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Pratiche di inclusione

La rubrica riporta alcuni dei buoni esempi di progettazione didattica inclusiva realizzati nell'ambito del Corso di specializzazione sul sostegno dell'Università di Verona. Ogni articolo, oltre a illustrare il progetto realizzato durante il tirocinio, riporta anche un link che rinvia al prodotto multimediale elaborato a supporto del progetto.

  • Scritto da Federica Segreto, Anna Gonzato, Elisa Garieri
  • Categoria: Pratiche di inclusione
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"Inascoltate”: decodificare i messaggi tossici nella musica trap

violenzaIn un momento storico in cui la violenza di genere è sempre più al centro dell’attenzione mediatica e coinvolge in modo diretto i giovani e la scuola, il progetto "Inascoltate" si propone di sensibilizzare gli studenti su una consapevolezza fondamentale: la violenza non si manifesta esclusivamente attraverso l'aggressione fisica, ma affonda le sue radici nelle forme di prevaricazione verbale e psicologica che spesso precedono e accompagnano gli atti più estremi.
Attraverso l'analisi critica dei testi delle canzoni trap più ascoltate del momento, gli studenti di una classe quarta di un Istituto Alberghiero sono stati coinvolti in una riflessione approfondita sui messaggi veicolati da questo genere musicale e sul loro impatto nella formazione di modelli relazionali e culturali.

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  • Scritto da Francesca Campoli, Elisa Garieri
  • Categoria: Pratiche di inclusione
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Pride... or Prejudice? Dal pregiudizio al contrasto alle discriminazioni

Il presente contributo analizza un'esperienza di tirocinio presso un Liceo delle Scienze Umane, focalizzandosi sull'implementazione di pratiche didattiche inclusive attraverso un approccio di ricerca-azione. L'intervento ha coinvolto una classe seconda con particolare attenzione all'inclusione di una studentessa con sindrome di Down, rappresentando un'opportunità per sperimentare metodologie innovative nell'ambito della differenziazione didattica.
Il progetto "Pride... or Prejudice? Dal pregiudizio al contrasto alle discriminazioni" ha costituito il fulcro dell'intervento educativo, integrando diverse metodologie attive quali la flipped classroom, la group investigation e l'utilizzo strategico di tecnologie digitali per la creazione di prodotti multimediali inclusivi. L'esperienza si è sviluppata attraverso un modello di co-docenza che ha favorito la personalizzazione degli apprendimenti e la valorizzazione delle diversità individuali. L'analisi dell'intervento evidenzia le potenzialità delle metodologie collaborative strutturate nel promuovere competenze trasversali e cittadinanza attiva, offrendo spunti di riflessione per la formazione docenti e lo sviluppo di pratiche educative innovative.

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  • Scritto da Elisa Ceschi, Fabio Corsi, Elisa Garieri
  • Categoria: Pratiche di inclusione
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Anime dietro la maschera: il potere inclusivo del teatro

Neurodivergenze e neurodiversità sono aspetti sempre più presenti nella scuola italiana, grazie alla maggiore consapevolezza derivante da più raffinati criteri diagnostici e osservativi. In alcuni casi si è “gridato allo scandalo” di una scuola come “clinica psichiatrica”: per noi è un’opportunità di coltivare l’inclusione. Il caso che segue è emblematico: Ariel è una studentessa di una scuola secondaria di secondo grado, (un liceo artistico), con una forma di autismo ad alto funzionamento. E’ ben inserita nel gruppo dei pari e i risultati scolastici sono buoni, ma il costo di tutto questo è alto: deve compensare la sua divergenza con strategie che le costano molta fatica; è il cosiddetto “masking” o “camouflage” dell’autismo ad alto funzionamento, tutto al femminile. In che cosa consiste? Come è possibile creare un ambiente più accogliente e consapevole? In questa esperienza, la “maschera” si trasforma e si concretizza: da strategie relazionale compensativa a vero e proprio strumento di inclusione. 

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  • Scritto da Elisa Ambrosi, Elisa Garieri
  • Categoria: Pratiche di inclusione
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Con-tatto

contatto La tematica della sessualità nelle persone con disabilità intellettiva continua a rappresentare un ambito delicato nel contesto educativo, spesso velato da resistenze culturali e pregiudizi radicati. Atteggiamenti che derivano da visioni stereotipate che tendono a considerare le persone con disabilità come "eterni bambini" privi di impulsi e desideri propri della sfera affettiva e sessuale.È fondamentale, invece, riconoscere la sessualità come componente essenziale dell'identità e come diritto inalienabile di ogni individuo. Essa costituisce uno dei "Cinque pilastri della vita adulta", elementi cardine per lo sviluppo armonico della persona e per il suo pieno inserimento sociale. Per favorire un approccio consapevole e rispettoso, risulta tuttavia indispensabile la collaborazione sinergica tra famiglia e istituzioni scolastiche. Sebbene non esista un curriculum strutturato obbligatorio per l'educazione affettiva, si tratta di una dimensione formativa cruciale per sviluppare competenze relazionali fondate sul rispetto reciproco e sulla comprensione del concetto di consenso.

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