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Le cinque trappole dell’educazione - Seconda parte

La terza trappola

La terza trappola è rappresentata della crescente mercificazione delle attività di educazione, sempre di più sottomesse alla logica dell'economia capitalista di mercato. L'occasione immediata e più visibile all'origine della terza trappola è stata data dai multimedia. Al primo Mercato Mondiale dell'Educazione di Vancouver ha trovato conferma un dato abbastanza nuovo: le tecnologie multimediali hanno invaso il mondo dell'educazione a tal punto che numerosi intellettuali credono che l'educazione sia diventata fondamentalmente un problema di multimedia. E non solo gli editori di prodotti multimediali, i creatori e fornitori di servizi on line o di servizi di tele-educazione e tele-formazione, gli operatori di telecomunicazioni e i dirigenti di imprese informatiche. Molti, nel corpo insegnante, ne sono convinti. Compagnie come Microsoft, Aol-Time Warner, Mci-World Com, ViaCom-Crs, Vivendi-Universal, Bertelsman, Sun-Microsystem determinano sempre più contenuti e modalità dell'insegnamento, non solo a distanza, con l'aiuto e l'accordo dei poteri pubblici nazionali, convinti che il loro ruolo è soprattutto quello di creare il contesto più favorevole alla competitività delle imprese del «loro» paese.
Ora, la quasi totalità dei prodotti educativi multimediali e dei servizi on line sono di natura commerciale, ad opera di imprese private il cui obiettivo non è tanto la pedagogia o la formazione, ma il rendimento finanziario. Più l'insegnamento a distanza on line e i prodotti/servizi educativi multimediali si diffondono nel sistema educativo, più assistiamo alla sua mercificazione.
Lo scenario che sembra essere privilegiato negli Stati uniti e che, a causa del mimetismo gregario acritico tradizionale degli europei nei confronti di ciò che «viene dall'America», rischia di diventarlo anche in Europa è quello centrato sullo sviluppo di un sistema d'educazione organizzato sopra ciò che diventerà Internet nei prossimi anni, e cioè un insegnamento individuale e individualizzato, in cui la priorità sarà data all'insegnamento e alla formazione di conoscenze, competenze e saperi utili, redditizi.
La privatizzazione dell'educazione, attraverso il cavallo di Troia rappresentato dall'educazione multimediale e a distanza on line, rischia di passare anche attraverso i negoziati commerciali mondiali o regionali [come quelli dell'Unione europea o dell'Alena e, nei prossimi mesi, dell'Alca, Accordo di libero commercio delle Americhe], i servizi pubblici [l'educazione, la salute, l'acqua...] farebbero la stessa fine di ogni altra merce.

La quarta trappola

La quarta trappola consiste nell'aver lasciato la tecno-logia [cioè il discorso – «logos» – della tecnica] diventare il discorso dell'educazione, cioè il discorso su chi definisce le finalità dell'educazione, su cosa educare e su come educare [apprendere, formare/si].
Il chi è oggi composto dai gruppi sociali il cui potere è fondato sulla tecno-crazia. Si tratta, specificamente, del mondo accademico e scientifico, principale produttore di conoscenze in larga misura messe al servizio dei poteri militari, economico-industriali e politici. Ma anche del mondo finanziario-industriale il cui credo sul primato del rendimento finanziario del capitale passa per una fiducia assoluta nell'innovazione tecnologica. E, infine, del mondo politico e dei media che da tempo ormai giura solo sul progresso scientifico e tecnico come fondamento del progresso economico, e di questo come fondamento del progresso sociale ed umano.
Il come è rappresentato dalle conseguenze legate principalmente alle discipline scientifico-tecniche e alle competenze gestionali-organizzative nel campo economico-industriale-commerciale. Il come si traduce praticamente nell'uso delle nuove tecnologie d'informazione e di comunicazione.

La quinta trappola

La quinta trappola è fra le più sottili e perniciose. Essa consiste nell'aver accettato l'utilizzazione dell'educazione come strumento di legittimazione dell'ineguaglianza nella cittadinanza; cioè nel potere/diritto/dovere di partecipare alle decisioni relative alla «res publica». La trappola funziona secondo il meccanismo seguente:

  • primo elemento: non è possibile né giusto – si dice – eliminare le ineguaglianze nella cittadinanza perché l'ineguaglianza è nella natura della specie umana e nelle dinamiche sociali;
  • secondo elemento: le società sviluppate – si afferma – hanno messo, e mettono tuttora, ogni membro della società nella condizione di uguale partenza consentendo a ciascuno di avere accesso all'educazione di base obbligatoria gratuita [fino a 16 o a 18 anni]. Quindi, se ineguaglianze nei livelli raggiunti di formazione, di competenze e di saperi appaiono alla fine del periodo di scolarizzazione obbligatoria, ciò è dovuto a molti fattori oggettivi e soggettivi che non possono essere combattuti e eliminati;
  • terzo elemento: il livello di competenze e di saperi raggiunto è discriminante rispetto al grado di potere/diritto/dovere di partecipare alle relazioni relative alla «res publica». Coloro che sanno – si dice – devono avere più potere decisionale. Conclusione [la trappola]: non si può né è giusto – si afferma – lottare contro le ineguaglianze di potere certificate dall'educazione. Il sistema educativo è diventato così il «potere» di legittimazione [considerata «oggettiva»] delle ineguaglianze nella cittadinanza



Autore: Riccardo Petrella - Consigliere del Centro Comunitario di Ricerca della Commissione Europea, professore di economia politica all'Università cattolica di Lovanio (Belgio), fondatore e principale animatore del Gruppo di Lisbona composto da 21 membri tra universitari, dirigenti d'impresa, giornalisti e responsabili di grandi istituzioni culturali. E' collaboratore di "Le Monde Diplomatique". Membro fondatore e segretario generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'Acqua.