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L’uso delle dimensioni e della prospettiva nei disegni dei bambini - L’uso dello spazio

L’uso dello spazio

A tre, quattro anni il bambino non conosce ancora le regole comuni dell’espressione ed utilizza lo spazio in tutte le direzioni con la massima libertà: sarà l’apprendimento della scrittura, i cui movimenti richiedono controllo e disciplina, a facilitare l’acquisizione della verticalità. A quattro-cinque anni gli omini hanno generalmente la testa in alto ed i piedi in basso. Appare anche una linea orizzontale che rappresenta la terra; le figure vi stanno sopra un po’ come degli attori su di un palcoscenico: la parte inferiore della pagina è il suolo, dipinto con colori scuri o verde, quella superiore ha una banda azzurra o blu che simboleggia il cielo. Quello che in genere manca è il fondo: tra il cielo e la terra c’è uno spazio bianco che suggerisce l’idea del vuoto che li separa. Secondo Stern la “riempitura” è una presa di possesso del foglio per cui ad un aumento della maturità del bambino corrisponde un dominio progressivo della superficie e quindi del fondo: «l’apparizione del primo fondo è paragonabile in importanza alla crescita del primo dente, ai primi passi, alle prime parole. Con esso si manifesta una facoltà latente nel bambino» (1967).

Il bambino colloca spesso su piani differenti personaggi che svolgono contemporaneamente azioni diverse. Ogni gruppo di figure però posa i piedi su di una banda che ricostituisce di volta in volta la linea di terra. Questo tipo di disegno con due o più linee di base è un primo passo verso la prospettiva.

Il mondo fisico è generalmente descritto in termini euclidei, ma dal punto di vista psicologico la scelta di una geometria nella rappresentazione grafica dipende dal livello di sviluppo del soggetto oltre che dalla sua sensibilità artistica.

L'llusione della profondità

Piaget e Inhelder (1948) ritengono che le relazioni topologiche come aperto-chiuso, pieno-vuoto, sovrapposto-sottoposto ecc. siano conosciute prima delle relazioni euclidee quali curvilineo-rettilineo, uguaglianza-disuguaglianza dei lati, grandezza e numero degli angoli ecc.; questi autori hanno, infatti, osservato che fra i tre anni e sei mesi e i quattro anni le forme chiuse, come il cerchio ed il quadrato, vengono normalmente confuse: la distinzione tra curvilineo e rettilineo ha inizio - secondo gli autori - solo verso i quattro anni, ma il quadrato non è distinto dal rettangolo che a partire dai quattro anni e sei mesi ed è solo a cinque anni che il bambino non confonde più una croce con una stella. Il bambino piccolo non tiene conto, se non raramente e in casi particolari, delle proprietà euclidee della realtà e non tenta perciò di giustificare o di spiegare eventuali irregolarità dei contorni e delle forme; egli si concentra invece sulle relazioni topologiche che sono più vicine alla sua mentalità. La forma chiusa, per esempio, qualsiasi siano le sue caratteristiche specifiche, suggerisce l’idea dell’unicità strutturale, perciò all’inizio diventa sinonimo di oggetto in generale, sia esso una casa, un uomo, un telefono ecc.; una forma chiusa inserita in un’altra significa un’unità-oggetto dentro un'altra unità-oggetto.

Gli adulti hanno a loro tempo imparato che per dare l’illusione della profondità devono disegnare in scala ridotta gli oggetti che sono lontani, ed in scala maggiore quelli che sono più vicini; nel disegnare, da principio la nostra attenzione è soprattutto centrata sull’aspetto spaziale e, soltanto dopo avere risolto questo non facile problema primario, ci dedichiamo al soggetto da rappresentare vero e proprio. Al contrario, lo spazio, così come lo intende il bambino, non costituisce la sua preoccupazione principale perché esso è soltanto uno sfondo ideale sul quale vengono collocati persone e oggetti e l’attenzione è essenzialmente rivolta a questi ed ai loro rapporti topologici e psicologici, senza alcun turbamento per quel che riguarda la resa della profondità.