montagne, di camminare nel verde, si trovava al centro di un bosco, racchiusa in una nicchia alberata, una casetta tranquilla. In questo paradiso, dove si aveva la sensazione di poter sfiorare con mano tutta la bellezza di quel mondo meraviglioso, viveva Elena, una bambina vivace e coraggiosa, e i suoi genitori.

Tutt'attorno alla casetta si trovavano fiori e piante bellissime e solo vivendoci si potevano sentire gli odori e vedere i colori che il tempo lasciava come segni scolpiti sui vecchi muri. Questo giardino era perennemente fiorito e, nonostante fosse piccolo, esso sembrava sempre in ordine. Gli uccellini si rincorrevano, si nascondevano, si beccavano tra di loro e ogni volta si sentivano dolci canti melodiosi che rinfrancavano anche l'animo più spento. Erano proprio loro a svegliare la piccola Elena: essi infatti avevano il compito, ogni mattina, di scuotere e mettere in moto la natura e di mantenere il giardino in armonia. Gli altri animaletti, come le formiche e gli insetti, avevano cura di pulire il giardino dalle erbacce e dalle foglie secche, per fare in modo che né pidocchi né altri insetti potessero avere la possibilità di rovinare l'equilibrio magico del giardino. Ogni mattina, infatti, aprendo le finestre, si rimaneva incantati annusando il profumo della terra bagnata dalla rugiada o ammirando il sole sprigionare raggi di luce che scandivano il ritmo della giornata. Le varie tonalità di lilla e giallo sembravano dare un tocco di magia e un fascino particolare al giardino. Il sole, con le sue infinite sfumature di colore, dal rosso all'oro, creava fantastici giochi di luce, talmente brillanti da sembrare fuochi artificiali dai colori splendenti e bellissimi. Elena, la più piccola della famiglia, era molto amica degli uccellini che abitavano nel giardino incantato; quando loro volevano comunicarle qualcosa picchiettavano tre volte al vetro della sua cameretta, in modo che lei, con tanta generosità, potesse invitarli ad entrare a casa sua. In quei momenti si aprivano numerose discussioni riguardanti le difficoltà create dalla pioggia, dalla potatura delle piante e dalla difficile reperibilità del materiale per la costruzione del nido. La piccola Elena era sempre gentile ed ascoltava tutte le loro preoccupazioni e difficoltà, regalandogli tante briciole e ricevendo in cambio ringraziamenti sotto forma di dolci melodie.

Un giorno accadde qualcosa di strano. Al di là del giardino, più lontano rispetto alla casetta di Elena e la casetta dei suoi nonni, che si trovava sul retro, distanziata dalla prima da una piccola radura, si sentirono dei rumori molto strani e spaventosi. Man mano che i rumori si avvicinavano al giardino si potevano vedere gli uccellini stridere e alzarsi in volo freneticamente e tutti gli animaletti che abitavano quel pezzo di giardino  scappare spaventati. Elena, spaventata e confusa, si affacciò dalla finestra e vide un signore alto, dall'aspetto goffo, a bordo di un trattore. Dal suo ghigno malizioso si potevano ben intuire le sue cattive intenzioni: abbattere tutti gli alberi e le piante che si trovavano nel suo cammino, e travolgere quel lembo di terra incantato dove da tanto tempo abitavano tanti animali indifesi. La furia del suo trattore non si placò nemmeno davanti all'incanto del giardino di Elena, che in un batter d'occhio venne distrutto e ricoperto di terra, non risparmiando neanche le tane e i nidi degli animali che lo abitavano. Alla guida del trattore c'era il signor Matt, che aveva abitato per tanto tempo in una povera casa puzzolente poco al di fuori di quel giardino incantato. La sua catapecchia era senza finestre e senza mobili, composta da un'unica stanza dove un muretto basso era utilizzato come armadio, con accumulato sopra un miscuglio di vestiti sporchi. Al centro dell'unica stanza era posizionato un braciere utilizzato per cucinare, per riscaldarsi e per svolgere le attività domestiche. Nel complesso la casa si presentava molto malandata e ogni mattina si sentivano provenire grida più o meno simili: "Sono stanco di vivere in questa topaia!". Era un uomo senza scrupoli e infatti non se ne fece nessuno quella mattina, decidendo di abbattere non solo la sua catapecchia ma anche il grande giardino che era cresciuto nei dintorni, senza pensare ai danni che stava creando alla natura e ai piccoli animaletti che vivevano lì da anni, e che improvvisamente si erano ritrovati senza una casa e senza un posto sicuro. Il suo unico obiettivo era realizzare un enorme castello, per dimostrare ai suoi fastidiosi vicini, la famiglia di Elena e i suoi nonni, il suo potere e la sua superiorità.

E così gli animaletti, che giorno dopo giorno e con gran lena e fatica erano riusciti a creare e a prendersi cura di quel posto incantato, si ritrovarono ad osservare increduli e impotenti. Sembrava come se un vortice maligno e minaccioso stesse spazzando via la vita che fino a un momento prima si svolgeva in tranquillità.

Non appena si diradò la polvere sollevata dal trattore in movimento, il giardino apparve in rovina. Era irriconoscibile, spoglio e arido. Alcuni animaletti erano rimasti intrappolati nel terreno. Di tutto lo splendido giardino era rimasta solo polvere, come se un soffio di vento avesse spazzato via tutto. Tra gli animali c'era aria di sfiducia e sgomento e da ogni angolo si sentivano grida di aiuto. L'omone mostruoso era nero come la pece e non accennava a fermare la sua furia. Mano a mano anche gli ultimi animaletti che stavano lottando per salvare le loro case con le unghie e con i denti dovettero arrendersi. Matt, con la sua aria minacciosa e il suo trattore aveva distrutto un angolo di paradiso che sopravviveva da più di trenta o quarant'anni. Tutto quello che con il passare del tempo era stato creato in perfetto equilibrio ed armonia con il mondo circostante era svanito come bolle di sapone, portando via le vite felici e le speranze di tutti gli abitanti del giardino.

"Oh no, tutti quei colori e quella musica armoniosa sono spariti per sempre, che peccato!" pensò Elena nel vedere ciò che era accaduto. In preda al terrore corse giù in quello che prima era il giardino, spaventata di aver perso anche uno solo dei suoi amici. La prima cosa da fare era contare gli animali ed assicurarsi che nessuno mancasse all'appello. Solo dopo essersi accertata della loro incolumità avrebbero potuto pensare tutti insieme a un piano per ripristinare la pace che era stata strappata loro. Dopo aver chiamato all'appello uccellini, formiche, lucertole, scoiattoli e altri animaletti, Elena si accorse con grande apprensione che due lumachine mancavano all'appello. Allora, tutti insieme cercarono in ogni angolo e in ogni cespuglio. Niente da fare, le lumachine sembravano scomparse. Gli animaletti, già sconfortati dall'aver perso la loro casa, si arresero uno ad uno. Solo Elena sembrava conservare un po' di speranza. Dopo quelle che sembrarono ore di vana ricerca gli uccellini, cinguettando concitati, avvertirono Elena di aver visto un camion pieno di legname e terra che proveniva dal giardino e di aver avuto l'impressione che qualcosa, dei piccoli cumuli di terreno, si muovesse. "Cosa può esserci lì sotto?" si chiesero. Elena allora ebbe l'idea di inseguire il camion per controllare se le due lumachine si fossero trovate al suo interno.

Il cammino non sembrava molto, ma ben presto si rivelò più lungo del previsto. Elena, infatti, cominciò a sentirsi stanca e, mentre all'inizio sembrava che stesse per raggiungere quel grande camion, man mano che il tempo passava quest'ultimo cominciò a scomparire dalla sua vista. Consapevole di non aver nemmeno avvertito i genitori del suo allontanamento ma testarda nel voler ritrovare le sue due piccole amiche, incontrò nella sua strada una lucertola rannicchiata al sole. Speranzosa le chiese notizie delle lumachine ma la lucertola le disse: "Mia cara, tu stai cercando le tue amiche mentre io sto cercando di godermi questo ultimo sole, nonostante un omone spaventoso abbia deciso di infliggerci questo triste destino di distruzione ed infelicità, senza ricevere nessuna punizione dal Re della Natura. Purtroppo non ho visto nessuno passare da queste parti se non quel grande camion spaventoso. E’  difficile trovare amici fedeli come i tuoi animaletti, che ti consolano nel momento del bisogno. Anch'io avevo degli amici in questo giardino, ma la vita me li ha portati via stamattina quando il mio prato e la mia casa sono stati travolti dalla furia distruttiva di quell'uomo senza scrupoli.". Elena era molto dispiaciuta per quello che aveva sentito, e promise a se stessa di non abbandonare le due lumachine in difficoltà né gli altri animaletti che la stavano aspettando. Ripromettendosi di restituire una casa anche a quella triste lucertola, la salutò e proseguì il suo cammino.

Pensando e ripensando al giardino meraviglioso che era stato distrutto da quell'uomo egoista il cui unico scopo era costruire un castello che dimostrasse a tutti il suo potere, Elena non si accorse del passare del tempo e del fatto che aveva smarrito la strada. Il giardino ormai era immerso nell'oscurità e nessun rumore o canto melodioso lo popolava. Sembrava un luogo spoglio e cupo. La paura cominciò ad entrare nel cuore di Elena, ormai consapevole di essere sola e che i suoi genitori non avrebbero neanche saputo dove cercarla. Spaventata e inerme, la piccola si sedette per riposarsi ai piedi di un albero e pian piano, sopraffatta dalle sue preoccupazioni, si addormentò, stanca del lungo cammino.

Si svegliò di soprassalto a causa di rumori insistenti ma indistinti che venivano da lontano. Sembravano dei lamenti. "Da dove vengono questi rumori?" disse Elena tra sé e sé, cercando di capire chi o cosa fosse a produrli. Ad un certo punto sentì una dolce melodia che sembrava avvicinarsi a lei. Rassicurata da quel suono gentile si accorse che delle farfalle dorate le stavano volando incontro: "Presto, presto, da questa parte!", la incitavano. Il cuore cominciò a batterle forte e la speranza di ritrovare le sue amichette le diede tanta forza. Arrivò presto in una radura buia e stretta, dove erano stati depositati dei cumuli di terra in maniera frettolosa e disordinata. I lamenti sembravano essere molto più forti ora. Elena cominciò a scavare a mani nude in quei cumuli di terra, che però non accennavano a rivelare alcun segno di vita. Guardando attentamente, dopo un tempo che sembrava infinito, scorse finalmente un paio di occhietti. Di certo non erano le sue lumachine, pensò sconsolata. Ma continuò a scavare e il viso, prima spento, le si accese di una gioia immensa. Gli occhietti appartenevano a un gatto che ogni tanto andava a trovare gli animaletti del giardino per giocare con le farfalle e con gli altri animali. Il poveretto era stato sorpreso dal trattore e mentre correva per mettersi al riparo si era accorto delle due lumachine in pericolo. Per cercare di salvarle si era avvicinato al trattore ma era stato travolto dal cumulo di terra scaricato nel grande camion e non era riuscito a scappare per salvarsi. La gioia di Elena nell'averlo ritrovato era alle stelle, ma aumentò ancora qualche minuto dopo quando, mentre era intenta a fornire le prime cure al gattino, si accorse delle due lumachine che, piano piano, cercavano di arrampicarsi sulla parete di uno scatolone per trovare riparo da quei cumuli di terra e macerie. Gli occhi di Elena si riempirono di gioia e felicità, finalmente aveva ritrovato le sue amichette e tutti gli animaletti erano salvi. Dopo un lungo cammino di ritorno, scortata dalle farfalle, tenendo strette a sé le lumachine e il gattino, riuscì a ritrovare la via di casa. Un grido di felicità si levò dagli uccellini e dagli altri animali che aspettavano con ansia il ritorno di Elena e dei dispersi. Grandi abbracci, coccole e baci accompagnarono i festeggiamenti: tutti erano molto felici di essersi ritrovati. A questo punto però bisognava trovare una soluzione a quel disastro che era accaduto. In una riunione tra tutti gli animali, si decise di chiedere spiegazioni e aiuto al Re della Natura, colui che governava l'armonia di quel luogo magico e incantato.

Elena decise quindi di rimettersi in cammino, nonostante la stanchezza. "Il riposo e i miei genitori possono aspettare. La cosa più importante è trovare una soluzione a questo grave danno", pensò la piccola, non accorgendosi del silenzio che proveniva dall'interno di casa sua, da cui ormai mancava da troppo tempo. Il cammino verso il centro del bosco, luogo in cui si trovava il Re, sembrava essere breve e senza pericoli, ma più la bambina andava avanti più si accorgeva che il sentiero era pieno di pericoli. Ad un certo punto le sembrò di scorgere un vecchietto. "Signore, potrebbe aiutarmi a trovare il Re della Natura? Ho bisogno di aiuto per me e per i miei amici animali. Il mio giardino che era la loro casa è andato distrutto.", gli chiese la piccola. Il vecchietto aveva una strana luce negli occhi. Per un attimo Elena ebbe l'impressione di vedere la stessa luce cattiva che aveva il signor Matt, ma poi egli le sorrise e le rispose: "Vai a destra per un po’ e poi a sinistra. Sul sentiero incontrerai delle cicale che ti aiuteranno.". Poi con una risata sparì. Elena era confusa. Quel tipo non le piaceva ma del resto non aveva alternative, perciò seguì le sue indicazioni. Quei sentieri sembravano un labirinto, inoltre un freddo insolito la faceva rabbrividire. Stanca dal cammino e affamata, si sedette sotto un albero e si addormentò. Che sogno strano! Sembrava che stesse per affogare. Elena aprì gli occhi e si ritrovò davanti ad un terribile incubo. Si era scatenato un fortissimo temporale, tuoni e lampi infuriavano nel cielo nero come la pece. Gli alberi sembravano come danzare sotto la pioggia scrosciante. Quel labirinto di sentieri, mentre lei dormiva, si era completamente riempito d'acqua. La piccola, terrorizzata, fu presa dal panico. Le scarpe, che fino a poco prima erano solo bagnate, ora erano piena d'acqua e lei non riusciva ad avanzare di un passo senza cadere nella melma che ricopriva il terreno. Ben presto Elena si ritrovò tutta bagnata. Nessuno poteva correre in suo aiuto, le ore passavano e lei annaspava nell'acqua sperando che qualcuno potesse miracolosamente tirarla fuori da quella piena. La corrente era così impetuosa che appena riusciva ad aggrapparsi a qualcosa, subito veniva trascinata via. Dopo innumerevoli tentativi, quando sembrava che anche l'ultima speranza fosse vana, Elena riuscì con grande fatica a mettersi al riparo su una roccia, per cercare di riprendersi dalla stanchezza, rannicchiata e tremante, ma il vento e la pioggia non davano tregua, anzi, aumentavano sempre di più come se volessero travolgere tutto. Sembrava di trovarsi tra le onde di un oceano, e l’unica speranza di salvezza era di cavalcarle aspettando il momento più opportuno per poter uscire da quel disastro che la natura aveva preparato. "Questa è la punizione per chi non rispetta la natura" sembravano dire il fischio del vento e il rumore della pioggia. Era come se il Re della Natura stesse vendicando il bosco dal disastro che aveva subito. Elena scoppiò in lacrime, perché   lei amava la natura e si era messa in cammino per trovare aiuto per i suoi amici. A quel punto la tempesta sembrò placarsi. Un piccolo spiraglio di sole si affacciò tra le nuvole nere e si sentì nel vento un canto melodioso. Erano gli uccellini che erano venuti a cercare Elena e con grande difficoltà e fatica riuscirono a riportarla a casa.

Una volta ritornata nella sua cameretta, la disperazione e la stanchezza fecero crollare la piccola in un pianto incontrollabile. La delusione di non essere riuscita a raggiungere le due cicale che l'avrebbero portata dal Re della Natura era enorme. Non era riuscita ad aiutare i suoi amici animali a riavere una casa. Loro, ascoltando quelle parole, dissero preoccupati: "Le cicale di cui parli non esistono. Abbiamo sentito confabulare il signor Matt con un vecchio mago. Voleva far scomparire te e la tua famiglia, poiché siete gli unici in grado di poterlo ostacolare nel suo piano. Ecco perché ci siamo preoccupati e gli uccellini sono venuti a cercarti. Quel vecchietto di cui parli è un mago cattivo che ha il potere di trasformare le persone in animali. Probabilmente le cicale di cui ti ha parlato, prendendoti in giro, sono i tuoi genitori, che non vediamo più dalla mattina in cui il nostro giardino è stato distrutto". Elena, ripresasi al suono delle parole dei suoi amici, si guardò intorno e finalmente si accorse che dei suoi genitori non c'era più traccia. Alcune rane, accorgendosi del terrore della bambina, le dissero che avevano visto suo nonno avvicinarsi al lago e le suggerirono di raggiungerlo per trovare almeno un po' di conforto.

Elena si mise a correre e in men che non si dica raggiunse il laghetto indicato dalle rane, che si trovava vicino alla casa dei nonni. Il nonno, come le sue amiche le avevano detto, era sulla sponda più vicina. Appena si videro, si abbracciarono con grande gioia. Il nonno poi raccontò ad Elena tutto quello che era successo da quando lei si era allontanata per aiutare gli animali. Le raccontò che al posto del giardino ora c'erano piante e frutti velenosi e che al posto della catapecchia si trovava un castello a cui nessuno poteva avvicinarsi. Elena venne a sapere che i suoi genitori, non avendo più sue notizie, si erano recati al castello per chiedere aiuto ma non ne erano più usciti. Nessuno sapeva più niente di loro e nemmeno gli uccellini erano riusciti a scoprire qualcosa. "Il canto delle cicale di questo lago mi ricorda tanto le voci dolci dei tuoi genitori. Mi trovavo sulla poltrona, lo stesso giorno in cui loro erano spariti, e pensavo a come ritrovare almeno te quando ad un certo punto ho sentito un ticchettio alla finestra. L'ho aperta ed ho sentito dei canti, così sono uscito e ho raggiunto questo lago dove ho provato una gioia immensa. Da quel momento vengo qui spesso sperando di poter rivedere loro e anche te. E finalmente sei arrivata." le disse, commosso, il nonno alla domanda sul perché si trovasse lì sulla sponda del lago. Poi fu il turno di Elena di raccontare tutte le avventure e le disavventure che le erano capitate… "Gli uomini distruggono tutto pur di dare sfogo alle proprie vanità, non curandosi della Natura e dei suoi abitanti" commentò il nonno, poi la prese per mano e la portò davanti al castello in modo tale che la bambina si rendesse conto di come mattoni e cemento aveva sfigurato la magia e l'incanto del luogo. Nel cuore di Elena c’era sconforto e tristezza. Lei amava davvero la Natura, il suo giardino fatato e i suoi abitanti che con tanto amore avevano reso quel luogo magico. Ad un tratto il battito d'ali delle farfalle dorate che l'avevano aiutata a salvare le lumachine e il gattino la distrasse dal suo dolore. "Il Re della Natura ti ha osservata in questa tua avventura e ha capito quanto amore e quanto rispetto hai per il mondo che ti circonda e per i suoi abitanti. Meriti di essere ricompensata" dissero le farfalle in un canto melodioso. "Raggiungi il centro del lago e trova i tre colori della natura, riavrai così i tuoi genitori."

Elena si tuffò in acqua in men che non si dica, nonostante non avesse idea di cosa cercare di preciso. Ma proprio quando era in procinto di arrendersi vide sul fondo una conchiglia bianca, rossa e verde. La prese in mano e la portò fuori dall'acqua. All'improvviso la conchiglia si illuminò dei tre colori di cui era composta, il bianco della pace, il rosso dell'amore e il verde della natura. "Elena! Elena!" il grido dei genitori le arrivò subito alle orecchie. Elena pianse di gioia e in preda alla felicità li abbracciò fortissimo. "Non preoccuparti piccolina, con il tempo le persone impareranno ad avere rispetto della natura e capiranno che bisogna preservare e avere cura di ciò che ci è stato donato. Solo così tutti potranno vivere in armonia in questo bel mondo in cui viviamo."

Elena sorrise, finalmente aveva ritrovato la sua famiglia, era riuscita a ritrovare i suoi amici animali e aveva conquistato la fiducia del Re della Natura. Nel suo cuore aveva la certezza che tutti insieme avrebbero sconfitto il signor Matt e il mago cattivo e avrebbero ricostruito il giardino incantato. Mai più avrebbero permesso che qualcuno potesse distruggere quel paradiso. Autore: Natalina Sposato, insegnante della scuola primaria di Roma

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