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L'educazione dal concepimento alla nascita - Terza parte

Predisporsi ad accogliere

Ma per creare una relazione positiva con il nascituro, è anche necessaria una predisposizione all'accoglienza, alla cura del proprio bambino. A questo proposito è importante accennare al tema dell'aver cura, un approccio che mette in risalto il ruolo fondamentale esercitato dall'ambiente e in particolare dall'amore della madre nella crescita e formazione del figlio. Tale pratica si accompagna con quella più prettamente educativa del "tirar fuori", che considera la necessità del bambino di far emergere ciò che esiste dentro di lui, per diventare ed essere se stesso, protagonista della propria vita.

L'accoglienza dipende da diversi fattori ed in particolare dal desiderio di avere un figlio (i bambini che sono fortemente voluti ed amati sono più resistenti a qualunque forma di stress) e dal rapporto con il partner. Si sta diffondendo sempre più l'idea che l'arrivo di un figlio possa avere un ruolo essenziale nel miglioramento della qualità della vita della coppia.

Si consideri, però, che il rapporto con i propri genitori, soprattutto un rapporto negativo con la propria madre può incidere sulla gestante durante questo delicato periodo. La propria esperienza della nascita, le paure irrazionali, le perdite precedenti, come ad esempio gli aborti, devono essere elaborate per evitare che condizionino la nuova gravidanza. Sono fattori delicati anche la perdita di un genitore nel periodo prenatale o un atteggiamento negativo verso il proprio corpo [3].

Dagli insegnamenti di Milani Comparetti si evidenzia che solo il riconoscimento autentico dell'altro, in questo caso del nascituro nella sua globalità e interezza, può dare il via, attraverso lo scambio comunicativo fra le parti, alla dinamica del processo creativo, che, nel nostro caso consente ai bambini di formarsi e diventare adulti e agli adulti di crescere come persone.

Un figlio in grembo esige anzitutto questa primitiva forma di responsabilità: sviluppare un'attitudine all'accoglienza, la capacità di ripensare ritmi di vita, spazi abitativi, priorità lavorative, al fine di testimoniare al nuovo nato che la sua presenza è gradita, che lo attende un mondo amico.

 


Bibliografia

[1] Verny T., Weintraub P. (2002). Bambini si Nasce. Bonomi Editore, Pavia.
[2] Mazzara G., (2006). La relazione prima. ANPEP.
[3] Righetti P., Sette L., Non c'è due senza tre. Le emozioni dell'attesa dalla genitorialità alla prenatalità (2000), Bollati Boringhieri,Torino


Autrice: Federica Gozzi, è laureata in scienze pedagogiche con una tesi sulle emozioni in gravidanza. Successivamente ha approfondito l'iridologia e la floriterapia di Bach. Opera come educatrice presso un Centro Infanzia di Verona.


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 5, Maggio 2013