- Scritto da Giusi Monteleone, Bina Madeo, Marco Magro
- Categoria: Pratiche di inclusione
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Le relazioni che ci proteggono
Ogni progetto educativo nasce da un'osservazione. Spesso nasce da un ragazzo che smette, anche solo per un momento, di essere invisibile. Erasmo è un adolescente con diagnosi di Disturbo da deficit di attenzione e Disturbo oppositivo provocatorio. La sua storia scolastica parla di note disciplinari, espulsioni, una bocciatura. Da sempre etichettato come "il problema della classe", Erasmo aveva costruito intorno a sé un'identità fatta di sfide, parolacce, provocazioni. Ma dentro quell'armatura, c'era un ragazzo che aspettava di essere guardato con fiducia. Il punto di svolta è arrivato durante una lezione di storia sulla Prima Guerra Mondiale. La docente curricolare stava parlando dei giovanissimi soldati italiani, strappati alle famiglie e gettati nell'orrore delle trincee, quando Erasmo ha cominciato a fare domande. Una dopo l'altra. Con una curiosità inedita. Quella piccola scintilla è diventata il punto di partenza di un intero percorso.

L'articolo descrive un progetto multimediale realizzato in una classe terza di un Liceo delle Scienze Umane, incentrato sulla figura di Gino Bartali, Giusto dell'Umanità. Il progetto ha avuto come obiettivo principale il superamento degli individualismi e la costruzione di un gruppo classe coeso e inclusivo, attraverso l'utilizzo di metodologie didattiche attive e strumenti digitali innovativi. La realizzazione di un cortometraggio, frutto del lavoro collaborativo degli studenti, ha costituito il cuore del percorso, portando alla luce talenti inaspettati e favorendo la piena partecipazione di tutti, compreso uno studente con disabilità. Il progetto dimostra come l'intreccio tra tecnologia, narrazione storica ed educazione emotiva possa trasformare una classe in una vera comunità di apprendimento.
L'articolo presenta un’esperienza di tirocinio realizzata in una scuola secondaria di secondo grado, finalizzata alla promozione dell’inclusione attraverso l’integrazione di metodologie attive, tecnologie digitali e linguaggi espressivi. Il progetto ha coinvolto una studentessa con disabilità all’interno di un percorso interdisciplinare centrato sul tema del monachesimo medievale.