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Studi ed articoli sull'educazione prenatale e la prima infanzia

L'importanza dell'acqua nello sviluppo psico-fisico del lattante

Ogni epoca educa e forgia la propria prole in relazione alle esigenze politiche, sociali e culturali dei tempi. Nell'antica Grecia, Sparta educava i suoi figli alla guerra e null'altro poteva sembrare utile alla comunità se non creare soldati forti e coraggiosi. Appena nato, il neonato veniva violentemente sbattuto per terra. Questo era il suo battesimo, il benvenuto al mondo, un procedimento rapido e diretto per saggiare la "tempra" del nuovo nato.

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Cammina l’uomo quando sa bene dove andare

L’aforisma che fa da titolo a questo articolo ci giunge da S. Francesco d’Assisi e mi permetto di prenderla in prestito dalla sua saggezza per sviluppare un tema introdotto in un precedente contributo, intitolato “La terapia del canguro”: la genitorialità consapevole in gravidanza (e oltre). Già avevo accennato all’importanza del contatto affettivo ed affettuoso tra i genitori ed il feto, che è una Persona “in divenire”, caratterizzata da competenze comunicative e relazionali specifiche, in via di sviluppo, ma già reali e tangibili.

La gravidanza rappresenta una risorsa importante per la coppia e per il nascituro, è un’occasione di conoscenza reciproca e di consolidamento della relazione coniugale, è un’opportunità di crescita personale e costituisce l’esordio della vita psicofisica di un nuovo individuo.

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La "terapia del canguro"

Nei mesi scorsi è stato pubblicato un interessante articolo sulla rivista Pediatrics, relativo ai risultati di uno studio condotto da alcuni ricercatori israeliani sugli effetti benefici del contatto pelle a pelle tra la mamma e il neonato subito dopo la nascita.

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Dolce fermezza ed educazione

Oggigiorno i giovani non vengono più allevati, ma si limitano a crescere [1]. Abbiamo disimparato l’arte di educare, le norme comuni sono andate perdute e si è diffusa la convinzione che i bambini cresceranno comunque, in un modo o nell’altro. Stiamo navigando senza bussola in mare aperto [2]. Bernhard Bueb esordisce con queste provocazioni nel proprio testo “Elogio della disciplina”, recentemente pubblicato.

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