L'inserimento lavorativo presenta evidenti vantaggi ma anche evidenti problemi nella comune prassi psichiatrica. E' innanzitutto una buona opportunità di reintegrazione sociale, data l'età dei nostri pazienti e l'effetto della psicosi sulle capacità lavorative (1, 2). Ma tale opportunità, da leggere nel contesto della qualità di vita più che come esito autonomo (3) non è di facile raggiungimento. Sono poco chiari i rapporti ottimali tra le due agenzie fondamentali interessate (CSM e SIL). Non è poi affatto chiaro l'impatto dei programmi riabilitativi tradizionali, tra i quali la psicoeducazione, e l'effettivo esito lavorativo (4) e in particolare la scelta di programmi specifici mirati all'inserimento (5,6); senza dire di problemi tradizionali, come l'impatto dei farmaci e lo specifico management psichiatrico necessario, e naturalmente le opportunità offerte dal più ampio contesto sociale e legislativo.
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