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Il legame primario: un'esperienza di vita tutt'altro che perduta - La costruzione e lo sviluppo della relazione madre-bambino
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3. La costruzione e lo sviluppo della relazione madre-bambino
La qualità della relazione di attaccamento non è da ricondurre esclusivamente alle risposte della madre ai bisogni del piccolo ma dipende da entrambi. Già al concepimento, infatti, inizia un processo d’interazione tra il genoma appena formato e l’ambiente intrauterino. Alla nascita l’interazione avverrà tra la costituzione fisiologica del neonato, incluse le sue strutture mentali, e l’assetto psicologico della madre. A volte il rapporto non prende un buon avvio fin dall’inizio. Per motivi diversi può accadere, secondo un’efficace definizione di Renè Spitz, un “deragliamento del dialogo”. Può trattarsi di una madre che non è pronta alla maternità, che ha problemi con il partner, che è stata colpita da un lutto, che vive la nascita del figlio in solitudine, senza appoggio e solidarietà, che soffre di crisi depressive.
Ma la causa scatenante può essere ravvisabile anche nel figlio, che non riesce a gratificare abbastanza la madre o perché è anormale (con un difetto neurologico o altro), immaturo (prematuro) o difficile (un bambino che ha delle crisi, lagnoso, ipereccitabile). Questi neonati possono suscitare una tale frustrazione che una madre già insicura, stanca o stressata sarà pervasa da risentimenti che la portano a trascurare, maltrattare, disinteressarsi del bambino; o anche a sentirsi squalificata e delusa fino a piombare nella depressione. E’ bene non dimenticare che i neonati sono in realtà molto diversi tra loro per temperamento, velocità di reazione, soglie sensoriali, ritmo sonno-veglia, umore, attivismo. Molti problemi psicologici dei bambini non sono dovuti soltanto ai genitori, ma a una disarmonia tra le caratteristiche dei bambini e le attese dei genitori.
Detto tutto ciò è evidente che molti fattori incidono nello strutturarsi della relazione d’attaccamento ma dobbiamo tenere presente che la sicurezza dell’attaccamento deriva fondamentalmente dalla quantità di buona assistenza fornita (Thompson, 1990) dalle madri ai loro piccoli. E’ insomma la maggiore o minore capacità della madre di sintonizzarsi sulle richieste del piccolo e di emettere risposte contingenti con i suoi segnali a pesare sulla forma in cui si strutturala relazione affettiva. Ma con ciò non possiamo dire che ci sono madri “cattive” e madri “buone” e che se un bambino è insicuro è tutta colpa della madre. In realtà, le strategie comportamentali delle madri non sono intenzionalmente né buone né cattive. Lo stile di allevamento e le cure materne derivano da un insieme di fattori che includono non solo le condizioni economiche della madre, ma anche il suo assetto biologico, la storia delle relazioni interpersonali che ha vissuto nella sua famiglia d’origine, il peso dei valori e delle pratiche della cultura cui appartiene. Preponderante, infine, è l’influenza del tipo di attaccamento che la madre stessa ha avuto con uno o con tutti e due i suoi genitori, tanto che si può parlare di trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento, una sorta di eredità culturale delle caratteristiche genitoriali.

