Stop the genocide poster

A+ A A-

Possibilità educative in movimento. Educare con la danza - Seconda parte

Lo stesso problema della divisione dell’uomo viene sottolineato anche da Bejart, il quale scrive:

L’uomo soffre […] di una profonda divisione all’interno del suo essere. Noi abbiamo dissociato l’educazione del corpo, da quella dello spirito e da quella di quel centro che chiamiamo, secondo le usanze, l’anima, il cuore, l’intuizione, la conoscenza trascendente. Le scienze fisiche e naturali danno astrazione da questo principio e dalla sua diffusione dell’universo. La nostra religione non soddisfa i bisogni dell’intelligenza. Il nostro intelletto nega il corpo, mentre la medicina non vuol sapere nulla né dell’anima né dello spirito. […] lo spirito qua, il corpo là, laggiù il cuore. Eterna vivisezione che ogni essere attualmente avverte con profondo disagio.

A questo problema sembra dare una soluzione Roger Garaudy, filosofo, scrittore e politico francesce contemporaneo, nella conclusione della sua opera dedicata alla danza “Danzare la Vita”, del 1973:

La danza  è il miglior antidoto contro questo dualismo sorpassato che faceva del corpo un materiale bruto al quale lo spirito avrebbe dato i suoi ordini dal di fuori e dall’alto. La danza moderna, dopo venti secoli di un cristianesimo pervertito dal dualismo greco, ci aiuta a ritrovare l’unità biblica: in ebraico non esiste nemmeno il termine per designare il corpo, o la carne separata dalla totalità umana. Il corpo non è una parte dell’uomo, una delle sue componenti […] il corpo è l’uomo che si esteriorizza.
[…]
Lo scopo delle arti del movimento e dell’educazione a partire dal movimento non è di arrivare primo nelle corse della gerarchia sociale, di vincere una gara o di schiacciare un concorrente, ma di sviluppare l’atteggiamento e l’amore della creatività attraverso l’amore personale. È insieme un’esperienza estetica fondamentale e un impegno sociale. L’atto di creazione estetica, cioè l’invenzione di fini nuovi, la concezione e la realizzazione di forme nuove della vita è il modello dell’atto politico nel senso più nobile del termine: atto rivoluzionario di sradicamento dalle abitudini dell’ordine stabilito, dei suoi valori e delle gerarchie prefissate, sforzo per concepire un nuovo progetto di civiltà.

Secondo Garaudy, la danza può contribuire potentemente a realizzare l’unione e la sintonia dell’uomo nel suo essere e dell’uomo come facente parte di una comunità. In questo senso la danza può contribuire a quello che Morin individua come obiettivo dell’educazione: «l’educazione deve contribuire all’auto-formazione della persona ed insegnare a diventare cittadino».
Garaudy, infatti, conclude la sua opera affermando:

La rinascita delle danza come forma di cultura e di vita, fa parte di una battaglia più generale per un modo nuovo di vita, per un nuovo regime economico e politico, per un uomo nuovo. 

A questo punto non si può non citare Rudolf Laban, danzatore e teorico della Danza Moderna, morto nel 1958 e la sua opera sulla teoria del movimento The mastery of movement.
Laban oltre a vedere nella Danza un’intensificazione della vita di ogni giorno, è stato uno dei pochi a spingersi tanto a fondo nell’analisi e nella teorizzazione del movimento.
Il postulato di Laban è che i processi generativi del movimento coincidono con l’essenza della vita. Esiste, quindi, una stretta corrispondenza tra azioni motorie ed impulsi interiori.
Attraverso il dominio del movimento è possibile equilibrare e calibrare il comportamento espressivo/motorio per una migliore vita individuale e di relazione.

I successori di Laban, quindi, sono partiti dalle sue analisi del movimento per elaborare metodi eucinetici (tra i quali appunto la Danza Educativa e la DanzaMovimentoTerapia): la padronanza del movimento è un traguardo raggiungibile anche nella vita di ogni giorno, dove porta benessere e sicurezza tanto nei confronti di se stessi, quanto degli altri e dell’ambiente.

Questo stretto legame con la vita, questa integrazione dell’anima e del corpo in un tutt’unico, per la quale la persona viene impegnata, permette alla danza di assolvere il suo ruolo educativo.
L’aspetto tipico dell’educazione è di essere orientata verso il futuro, di formare l’uomo a inventare il futuro e a costruirlo. Essa comincia, quindi, con la ricerca dei fini propriamente umani della creazione, al di là dei fini immediati che tendono solo a conservare e a riprodurre la vita abituale. L’atto di creazione artistica è il modello di ogni atto creativo e ne anticipa i fini.
Questa trattazione non vuole e non può essere esaustiva rispetto al tema del valore educativo della Danza, ma si propone ispirare alcune riflessioni su questo potenziale –troppo spesso dimenticato- di una attività artistica che deve essere veramente alla portata di tutti e non appannaggio di alcuni “dotati” e “virtuosi”.

 


Bibliografia
E. Morin, La testa ben fatta, Cortina, Milano, 2000.
R. Garaudy, Danzare la vita, Cittadella. Assisi, 1999.
C. Sachs, Storia della Danza, Il Saggiatore, Milano, 2006.
R. Laban, L’arte del Movimento, Ephemeria, Bologna, 1999.


Autore: Giorgia Panetto, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Ateneo Veronese, attualmente sta completando la formazione in DanzaMovimentoTerapia presso il Centro Toscano di Arte e Danzaterapia. Dal 2002 promuove il progetto “Diversamente in Danza”, per favorire l’integrazione delle persone diversamente abili nel mondo della Danza. Inoltre promuove Laboratori di Danza creativa per bambini in età pre-scolare, presso Scuole dell’Infanzia e Associazioni.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 5, Aprile 2011