- Categoria: Educazione prenatale e prima infanzia
Vedere per crescere: il significato funzionale e relazionale della stimolazione visiva nel neonato - Seconda parte
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Il neonato vede relativamente bene solo gli oggetti cromaticamente molto contrastanti (con colori vivaci e stacco cromatico netto), bidimensionali e non troppo distanti; non accomoda, anche perché è ancora neurologicamente immaturo e, quindi, impossibilitato a farlo. Al raggiungimento del quarto mese di vita, il lattante avrà una capacità visiva come quella dell’adulto.
La distanza ottimale alla quale porre un oggetto-stimolo per un neonato è di circa 18-20 cm dagli occhi, più o meno la distanza alla quale abitualmente si pone il volto di un adulto che tiene in braccio il piccolo. Tale considerazione permette di fare una riflessione interessante e squisitamente psicologica e relazionale sul valore dello sguardo: esiste una distinzione tra "sguardo-visione" e "sguardo sortilegio", proposta alla fine degli anni Sessanta da Ajuriaguerra. Con la locuzione "sguardo-visione" ci si riferisce a tutti gli aspetti percettivi legati allo sviluppo dell’attività visiva; si intende, cioè, il livello fisiologico-funzionale. Con la locuzione "sguardo-sortilegio", invece,ci si riferisce al campo dell’interazione occhio-occhio tra il bambino e l’adulto e, quindi, della relazione emotivo-affettiva che si crea con questo scambio di sguardi. I livelli funzionale e relazionale dello sguardo sono inscindibili e si richiamano l’un l’altro in una circolarità dinamica continua.
Certamente l’interazione visiva privilegiata si ha tra il neonato e sua madre: il volto materno (e, comunque, il volto in genere) è uno stimolo veramente particolare per il piccolo, che fino al compimento delle 6 settimane di vita ne esplora i contorni e le linee di demarcazione (ad esempio l’attaccatura dei capelli); in seguito sono soprattutto gli occhi del volto materno ad attrarre la sua attenzione e ciò sembra indurre un’intensificarsi degli scambi occhio-occhio tra il piccolo e la madre. Tale scambio è talmente intenso e mirato che quando la mamma parla al neonato questi la guarda negli occhi e non le osserva la bocca che si muove e dalla quale proviene il suono della voce; sembra proprio ci sia un’attrazione magnetica di sguardi tra i due (il sovra menzionato "sortilegio") foriera di importanti e benefici effetti!
Il neonato ha bisogno che la madre sostenga il suo sguardo e ricerca un’eguale risposta in lei, ne fa il principale strumento in suo possesso per dirle "che bello, ci sei, ci siamo!": si tratta del cosiddetto holding (Winnicott), che indica il ruolo di sostegno della madre al bambino che, attraverso il con-tenimento materno, prende gradualmente coscienza di sé e, in seguito, dell’ altro da sé. Lo sguardo materno è direttamente collegato alla modalità di accudimento adottata dalla madre con il proprio bambino: il modo in cui ella lo guarda (e non soltanto lo "vede") si lega al modo in cui lo accarezza, lo manipola, lo solletica, lo tiene tra le braccia… E’ proprio attraverso questi agiti che si struttura la relazione primaria di attaccamento madre-bambino: le basi dello sviluppo emozionale e relazionale del piccolo si instaurano proprio a partire da queste sequenze interattive (apparentemente) tanto elementari da rischiare di essere, a torto, scarsamente considerate.
Sicuramente lo scambio di sguardi si configura come modalità interattiva precoce e in divenire, nel senso che i primi scambi visivi costituiscono il punto di partenza di un processo di interazione che nel tempo cambia, si modifica, evolve. Quando si farà strada l’idea di un generico "terzo" all’interno della relazione madre-bambino, ci sarà la possibilità di condividere l’attenzione su un oggetto, una persona, uno stimolo visivo: tale possibilità darà respiro cognitivo al bambino che potrà arricchire la propria esperienza grazie a questa condivisione.
E se la relazione madre-bambino si sarà strutturata in maniera sana, il piccolo farà della madre la sua "base sicura" (Bowlby), il punto di riferimento dal quale partire per esplorare l’ambiente intorno a sé e al quale ritornare ogni volta che ne sentirà il bisogno, per sentirsi rassicurato e protetto: magari attraverso un semplice sguardo.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 5, Aprile 2003

