Educare.it 2000-2012 Rivista on line ISSN 2039-943X
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Intercultura e scuola
Accogliere a scuola un bambino straniero adottato
02 Febbraio 2012
Scritto da Sara Amici
Il momento in cui un bambino straniero entra a far parte di una scuola nel Paese di origine dei genitori adottivi segna un momento importante e delicato nel suo processo di formazione. L'inserimento scolastico rappresenta per ogni minore un incontro con i coetanei e con adulti differenti da quelli che compongono il suo nucleo familiare. Grazie alla scuola, egli potrà rapportarsi, confrontarsi e crescere in un ambiente-classe dove, comunemente, non si veicolano solo informazioni e conoscenze, necessarie all'attività ed al progresso scolastico, ma anche quei valori e quelle competenze sociali che permettono di sentirsi parte di una società.
La realtà scolastica italiana si è venuta complicando negli ultimi anni in seguito ai copiosi flussi migratori che hanno interessato a più riprese il nostro Paese. In particolare, i primi gradi dell’istruzione (scuola dell’infanzia e scuola primaria) hanno dovuto fin da subito fare i conti con una forte eterogeneità dell’utenza, relativamente alla provenienza etnica, alla “composizione” culturale e l’estrazione sociale. E’ necessario quindi che le competenze professionali degli operatori del settore si amplino e si diversifichino nelle strategie di osservazione, nei contenuti trasmessi e nei metodi didattici adottati. Per capire la relazione scuola-famiglie straniere non si possono sottovalutare i vari fattori che si intrecciano e che possono essere di natura socio-economica, culturale, psicologica, affettiva ma anche pratica; non si possono nemmeno adottare criteri comuni e generalizzanti.
Il fenomeno migratorio affonda le proprie radici nella storia del continente europeo, ma è negli ultimi anni che, nel nostro Paese, esso ha subito un mutamento sia quantitativo sia qualitativo. L'aumentata richiesta dei permessi di soggiorno stabili (lavoro e motivi familiari) e l'incidenza della presenza delle donne, infatti, testimoniano come oggi il processo migratorio abbia perso il suo carattere di transitorietà e abbia interessato interi gruppi familiari, configurandosi non tanto come una immigrazione "da lavoro", quanto come un vero e proprio progetto di vita.
Strategie e attività per proporre un testo letterario in prosa in una classe di italiano L2/LS di livello avanzato
10 Novembre 2009
Scritto da Valentina Gigliarelli
Lo scopo del mio lavoro è dimostrare come può essere affrontato e proposto un testo letterario in prosa in una classe di italiano L2/LS di livello avanzato (C1/C2) [1]. Durante il mio percorso di formazione in didattica dell'italiano L2/LS, ho assunto la consapevolezza che nel proporre un testo a discenti stranieri occorre tenere presente i momenti che scandiscono il lavoro didattico. Mi riferisco, più precisamente, al Modulo flessibile di lavoro didattico [2], che si attiene fedelmente ai principi della direzionalità e della bimodalità.
Quando alcuni anni fa Renza Cerri [1] mi propose di curare per il corso di didattica generale un modulo dedicato all’intercultura accettai con entusiasmo. Da diverso tempo mi occupavo di educazione alla pace e gestione dei conflitti interpersonali come formatore del LaborPace [2] ed avevo già avuto modo di incontrare i temi dell’intercultura. Avrei potuto rielaborare le esperienze formative ed ampliare le letture, avrei potuto supportare un lavoro di prevalente pratica formativa con una ricerca più sistematica.
La posizione della scuola nei confronti dei migranti
09 Novembre 2011
Scritto da Paola Celentin
Nell’affrontare la presenza degli studenti di origine non italiana sui banchi di scuola ci si trova di fronte a diversi “problemi”, fondamentalmente catalogabili in due grandi gruppi: problemi di ordine genericamente amministrativo e problemi di ordine didattico. Con la trattazione seguente non abbiamo nessuna intenzione di offrire una disamina completa del fenomeno, ma semplicemente di soffermare l’attenzione del lettore su alcuni nodi cruciali del complesso processo di inserimento e integrazione.
Nell’arco di un decennio l’Italia da paese storico d’emigrazione è diventato paese d’immigrazione. Se in passato era considerata meta transitoria, quindi luogo di passaggio dove fermarsi solo per un breve periodo in attesa di trasferirsi in altri stati; oggi per molti migranti è un paese in cui vivere stabilmente con le proprie famiglie (grazie anche alla normativa sui ricongiungimenti familiari) e dove costruire il futuro dei propri figli. In Italia, la nazionalità più numerosa, come attestato dal Dossier Statistico Immigrazione 2003 della Caritas/Migrantes [1], è ancora quella marocchina che precede di poco quella albanese e la presenza di nuovi gruppi etnoliguistici sottolinea come il nostro paese si trova a fare i conti con una realtà nuova: la presenza in ogni parte del proprio territorio di immigrati.
L’interculturalità e il ruolo dell’insegnante di lingua italiana L2 nelle istituzioni scolastiche
10 Novembre 2009
Scritto da Paola Rosi
I flussi migratori e l’aumento della popolazione non italofona nella scuola italiana pongono il problema della comunicazione linguistica e culturale e di conseguenza il problema del ruolo dell’insegnante di lingua italiana L2 nelle istituzioni scolastiche. Esso va definito tenendo conto sia delle sue competenze professionali che dell’ambito in cui è inserito. La sua posizione non può prescindere dalle relazioni con gli altri docenti, dal contesto sociale e scolastico o dai modelli educativi in genere; la sua figura professionale deve fare parte di un programma atto a superare la peculiarità emergenziale del tema “integrazione” e consentire in tal modo che nel singolo e nell’intera società si compia il processo di interculturalità.
La gestione delle relazioni interculturali in adolescenza: un’esperienza di formazione nella scuola superiore
15 Gennaio 2008
Scritto da Massimo Modesti
È noto che alla frequentazione, magari quotidiana, come avviene nelle classi scolastiche tra alunni o negli ambienti di lavoro tra colleghi, con persone provenienti da Paesi stranieri o di origini straniere, non necessariamente corrisponde una riduzione dei pregiudizi o un aumento di competenze nella gestione della comunicazione e della relazione interculturale. Ad esempio, la cosiddetta “ipotesi del contatto”, secondo la quale l’interazione diretta fra persone di diverse provenienze culturali basterebbe a generare un superamento dei pregiudizi, è stata più volte smentita da esperienze sociali di convivenza, in condizioni naturali o sperimentali, e si è rivelata valida solamente laddove erano coinvolte persone profondamente convinte, dal punto di vista etico, della pari dignità di tutti gli uomini e di tutti i gruppi umani [1].
Intercultura, non uniformità! Riflessione sul Natale a scuola
12 Gennaio 2007
Scritto da Patrizia Marchegiani
“Abbiamo quattro bambini non cristiani in sezione! Ma come facciamo a parlare del Natale a scuola?!” “Nella vostra scuola organizzate la tradizionale recita di Natale? Noi vorremmo… ma non possiamo più, alcuni genitori protestano…” “Ma no! La recita di Natale si può fare! Basta parlare solo della pace … o delle renne di Babbo Natale!”