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L'attività motoria per pazienti psichiatrici

imgLe patologie psichiatriche più gravi, come la depressione maggiore, la schizofrenia e i disturbi bipolari, beneficiano degli effetti dell’attività motoria. Affinché questa attività possa diventare una consuetudine quotidiana del paziente, è bene che i luoghi deputati alla cura e alla riabilitazione psichiatrica strutturino al loro interno un laboratorio di educazione al benessere, che abbia come obiettivo operativo l’educazione agli stili di vita salutari.

 

Patologie mentali ed attività sportiva

È un dato acclarato che le attività motorie producono effetti benefici sia sulla sfera mentale che fisica degli individui. Chi è affetto da grave patologie mentali presenta una qualità della vita scadente sia per le problematiche fisiche che per quelle psicosociali. L’attività fisica, intervenendo su entrambe le condizioni, migliora il vissuto quotidiano di questi pazienti. In generale, le attività motorie ottimizzano le condizioni fisiche dell’individuo, avendo una funzione preventiva nell’insorgenza di alcune malattie e curativa laddove esse siano già presenti. Si allude prevalentemente alle malattie cardiovascolari, al diabete e all’obesità. I pazienti psichiatrici presentano, frequentemente, in associazione al disturbo mentale, ipertensione, diabete, malattie respiratorie e malattie cardiovascolari. Inoltre, essi hanno un’aspettativa di vita inferiore di 10 - 15 anni rispetto alla popolazione generale [1].

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Persone disabili e accessibilità: il progetto A.D. Arte per i musei statali

logomibact 2013L’articolo, partendo da un breve excursus normativo, si propone di dare diffusione al progetto ministeriale “AD Arte - L'informazione. Un sistema informativo per la qualità della fruizione del patrimonio culturale da parte di persone con esigenze specifiche”. Il progetto, promosso dal Ministero per i Beni Culturali, ha visto il personale interno, in forza a tutte le tipologie di istituti culturali nazionali, dare avvio ad una verifica sull’accessibilità ai luoghi della cultura da parte di soggetti con esigenze specifiche.
Attraverso la messa in atto di una serie di rilevazioni guidate da opportuni strumenti, preceduti da un corso fruibile in modalità web, il MIBAC ha ricavato, per ogni ambiente accessibile al pubblico, dati da utilizzare come fonte di informazione certa per tutti coloro che esprimono il desiderio di visitare i luoghi del patrimonio culturale italiano. L’obiettivo è dare la possibilità al visitatore, qualora mostrasse particolari esigenze derivanti da ogni tipo di difficoltà, di pianificare la visita in base ai propri bisogni.

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Disabilità intellettiva e affettività: spunti dalla letteratura internazionale

disabiliLa letteratura psicopedagogica si è occupata largamente dell'apprendimento e dell'inserimento sociale della persona con disabilità intellettiva ma poco della sua sessualità.
A differenza di quanto comunemente si pensa, la disabilità intellettiva non inibisce la libido né rende la pulsione sessuale della persona con disabilità sostanzialmente diversa da quella del normodotato. La sessualità e l'affettività degli individui è regolata dai centri del Sistema Nervoso Centrale, in particolare dal sistema limbico. Nel caso di persone con disabilità intellettiva è molto probabile che queste componenti non vengano compromesse dal Ritardo: questo significa che la dimensione della sessualità appartiene a un ambito potenzialmente sano.
L’articolo presenta una rassegna delle posizioni degli studiosi più autorevoli in questo ambito.

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Esperienze occupazionali di persone con autismo

autismo adultoCosa succede ai bambini autistici quando diventano grandi? Questa è una delle domande che ogni famiglia si pone al momento della scoperta della disabilità che caratterizza il proprio figlio (1). Il destino della grande maggioranza delle persone con autismo è che rimangono in famiglia finché i genitori sono in grado di accudirle e poi vengano accolte in strutture residenziali con altri disabili. Certamente un passo avanti se si considera che fino a qualche decennio una persona autistica era destinata verso l'ospedale psichiatrico o i grandi Istituti di ricovero. Ma anche questi uomini e queste donne hanno il diritto di costruire il proprio futuro, di avere un lavoro e, soprattutto, di avere le stesse opportunità dei loro coetanei.
In questo articolo si presentano alcune testimonianze ed esperienze di positivo sostegno all'integrazione lavorativa di persone con autismo "ad alto funzionamento".


 

Autrice: Adalgisa Paluzzi, laureata in Progettazione e gestione degli interventi sociali ed educativi presso l'Università degli Studi del L'Aquila. Attualmente in formazione per conseguire il Master in Consulenza pedagogica nei contesti educativi di formazione permanente.

copyright © Educare.it - Anno XV, N. 1, Gennaio 2015

L'articolo completo è disponibile in allegato per gli abbonati.

Breve storia della disabilità

disabilità socialeNel corso della storia occidentale l'uomo, nella ricerca della normalità e della perfezione, ha cercato di adeguarsi tenacemente ai canoni proposti dalla cultura dominante, respingendo le categorie di diversità fisica e mentale. L'analisi storica che proponiamo in questo studio parte dal presupposto che il concetto di disabilità debba tener conto del bagaglio di immagini che ha plasmato nel bene e nel male la cultura contemporanea, dando vita a stereotipi e stigmi che ancora oggi condizionano, a volte in maniera inconsapevole, le nostre interazioni sociali.

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